Feb 26, 2026 Scritto da 

Vignaioli omicidi, e il vero nemico di Dio

(Mt 21,33-43.45-46)

 

Cristo introduce tutti in un cammino avventuroso, scomodante, non privo d’insidie che buttano all’aria la situazione e destabilizzano - ma è la Via perché ciascuno di noi si riconosca.

Non ci riavvicineremmo altrimenti alla Fonte della percezione, dell’immaginazione, della realtà e della creatività - virtù che si rendono necessarie per la rinascita, persino dall’emergenza globale.

Gesù ricorre alla figura della Vigna per descrivere l’opera di Dio e la risposta degli uomini - anzitutto delle guide spirituali (v.23).

I capi religiosi erano così: ostili all’azione divina; attrezzati nel sembrare, ciononostante violenti e sclerotici.

I direttori cui Gesù si rivolge seguono l’intera metafora passo passo - sembra si trovino sguarniti - e rimangono a bocca aperta solo alla fine.

Come mai li interpella in modo imperativo: «Ascoltate» [che non è un semplice invito]?

Sin dall’inizio parla con tono da padrone. Perché?

Egli è Signore di coloro cui in realtà si rivolge: il Cristo tanto invocato dalla nuova casta dei “farisei” di ritorno nelle comunità, dove già i primi della classe pretendevano gestire la Vigna a modo proprio.

Senza mezzi termini la parabola denuncia l’abuso di autorità perpetrato nelle assemblee di terza generazione, in specie da parte dei loro responsabili.

Anziani di chiesa che già avevano fastidio di occuparsi della gente minuta, la quale d’altro canto si presentava alla soglia delle comunità con speranza di essere accolta.

Viceversa erano proprio questi «ultimi» i nuovi profeti chiamati da Dio a svegliare la situazione d’immobilismo [dei reduci] - paragonabile alla medesima realtà paludosa di altre religioni d’allora.

 

Dappertutto e anche oggi alcuni potentati discriminano e manipolano le coscienze per tutelare il proprio mondo - facendo fuori il Gesù Presente, che si ripropone nei piccoli, innocenti e trasparenti.

I veterani abituati a dirigere non si accorgono che stanno decretando la loro stessa condanna (v.41).

Beninteso, Cristo non intende ridicolizzare nessuno: voleva portare le persone a ‘dire la verità’ su se stesse.

 

Nel Vangelo il comportamento dei titolati non cambia, anzi sentendosi smascherati peggiora, e solo la remora di perdere la faccia in pubblico può frenarli (vv.45-46).

Ma ora sanno chi sono - tanto da vergognarsi di tramare apertamente.

Categorie che si ritengono più vicine al Paradiso - quelle che producono uva immangiabile - escluse dalla testimonianza del Regno, innervato di folla minuta.

Ci sarà giocoforza un nuovo inizio, e la sostituzione dei coloni inetti (v.43).

È «lieta notizia»: l’Eterno raggiunge il suo scopo malgrado i ripetuti rifiuti di chi dovrebbe servirlo, e invece Lo usa.

Insomma, per Gesù il grande nemico di Dio è la convenienza.

 

Pur fra brutalità ingenerose e accuse di essere dei sognatori illusi, nuovi e più fedeli Araldi dello Spirito sono pronti alla successione.

Un corso inarrestabile, irrorato dal ruscello di sangue dei profeti (v.46).

Reietti, depennati, espulsi, e da stritolare - ma non chiusi dentro schemi mentali: in grado di dare campo libero a energie rigeneranti.

 

Coscienza del mondo, avulsi dal compromesso.

 

 

[Venerdì 2.a sett. Quaresima, 6 marzo 2026]

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

The image of the vineyard is clear: it represents the people whom the Lord has chosen and formed with such care; the servants sent by the landowner are the prophets, sent by God, while the son represents Jesus. And just as the prophets were rejected, so too Christ was rejected and killed (Pope Francis)
L’immagine della vigna è chiara: rappresenta il popolo che il Signore si è scelto e ha formato con tanta cura; i servi mandati dal padrone sono i profeti, inviati da Dio, mentre il figlio è figura di Gesù. E come furono rifiutati i profeti, così anche il Cristo è stato respinto e ucciso (Papa Francesco)
‘Lazarus’ means ‘God helps’. Lazarus, who is lying at the gate, is a living reminder to the rich man to remember God, but the rich man does not receive that reminder. Hence, he will be condemned not because of his wealth, but for being incapable of feeling compassion for Lazarus and for not coming to his aid. In the second part of the parable, we again meet Lazarus and the rich man after their death (vv. 22-31). In the hereafter the situation is reversed [Pope Francis]
“Lazzaro” significa “Dio aiuta”. Lazzaro, che giace davanti alla porta, è un richiamo vivente al ricco per ricordarsi di Dio, ma il ricco non accoglie tale richiamo. Sarà condannato pertanto non per le sue ricchezze, ma per essere stato incapace di sentire compassione per Lazzaro e di soccorrerlo. Nella seconda parte della parabola, ritroviamo Lazzaro e il ricco dopo la loro morte (vv. 22-31). Nell’al di là la situazione si è rovesciata [Papa Francesco]
Brothers and sisters, a frequent flaw of those in authority, whether civil or ecclesiastic authority, is that of demanding of others things — even righteous things — that they do not, however, put into practise in the first person. They live a double life. Jesus says: “They bind heavy burdens, hard to bear, and lay them on men’s shoulders; but they themselves will not move them with their finger (v.4). This attitude sets a bad example of authority, which should instead derive its primary strength precisely from setting a good example. Authority arises from a good example, so as to help others to practise what is right and proper, sustaining them in the trials that they meet on the right path. Authority is a help, but if it is wrongly exercised, it becomes oppressive; it does not allow people to grow, and creates a climate of distrust and hostility, and also leads to corruption (Pope Francis)
Fratelli e sorelle, un difetto frequente in quanti hanno un’autorità, sia autorità civile sia ecclesiastica, è quello di esigere dagli altri cose, anche giuste, che però loro non mettono in pratica in prima persona. Fanno la doppia vita. Dice Gesù: «Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito» (v.4). Questo atteggiamento è un cattivo esercizio dell’autorità, che invece dovrebbe avere la sua prima forza proprio dal buon esempio. L’autorità nasce dal buon esempio, per aiutare gli altri a praticare ciò che è giusto e doveroso, sostenendoli nelle prove che si incontrano sulla via del bene. L’autorità è un aiuto, ma se viene esercitata male, diventa oppressiva, non lascia crescere le persone e crea un clima di sfiducia e di ostilità, e porta anche alla corruzione (Papa Francesco)
This is the road Jesus points out to all who want to be his disciples: "Judge not... condemn not... forgive, and you will be forgiven; give, and it will be given to you.... Be merciful, even as your Father is merciful" (Lk 6: 36-38). In these words we find very practical instructions for our daily conduct as believers [Pope Benedict]

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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don Giuseppe Nespeca

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