(Mc 16,15-20)
Le premesse al brano odierno non sono totalmente edificanti: Gesù rimprovera gli Undici per non aver creduto.
Essi hanno storicamente opposto una pervicace resistenza, perché coltivavano attese contrarie.
L’adesione al Risorto è stata incerta perfino da parte di coloro che lo hanno conosciuto personalmente e vissuto con lui.
Malgrado ciò, Dio considera colpevole solo l’ostinazione.
Il Messaggio da annunciare e cui aderire in prima persona è talmente inusuale che in un primo tempo può creare ritrosie e scetticismo - come è stato addirittura fra gli apostoli, leaders della Chiesa nascente.
Anche loro erano dei deboli e incerti che sono stati resi convinti, più forti e decisi, nell’esperienza di comunione interpersonale [descritta in filigrana nello stesso mandato (vv.17-18)].
La condivisione all’interno di una fraternità vitale ha prodotto un afflato crescente.
Sull’onda di tale catena energetica, ogni Seme è divenuto consapevolezza che via via ha imparato a corrispondere alla sua chiamata e non lasciarsi disturbare da veleni.
Tale riconoscimento della Presenza divina nel suo nuovo Volto si è rivelata e riversata su emarginati e malati - i minimi e imperfetti prima considerati nelle religioni puniti dalla sorte o addirittura maledetti da Dio.
L’atmosfera di amicizia e comprensione che aveva soppiantato l’antagonismo sociale e spirituale, e il sentirsi accolti anche in condizioni precarie, ha favorito ogni cura, qualsiasi espressione di gratuità.
Cristo ha così continuato a dispiegare la sua opera nella storia, rendendosi vivo nel popolo umano e divino che lo attesta. Suo influsso e trionfo - che ovunque si fa vittorioso sui germi di morte.
Suo unico “potere”.
In ogni persona o gruppo vi sono accadimenti decisivi, tappe di rigenerazione e nuova nascita.
Mc tenta di descrivere il cambiamento di Presenza di Gesù, che continua a guidare i discepoli passo dopo passo anche nelle prime titubanze successive alla sua morte ingloriosa.
La missione sembrava non precisamente definita [come viceversa nelle ideologie religiose antiche] e superiore alle forze in campo.
Con la sua ispirazione e forza, Cristo ha voluto rimanere per sempre presente nei suoi discepoli, manifestandosi vivo nei segni citati dal testo.
Non sono prodigi dimostrativi - sebbene dalla fine del II sec. la smania apologetica ha voluto imporsi nella narrazione di fede, e anche noi l’abbiamo purtroppo ereditata.
L’Annuncio è accompagnato dal linguaggio nuovo dell’amore e dalle sue meraviglie, che però non sono prove, bensì un ‘lieto messaggio’:
Lo Spirito del Cristo vivente nella Chiesa va realizzando un altro regno.
Anche l’affermazione del v.19 è teologica: l’immagine richiama gli usi delle corti orientali.
Qui è utile per esprimere il giudizio inverso di Dio sulla sconfitta terrena del Figlio - e dei suoi.
Il versetto conclusivo testimonia finalmente la convinzione dei discepoli di avere accanto il Signore, di non essere soli e orfani.
In tal guisa e nello Spirito di disinteresse autentico, la Risurrezione è diventata un fatto che attraversa il tempo, fino a oggi.
Mistero intimo e Meraviglia, nostro ‘respiro’ e slancio - affinché il mondo sia un luogo favorevole alla vita piena di tutti.
[S. Marco Evangelista, 25 aprile]







