Gen 18, 2026 Scritto da 

L’unico peccato imperdonabile

«Bestemmiare contro il Santo Spirito»

(Mc 3,22-30)

 

«Ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non avrà perdono in eterno, ma è colpevole di eterno peccato» (v.29).

 

Spirito Santo è un termine che traduce l’ebraico Ruah haQodesh: un Vento impetuoso, non un’aria stagnante.

Quest’ultima, sarebbe un’atmosfera senza onda vitale, priva d’una fucina di relazioni; che non fa crescere: rende piatta la situazione.

«Spirito»: energia che butta all’aria la vicenda personale, comunitaria ed ecclesiale... al fine di farla maturare e rinnovarla.

Non per confermare lo standard, ma per dilatare i confini.

Basta scorrere i punti trattati nella recente enciclica sull’amicizia sociale per rendersi conto: frontiere, le ombre del mondo chiuso, sogni che vanno in frantumi, fine della coscienza storica, senza un progetto per tutti, lo scarto mondiale, gli sprechi anche alimentari... etc.

Lo Spirito introduce nella realtà una sorta di qualità sublime, (soprattutto) irrompendo con un’Azione che discerne l’evoluzione e la capovolge, ne fa un tutt’Altro rispetto allo spirito stagnante - ben disposto solo a ribadire, celebrare e diffondere se stesso.

«Santo» perché distingue la sfera della Vita - Santità - da quella paludosa dei germi mortiferi, che ci volgono al ripiegamento e all’autodistruzione.

 

Un tempo anche la «missionarietà» cattolica [persino la preziosa attività di promozione umana, immaginata estranea alla «evangelizzazione» - ideale dal sapore “protestante”] era concepita in termini di proselitismo interno.

Fratelli Tutti invece denuncia la realtà e il richiamo dei flagelli complessivi: le carenze di un progetto comune, la persistenza di uno «scarto mondiale» e l’insufficienza universale dei diritti umani; le situazioni di conflitto e paura, un progresso «senza rotta comune»... così via.

Il Vangelo stesso di oggi è nato come appello alle chiese e ai fedeli esposti alle ostilità, affinché non deflettano né si lascino scoraggiare nella testimonianza reale e genuina del Cristo nel mondo.

Appello da non tralasciare, malgrado la profonda miseria e i confini che continuano a celarsi nei cuori.

I credenti non devono mollare quel sentirsi attratti dalla potenza critica della Parola.

Nel tempo essa ha la forza di spogliare gli intriganti dalle loro manie di vanitosa grandezza o perversione, e far emergere la Luce che ci accomuna, attrae spontaneamente, senz’artificio.

I membri di chiesa che vivono di Fede-amore non possono identificarsi con stili di vita vantaggiosi, interpretazioni della realtà ormai datate e non cruciali, sebbene siano tipiche delle “religioni dottrina-disciplina” - o delle varie denominazioni storiche.

 

Come tristemente sottolinea Fratelli Tutti circa l’incontro tra le diverse confessioni cristiane:

«Non possiamo dimenticare il desiderio espresso da Gesù: che tutti siano Uno (Gv 17,21). Ascoltando il suo invito, riconosciamo con dolore che al processo di globalizzazione manca ancora il contributo profetico e spirituale dell’unità tra tutti i cristiani» (n.280).

Questo sì è un «imperdonabile peccato» - in tutti i sensi - non un peccatuccio da ridere.

Come affermava Giovanni Paolo II: «La “bestemmia” [di cui si tratta] non consiste propriamente nell’offendere con le parole lo Spirito Santo; consiste, invece, nel rifiuto di accettare la salvezza che Dio offre all’uomo mediante lo Spirito Santo, e che opera in virtù del sacrificio della croce [Esso] non permette all’uomo di uscire dalla sua autoprigionia e di aprirsi alle fonti divine della purificazione» (Udienza Generale 25 luglio 1990).

