Mar 12, 2026 Scritto da 

Conoscere Cristo non è un sapere esteriore

E conta il presente, non la genealogia

(Gv 7,1-2.10.25-30)

 

Cristo si rivela in modo progressivo e non convenzionale. Egli ci chiede di reinterpretarlo e svelarlo in modo altrettanto inedito, creativo. 

Custodisce solo vita, e la vita è sempre nuova. Non si aggrappa agli standard, al pensiero, alle spiegazioni.

L’Inviato obbedisce a una Chiamata impensabile e non locale. È quanto distingue l’azione e persino la geografia divina, che supera la “sinagoga” impiantata sul territorio.

Riconoscere Cristo come nostro Signore significa accettare i pericoli e il rifiuto che tale sintonia e scelta comportano.

Si può rigettarlo per calcolo, non spontaneamente. Sappiamo che rimutandolo escludiamo la nostra radice; però ad accoglierlo ci si gioca tutto e persino la pelle. Che fare?

Non conviene mimetizzarsi per tenere buona la situazione?

Dopo l’abbandono di alcuni discepoli in Galilea - successivo al discorso sul Pane della Vita (Gv 6,60-71) - Gesù addirittura rincara la dose, e non si scosta.

Facendo finta, anche noi potremmo emarginarlo per conservare sicurezze nell’immediato. Ma se non procedessimo verso la nostra Sorgente, non incontreremmo l’acqua cristallina.

 

Nel quarto Vangelo la minaccia di morte sul Signore è costante. La gente è attirata, ma in Lui inciampa. Per le autorità: Origini inattese, da uccidere per non farsi sostituire.

Secondo i Sinottici, durante la vita pubblica Gesù è a Gerusalemme una sola volta, quella in cui è stato condannato dall’istituzione religiosa; secondo il quarto Vangelo due o tre, in occasione della Pasqua.

È probabile che Egli sia stato nella città santa più volte, in privato.

Ma l’immagine del Cristo nascosto allude qui alla sua ‘presenza’ nei comuni fedeli, costretti a non rendere palese l’adesione del cuore - in specie dopo la rottura fra sinagoga e chiesa (Ekklesia) di fine primo secolo.

La ‘conoscenza’ di Dio passa ora attraverso la sfida del ‘riconoscimento’ di un sovversivo, condannato a morte e fuggitivo (v.1): Il Nazzareno in noi, misconosciuto fulcro delle nostre solennità.

La festa delle feste ebraiche, quella delle Capanne, faceva memoria delle mirabilia Dei dell’Esodo e guardava al futuro celebrando speranze di prestigio e vittoria su altre nazioni.

Ebbene, anche fossimo considerati “da rieducare”, sarebbe ovvio contrapporsi all’idea di un benessere violento e artificioso, nonché all’influsso perverso d’una spiritualità vuota, di circostanza.

E se alcuni opportunisti volessero metterci le mani addosso per interesse o magari solo perché non rispettiamo le loro maniere, dottrine, e fantasie, il giro degli avvenimenti farà scampare gli autentici Testimoni da ogni pericolo (v.30).

 

Saranno le origini disattese a portare lo Sconosciuto a sostituire gli “educatori” ufficiali (v.28) aggrappati alle sole idee.

L’esperienza della Gloria divina che vive è ancora ‘sub contraria specie’: nella regalità che spinge verso il basso.

Forza-a-rovescio: permette di far affiorare e ci lascia scoprire metamorfosi da stupore.

In tal guisa, evitando di lasciare che per convenienza il Signore possa venire ancora ucciso, riusciremo a tutelare sia il vissuto comunitario che le personali trasposizioni di Fede.

Cambiamento di volto e di cosmo, pur impensato. Sviluppo e ‘passaggio’ che convince l’anima.

 

 

[Venerdì 4.a sett. Quaresima, 20 marzo 2026]

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

Because of this unique understanding, Jesus can present himself as the One who revealsr the Father with a knowledge that is the fruit of an intimate and mysterious reciprocity (John Paul II)
In forza di questa singolare intesa, Gesù può presentarsi come il rivelatore del Padre, con una conoscenza che è frutto di un'intima e misteriosa reciprocità (Giovanni Paolo II)
Yes, all the "miracles, wonders and signs" of Christ are in function of the revelation of him as Messiah, of him as the Son of God: of him who alone has the power to free man from sin and death. Of him who is truly the Savior of the world (John Paul II)
Sì, tutti i “miracoli, prodigi e segni” di Cristo sono in funzione della rivelazione di lui come Messia, di lui come Figlio di Dio: di lui che, solo, ha il potere di liberare l’uomo dal peccato e dalla morte. Di lui che veramente è il Salvatore del mondo (Giovanni Paolo II)
It is known that faith is man's response to the word of divine revelation. The miracle takes place in organic connection with this revealing word of God. It is a "sign" of his presence and of his work, a particularly intense sign (John Paul II)
È noto che la fede è una risposta dell’uomo alla parola della rivelazione divina. Il miracolo avviene in legame organico con questa parola di Dio rivelante. È un “segno” della sua presenza e del suo operare, un segno, si può dire, particolarmente intenso (Giovanni Paolo II)
In the rite of Baptism, the presentation of the candle lit from the large Paschal candle, a symbol of the Risen Christ, is a sign that helps us to understand what happens in the Sacrament. When our lives are enlightened by the mystery of Christ, we experience the joy of being liberated from all that threatens the full realization (Pope Benedict)
Nel rito del Battesimo, la consegna della candela, accesa al grande cero pasquale simbolo di Cristo Risorto, è un segno che aiuta a cogliere ciò che avviene nel Sacramento. Quando la nostra vita si lascia illuminare dal mistero di Cristo, sperimenta la gioia di essere liberata da tutto ciò che ne minaccia la piena realizzazione (Papa Benedetto)
Doing a good deed almost instinctively gives rise to the desire to be esteemed and admired for the good action, in other words to gain a reward. And on the one hand this closes us in on ourselves and on the other, it brings us out of ourselves because we live oriented to what others think of us or admire in us (Pope Benedict)
Quando si compie qualcosa di buono, quasi istintivamente nasce il desiderio di essere stimati e ammirati per la buona azione, di avere cioè una soddisfazione. E questo, da una parte rinchiude in se stessi, dall’altra porta fuori da se stessi, perché si vive proiettati verso quello che gli altri pensano di noi e ammirano in noi (Papa Benedetto)
Each of us can discover in Joseph – the man who goes unnoticed, a daily, discreet and hidden presence – an intercessor, a support and a guide in times of trouble. Saint Joseph reminds us that those who appear hidden or in the shadows can play an incomparable role in the history of salvation. A word of recognition and of gratitude is due to them all [Patris Corde, intr.]
Knowing God, knowing Christ, always means loving him, becoming, in a sense, one with him by virtue of that knowledge and love. Our life becomes authentic and true life, and thus eternal life, when we know the One who is the source of all being and all life (Pope Benedict)
Conoscere Dio, conoscere Cristo significa sempre anche amarLo, diventare in qualche modo una cosa sola con Lui in virtù del conoscere e dell’amare. La nostra vita diventa quindi una vita autentica, vera e così anche eterna, se conosciamo Colui che è la fonte di ogni essere e di ogni vita (Papa Benedetto)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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don Giuseppe Nespeca

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