Sollecitudini diverse, e l’azione umanizzante
(Mc 3,1-6)
Procurare il bene e sollevare la persona reale - così com’è, nella propria unicità - è l’unico valore non negoziabile; criterio di tutto il Vangelo.
Anche la Torah nel suo nucleo e senso voleva essere un mezzo importante della pedagogia umana, personale, religiosa - non il fine.
Le norme ci accompagnano volentieri, quando facilitano la strada per dialogare con il Signore… in noi e nei fratelli. Ma la “lettera” è fredda e immotivata.
Avvenuto l’Incontro, la precedenza va data al Progetto di Dio, sollecito a realizzarci e lasciar fiorire; non alle procedure.
Infatti, le prescrizioni mettono tutti e sempre in allerta nei confronti del ‘bisogno diverso’.
Per questo, solidarietà e fraternità sono poste al di sopra di qualsiasi ossequio devoto e identitario, o necessità dottrinale, nonché osservanze esteriori del culto [se vissuto da automi].
Le stesse norme vanno comprese affinché conducano alla vita ‘con’ e ‘in’ Cristo - per la realizzazione e pienezza di essere.
Altrimenti la virtù scrupolosa di religione si converte in azione maligna e vizio di fede - che perde la totalità della persona (v.4).
In tal guisa, nel giorno della sinagoga non si deve celebrare una restaurazione che timbri il cartellino.
Piuttosto, ci si raduna in assemblea per meglio restituire la donna e l’uomo alla loro dignità di esseri sublimi, da promuovere in modo illimitato.
Il sabato del Messia non è giorno delle parzialità di costume: è tempo di benessere recuperato - di Liberazione e Creazione, di promozione delle energie vitali, secondo il Disegno originario e pieno del Padre.
Infatti, nel luogo del rito abitudinario, dove vige la mentalità compassata, Gesù non va a pregare, bensì a insegnare e curare.
Neppure il paralizzato aveva chiesto guarigione - tanto gli sembrava normale stare lì in quel modo e non ricevere attenzioni, né alcuno stimolo; neanche il bene.
Nondimeno l’Amore è nucleo ed essenza della Legge: anche in giorno di precetto l’aiuto era pur consentito dalle stesse prescrizioni in caso di necessità estrema o ripercussione sugli altri.
Gesù sta dicendo che sbloccare la persona che non riesce a fare nulla di buono - «mano arida» (vv.1.3) - è questione di vita o di morte, anche per tutta la comunità [guarire o «annientare»: v.4].
Osservare il giorno del Signore significa, anche per noi: potenziare le possibilità espressive dell’uomo e reintegrarlo in un ‘ordine nuovo’.
Per adempiere il “precetto” redentivo, gli atteggiamenti devianti vanno per primi anch’essi assunti, e salvati - al pari di energie preparatorie di nuovi assetti.
Non possiamo permetterci ulteriori trascuratezze.
La crisi che investe tutti fa trapelare la differenza tra… contenuti inconsci e verità, fossilizzazioni ed energie nascoste; religiosità e Fede - discrimine della vita in Cristo e nello Spirito.
Nei suoi lati di limitazione e Completezza, legalismo o Liberazione, stasi e Rinascita, ritorno a “come sempre” o Rigenerazione, formalismo e Letizia [così via], oggi il discernimento si fa più acuto.
Avendo già valutato inutile approfittare dell’istituzione religiosa ufficiale per immettere in essa la novità del Regno, nel cap.3 del Vangelo di Mc si propugna un nuovo progetto di comunità.
In tale opera il Signore parte sempre dalle masse abbandonate dai loro pastori; indicandoci la strada.
[Mercoledì 2.a sett. T.O. 21 gennaio 2026]