 

Solo l’opera colma di speranze incontra gl’insegnamenti di Gesù.

È il Crocifisso che rivela l’intimità di Dio e dell’uomo, nonché le distorsioni di quell’ipocrisia devota che privilegia lo spirito d’interesse e di frontiera, il potere, l’accumulo di qualsiasi risorsa, e i disvalori.

In simbiosi col passo di Lc e il nuovo Magistero, possiamo ribadire che è appunto nel momento delle minacce in situazione - oggi purtroppo anche globali - che si legge la portata della nostra scelta per il Signore.

C’è chi si affida alla fraternità trasparente, allo spirito dei figli, all’amore che «integra e raduna» (FT 190-192)... viceversa chi cerca fiducia in sé o tenta di rifarsi ai soliti calcoli mondani (vv.11-12), badando ai risultati più che alla fecondità dell’avviare processi (cf. FT 193-197).

Altro che piccole trasgressioni!

È nel momento delle minacce di fondo, che si legge la portata della nostra scelta per il Signore.

 

Mc allude in specie a scuse di circostanza, particolari, nella ricerca dell’appoggio: favori di paradigmi “culturali”, o di gente che conta. Ad es. agevolando le proprie vicende grazie a un servilismo ideologico e codino alle autorità, con annesse garanzie di via d’uscita.

Tutto ciò senza mai «pensare e generare un universo aperto» (cf. FT 87-127) che sappia andare oltre il «mondo di soci» e cordate - perfino ecclesiali, come ribadito in diverse occasioni dall’attuale pontefice [alludendo appunto agli stessi prelati].

Qui si affaccia il pericolo della bestemmia contro il Santo Spirito: allontanarsi dal Vangelo ritenendo che oggi Gesù sia per l’esclusivismo, o un estraneo che indichi cammini di rovina e morte, invece che d’autentica Vita.

 

Beninteso, non sono pochi coloro che forse negano esternamente il Cristo, ma non rigettano il senso di Gesù: vivono del suo stesso Spirito [amore del prossimo, vittoria sul male, speranza in un regno più autentico: v.10; FT 271ss].

Il Maestro e il nuovo impegno magisteriale - che suonano all’unisono - intendono scuotere le coscienze e farci capire la gravità di scelte contrarie al disegno di Dio.

Oggi gli impulsi dello Spirito che rinnova la faccia della terra sconvolgono il panorama, ma non per abbandonare l’umanità ai puri limiti e a un inesorabile oblio.

 

Scrive il Tao Tê Ching (xxxiv) circa il nostro confidare nel Perfetto:

«Come è universale il gran Tao! Può stare a sinistra come a destra». E il maestro Wang Pi commenta: «Non v’è nulla che l’universalità e la sovrabbondanza del Tao non raggiunga: a sinistra e a destra, in alto e in basso. Se ovunque conferisce e s’adopra, non v’è nulla cui non giunga». Ribadisce il maestro Ho-shang Kung: «Non v’è luogo che non gli convenga».

 

Il percorso di colui che cammina sulla Via della Libertà dev’essere senza timori, perché l’Esodo ci rende a noi stessi; riscattati e santificati.

Con un «cuore aperto al mondo intero» (FT 128-153): stabiliti nel «sapore locale» con «orizzonte universale».

Restituiti al nostro Nucleo e per la potenza della Fede che intreccia la nostra vicenda al Cristo personale e cosmico, vedremo realizzare l’impossibile Promessa; cose che non sappiamo, sovranamente efficaci.

Solo lo Spirito non va contro la nostra natura eminente, quindi è impermeabile, definitivo - pur non essendolo. Perché ci chiama a confidare: per questo non lascia attaccati a ombre, ricordi, antiche sicurezze e commemorazioni che non guidano lo sguardo altrove.

Fomentare il museo dei dettagli vintage [o abbandonarsi all’onda delle mode, anche di pensiero] significa incagliare la mente sul passato, sui vissuti che forse neanche sono stati mai posti in essere.

