I Vangeli non descrivono la cronaca della Risurrezione di Cristo, ma l’esperienza del Risorto nella chiesa delle origini.
Tutti gli evangelisti accennano al fatto che l’adempimento di legge e di massa (sabato) ritarda sia la comprensione irripetibile che la consapevolezza della forza della Vita sprigionatesi dalla Persona, dalla Parola, da tutta la vicenda e dalla proposta di Gesù.
Mc e in specie Mt ribadiscono l’appuntamento della «Galilea»: territorio teologico ed esistenziale contrapposto alla Giudea osservante.
Oggi parleremmo forse di “spirito delle origini” - esperienza primigenia del Signore - o di “quotidianità sommaria”; ovvero di assemblea «in uscita».
Mt specifica che si tratta dell’evento de «il Monte»: sperimentiamo il Vivente nell’incarnare le Beatitudini, lo Spirito dell’Amore dimesso ma vitale.
Rovesciamento che talora butta all’aria gli idoli per costringerci all’incontro, nella dignità della propria impronta - portata dentro l’unicità, nello spirito di famiglia, per l’eternità.
Lc raccomanda di non cercare l’Amico [la nostra partenza, guida, brio e sapere silenzioso] fra «morti» che ingombrano.
Ai discepoli di Emmaus si rivela in una capacità d’interpretazione ribaltata degli eventi ingloriosi, e in una intesa ardente delle Scritture.
In specie si manifesta nello ‘spezzare la vita’: nella reciprocità di chi riceve e si fa alimento, senza inibire il carattere e le scelte eccezionali.
Gv insiste sul dover voltare lo sguardo piantato sulla tomba. Nella fossa d’un sepolcro non c’è nulla, se non una Nascita.
Il quarto Vangelo dona il criterio essenziale per riconoscere la manifestazione di Gesù vivo: la sua Pace.
Non il tipo della Pax Romana (l’impero era in pace) bensì Shalôm-pienezza. Oggi diremmo: Felicità completa - vera ‘età dell’oro’.
Quindi il Mandato missionario che il Signore ci lancia non proclama una dottrina diversa.
È l’invito a essere in Lui se stessi pienamente, e così poter incarnare la medesima Tenerezza del Padre - vasta, difforme, inclusiva.
Cosa è cambiato per noi con la Risurrezione? Ci sono prove che vive? Perché non appare? Quali sarebbero i segni? E i grandi benefici?
O. Wilde affermava: «Quando gli dèi vogliono punirci, esaudiscono le nostre preghiere». Di questo genere di richieste, dobbiamo sbarazzarci.
Le orazioni arenate da aspettative o propositi comuni sono a volte come le «donne» dei Vangeli della mattina di Pasqua.
Ancora piantate su lamenti funebri, esse cercano Vita in posti sbagliati: luoghi infecondi, perché legati a idee di cadaveri.
C’è un diverso binario caratterizzante, per ciascuno, che trascina da dentro, e crescente; per una vetta decisiva, non esterna.
Vittoria della vita significa: smettere di legarsi a idolatrie inattive, calzanti però di ripiego.
Facciamo volare l’Appello innato dell’essenza che ancora non vediamo ma che pulsa ardente e inestinguibile.
Non sarà l’obbiettivo convenzionale, condizionato, conforme, a tono e “come si conviene” ma unilaterale, scadente - a darci Letizia.
Esso cattura l’energia inedita, «per nome». Che vuole germogliare dai lati oscuri e opposti.
Nascita e morte sono esperienze di molte volte: perché? Per ininterrotte “Genesi”, e altre possibilità.
Per una sana crescita verso la realizzazione umanizzante, nella generosità e nell’attitudine battesimale, bisogna librare l’anima incagliata.
La nostra inusualità si sente sperduta nei circoli viziosi delle aspettative normali.
E ciò che avevamo immaginato inesorabilmente uguale, quindi vano e stagnante - infanga lo stupore delle sorprese che travalicano attese e intenzioni.
Eliminando i propositi convenzionali e altrui in favore di Sogni personali che esagerano, conosceremo l’atipicità di Dio che balza fra le macerie e dal caos degli schemi.
I missionari lo sanno: non è dalla Giudea che viene la certezza, ma dalla Galilea ossia dall’incertezza. La loro sicurezza è nell’insicurezza.
È il buio che fa rinascere.
Deponendo ciò che prima interpretavamo con senso di permanenza, sbalordiremo di Tesori che si celano dietro i lati malfermi. E della Vita indipendente che scatta fra segni di morte.
Forse non pochi restano ancora sorpresi dalla «tomba vuota»: ossia un Gesù Risorto solo ‘personale’, vissuto nell’amore, nel gratis normale, nel dono di sé che vince la morte. Ma senza ‘mausoleo’ alcuno.
[Pasqua, Risurrezione del Signore]







