Quale Sigla?
(Mt 22,15-21)
Dopo la cacciata dei venditori dal Tempio, l’obiezione sull’autorità e le parabole dei due figli, dei vignaioli omicidi, del banchetto rifiutato [riferite tutte all’élite], ecco un altro scontro fra Gesù e i leaders politici e religiosi - questi ultimi piazzati dietro le quinte.
Gesù [presente nei suoi intimi] smantella sistematicamente le trappole allestite dalle autorità e dai soliti esperti.
Con sperimentata doppiezza, essi si accostano a Lui cercando di accarezzarne l’amor proprio [v.16: situazioni che capitano spesso anche ai testimoni critici].
L’interesse dei furbi si scontra però con l'attenzione del Cristo, tutto proteso al bene reale delle persone e al rispetto dell’intelligenza delle cose - non alla smania di approvazioni o all’opportunismo.
Proprio nel Tempio (Mt 21,23) - l’eminente Dimora del Dio unico Signore - questi gendarmi provocano il nuovo Rabbi sul pagamento delle tasse ai romani (22,17).
Sappiamo cosa c’era in ballo: l’accusa di non essere un profeta secondo il Diritto divino, o [viceversa] quella di collaborazionismo con gli occupanti.
Il Maestro non si lascia ingannare dall’ostentazione di vicinanza al Dio d’Israele - falsa perché cercata all’esterno - e li gioca facilmente.
Nel Tempio di Gerusalemme era vietato portare monete romane, che raffiguravano profili e insegne imperiali, contrarie al Comandamento ‘Non ti farai immagine alcuna’.
Egli però le chiede, perché effettivamente non ne aveva.
Ma proprio i santi paludati gliene porgono una... La scena rasenta il ridicolo.
Traendo la moneta vietata dal sacchetto celato sotto il mantello, proprio i dirigenti palesano il loro vero Dio: l’interesse [ben nascosto sotto maniere devotissime e ostentate, che fanno solo da paravento].
Cristo invita a non lasciarci lusingare dalla doppiezza esibizionista delle “insegne”: quel che conta è non ingannare la gente usando forme pie come maschera da teatranti [v.18 testo greco].
I fanatici à la page o della purezza vivono solo l’angolo epidermico; e ad esso si affidano: non di rado nascondono bene le medesime passioni materiali che disdegnano.
Con Cristo non funziona.
È un elemento primario della testimonianza di Fede reale - non quella sbandierata.
Non sciorinare dissimulazioni e intrighi materiali è cruciale. Lo è anche nelle situazioni difficili, instabili, o seducenti.
Ciascuno è chiamato a «restituire» al suo vero Signore l’«immagine e somiglianza» indelebile che vi è stata incisa.
Dunque la moneta venga «data indietro» al suo ‘padrone’. Ciò resta essenziale per realizzarsi completamente, e fiorire.
La donna e l’uomo - creature in cui è impressa l’«immagine e somiglianza» di Dio - «rendano» se stessi in autenticità, al Creatore (v.21) che dimora nella loro essenza di persone.
L'umanità è siglata da ben altra appartenenza intima e naturale, che quelle di comodo.
[29.a Domenica T.O. (anno A), 18 ottobre 2026]