Semplici ideali d’un tempo altrui, modelli; teologizzazioni arcaiche, o viceversa edoniste.

 

Vogliamo esistere completamente, perché non siamo degli alterati.

Per questo ci sono le crisi, i rivolgimenti, i tagli: riconducono alla nostra fragranza, che - questa sì - potremmo smarrire.

Se viceversa permanessimo ancora identificati, rischieremmo di non metterci in posizione di scatto; di non cambiare i rapporti, e far sbiadire le energie presenti ora a tutto tondo (anche dentro).

Non facciamole come scivolar via - togliendo smalto alle emergenze inedite che ci chiamano.

Abbiamo lati dell’anima che altrimenti non si esprimerebbero, se non nei pericoli che frastornano, nelle relazioni difficili e a tutto campo, o nei rifiuti più dolorosi e finalmente stravolgenti, i quali ci costringono a spostare lo sguardo.

Ma bisogna deporre la mente precipitosa e opportunista, che cerca subito di rimediare e riparare secondo stereotipi.

Il pericolo e i tempi concitati vengono per ricordarci il nostro lato eterno. Esso può esprimersi solo quando la matrice del nostro stare in campo deflette, per predisporci ad accogliere la soluzione inattesa.

 

L’imprevista pena o sconfitta non ci farà “piacere per forza” in società anche ecclesiale, concatenata, ma consentirà di essere ciò che siamo. E diventare noi stessi, scoprire altre visuali - secondo Firma d’Autore.

Ciò anche quando agli altri sembrerà che la nostra vita sia perduta.

In realtà, ce la stiamo giocando senza esteriorità di contenuto, per innescare la Beltà integrale della nuova Giovinezza che non sappiamo, ma incede.

 

 

Per interiorizzare e vivere il messaggio:

 

Come vivi la persecuzione? Maledizione ovvero Occasione?

Sotto minaccia, insulto, calunnia, processo, derisione, violenza, emergenza, hai mai pensato che Gesù ti avesse condotto in cammini di morte?

E facendo proprio il nuovo Magistero, quale taglio con le indecenze del passato, quale orizzonte giovane, quale beltà e relazioni difformi hai gustato?

 

 

Il male non è una forza anonima.

Limite delle liberazioni umane

 

Dobbiamo essere ben coscienti che il male non è una forza anonima che agisce nel mondo in modo impersonale o deterministico. Il male, il demonio, passa attraverso la libertà umana, attraverso l’uso della nostra libertà. Cerca un alleato, l’uomo. Il male ha bisogno di lui per diffondersi. È così che, avendo offeso il primo comandamento, l’amore di Dio, viene a pervertire il secondo, l’amore del prossimo. Con lui, l’amore del prossimo sparisce a vantaggio della menzogna e dell’invidia, dell’odio e della morte. Ma è possibile non lasciarsi vincere dal male e vincere il male con il bene (cfr Rm 12, 21). È a questa conversione del cuore che siamo chiamati. Senza di essa, le «liberazioni» umane tanto desiderate deludono, perché si muovono nello spazio ridotto concesso dalla ristrettezza di spirito dell’uomo, dalla sua durezza, dalle sue intolleranze, dai suoi favoritismi, dai suoi desideri di rivincita e dalle sue pulsioni di morte. La trasformazione in profondità dello spirito e del cuore è necessaria per ritrovare una certa chiaroveggenza e una certa imparzialità, il senso profondo della giustizia e quello del bene comune. Uno sguardo nuovo e più libero renderà capaci di analizzare e di mettere in discussione sistemi umani che conducono a vicoli ciechi, per andare avanti tenendo conto del passato, per non ripeterlo più con i suoi effetti devastanti. Questa conversione richiesta è esaltante perché apre delle possibilità facendo appello alle innumerevoli risorse che abitano il cuore di tanti uomini e donne desiderosi di vivere in pace e pronti ad impegnarsi per la pace. Ora essa è particolarmente esigente: si tratta di dire no alla vendetta, di riconoscere i propri torti, di accettare le scuse senza cercarle, e infine di perdonare. Perché solo il perdono dato e ricevuto pone le fondamenta durevoli della riconciliazione e della pace per tutti (cfr Rm 12,16b.18).

[Papa Benedetto, Discorso all’Incontro in Baabda Libano 15 settembre 2012]

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

«The "blasphemy" [in question] does not really consist in offending the Holy Spirit with words; it consists, instead, in the refusal to accept the salvation that God offers to man through the Holy Spirit, and which works by virtue of the sacrifice of the cross [It] does not allow man to get out of his self-imprisonment and to open himself to the divine sources of purification» (John Paul II, General Audience July 25, 1990)
«La “bestemmia” [di cui si tratta] non consiste propriamente nell’offendere con le parole lo Spirito Santo; consiste, invece, nel rifiuto di accettare la salvezza che Dio offre all’uomo mediante lo Spirito Santo, e che opera in virtù del sacrificio della croce [Esso] non permette all’uomo di uscire dalla sua autoprigionia e di aprirsi alle fonti divine della purificazione» (Giovanni Paolo II, Udienza Generale 25 luglio 1990)
Seen from the capital Jerusalem, that land is geographically peripheral and religiously impure because it was full of pagans, having mixed with those who did not belong to Israel. Great things were not expected from Galilee for the history of salvation. Instead, right from there — precisely from there — radiated that “light” on which we meditated in recent Sundays: the light of Christ. It radiated right from the periphery (Pope Francis)
Vista dalla capitale Gerusalemme, quella terra è geograficamente periferica e religiosamente impura perché era piena di pagani, per la mescolanza con quanti non appartenevano a Israele. Dalla Galilea non si attendevano certo grandi cose per la storia della salvezza. Invece proprio da lì - proprio da lì - si diffonde quella “luce” sulla quale abbiamo meditato nelle scorse domeniche: la luce di Cristo. Si diffonde proprio dalla periferia (Papa Francesco)
Christ and his intimates tried to strengthen the sense of sharing, returning to the profound spirit of what once the clan, the family, the community were - expressions of God's love that manifests itself...
Cristo e i suoi intimi tentavano di rafforzare il senso di condivisione, tornando allo spirito profondo di ciò che un tempo erano appunto il clan, la famiglia, la comunità - espressioni dell’amore di Dio che si manifesta…
The Church was built on the foundation of the Apostles as a community of faith, hope and charity. Through the Apostles, we come to Jesus himself. Therefore, a slogan that was popular some years back:  "Jesus yes, Church no", is totally inconceivable with the intention of Christ (Pope Benedict)
La Chiesa è stata costituita sul fondamento degli Apostoli come comunità di fede, di speranza e di carità. Attraverso gli Apostoli, risaliamo a Gesù stesso. È pertanto del tutto inconciliabile con l'intenzione di Cristo uno slogan di moda alcuni anni fa: "Gesù sì, Chiesa no" (Papa Benedetto)
Intimidated by the nightmare of demons and concrete dangers, the crowds could not see the possibility of emancipation from an existence of obsessions - slavish, frightened, lost, overwhelmed...
Intimidite dall’incubo di demoni e pericoli concreti, le folle non riuscivano a vedere possibilità di emancipazione da un’esistenza di ossessioni - pedissequa, spaventata, smarrita, sopraffatta…
Justification incorporates us into the long history of salvation that demonstrates God’s justice: faced with our continual falls and inadequacies, he did not give up, but wanted to make us righteous (Pope Francis)
La giustificazione ci inserisce nella lunga storia della salvezza, che mostra la giustizia di Dio: di fronte alle nostre continue cadute e alle nostre insufficienze, Egli non si è rassegnato, ma ha voluto renderci giusti (Papa Francesco)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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don Giuseppe Nespeca

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