Gen 3, 2026 Scritto da 

Voler bene ai propri limiti: la possibilità di reinventarsi, in Acque allegre

La condizione limacciosa del Giordano e la dimensione umana di Gesù

(Mt 3,13-17; Mc 1,7-11; Lc 3,21-22; Gv 1,30-34)

 

Il fiume Giordano non è mai stato navigabile; segnava semplicemente un confine.

Nella mentalità del tempo, fra terra altrui e ambito sacro della libertà: qui un discrimine concreto dell’«Incarnazione».

Cerchiamo di approfondire la tematica.

La predicazione popolare sul tema del Battesimo del Signore è stata gravata d’una scorza di luoghi comuni [qua e là forse insuperabili] da impedire ogni maturazione delle credenze diffuse, ancora stagnanti.

In tal guisa Gesù si è ritrovato frettolosamente collocato dietro le nuvole, e oggi si fa difficoltà a spiegare cos’abbia in comune con la nostra vita, spesso cruda, condizionata da fatica, tentativi, ricerche.

Pur fondamentale per l’interiorizzazione proficua d’un cammino che si scosti da banalità genericamente (talora autenticamente) devote, dall’ambone e nelle catechesi siamo ancora oggi costretti a dribblare il vero significato dell’evento.

Infatti, il Battesimo del Signore ha creato imbarazzo e confusioni interpretative, fin dalle prime generazioni di credenti.

 

Tratteggiamo qualche considerazione che recuperi il senso di questo fatto storico - per noi potrebbe essere come un sole dentro - con cui la liturgia completa il cammino del tempo di Natale.

Gesù in ricerca e desideroso di vagliare anche l’insegnamento migliore del suo tempo, entra come allievo nella scuola del Battista.

Per questo motivo è battezzato da Giovanni - e mediante tale rito d’ingresso, aggregato ad altri comuni seguaci.

Sembrerà incredibile, ma il Maestro e Signore si è riconosciuto curioso, imperfetto, ignorante, incompleto; bisognoso di evolvere. Non di diventare “migliore” e più forte, bensì d’imparare a posare lo sguardo altrimenti.

In quell’ambiente fortemente impegnato ma serioso, tagliente, spesso a senso unico, Egli ha compreso la vera grandezza della Rivelazione.

Insomma, il Soggetto del cammino spirituale è la Vita divina, con l’intero suo portato, che provvidenzialmente si riversa e smuove situazioni variegate.

Essa Viene per dilatare orizzonti; non per rattrappirci su dei modi particolari d’intendere e volere.

Già lo sappiamo: non è l’io che pensa e progetta a poterci attirare nell’esperienza della Felicità integrale, totalizzante; dell’amore autentico e solido.

 

Il Regno è tutt’altro: Completo. È inclusivo di ciò che non “piace” all’opinione sterilizzata, o alla moda, e comune.

Porge una energia terrestre che vale tanto quanto quella ideale, celeste.

Il Cielo non può essere preparato e addirittura allestito: diventerebbe una proiezione, un riflesso condizionato, una torre esteriore come Babele.

Piuttosto bisogna accoglierlo, ospitarlo in sé.

Si spalanca allora un altro genere di Ascesi, con meno aspettative di “perfezione”. Percorso che spiazza, e che l’impulso divino in noi - concreto - ci chiede.

Conosceremo la Gioia di vivere, la sentiremo scorrere dentro; solo in tal guisa ci coglieremo appagati.

Sposando il lato in ombra, che diventerà nostro Profumo.

 

I risultati che fanno leva sul genio e muscoli, prima snervano, poi risultano frustranti; quindi bloccano la crescita dell’universo innato.

Gli artifici esterni all’anima spengono le novità personalmente ispirate, la stessa Sorgente dell’essere e dell’entusiasmo.

In effetti, l’uomo religioso unilaterale resta nel malessere; inaridisce, perché non fa il salto sponsale, creativo, dell’avventura di Fede.

Diventa una fotografia o una fotocopia.

Poi stagna nella constatazione deprimente della differenza tra risultati attesi e fatti concreti.

Paradossalmente, centra le vie su di sé - ma non posa lo sguardo “nella” sua essenza.

Obbedisce forse, ma non Ascolta. Così si lascia vampirizzare da manierismi e stilemi epidermici.

Avendo smarrito il senso anche relazionale del suo irripetibile Unicum - misura tutta l’incapacità a percepire, elaborare, realizzare disegni misteriosi, che guidino a pienezza i sogni e le risorse.

Perde tutte le energie facendo propositi indotti, colmi d’artificio; fuori scala.

Si dà mete che lo rendono supponente, acido, formale, esterno - semplicemente perché quegli obiettivi sovrastanti non lo riguardano.

 

Nel frattempo, la disciplina perfetta e stressante che s’impone, come fosse lui il Protagonista, toglie la gioia d’incontrare talenti superiori.

Sempre gli verrà meno l’ebbrezza di vivere intensamente ciò che la realtà (più completa) porge.

Così non estrae dalla sua stessa Miniera tutta a portata di mano quelle capacità che realizzano la Missione personale.

Neanche se ne accorge - preso da idee iperboliche e grandi discipline assolutamente derivate, paradossalmente banali [in grado finalmente solo di smantellarne i picchi e la rarità].

Costui ha sempre l’occhio sul passato o sulle mode; sul pensiero comune, quello della situazione, delle autorità, degli altri, dell’ambiente che frequenta, del contorno - che appanna, o devia.

E pone il focus solo su quanto di norma si ritiene “dovrebbe essere” - secondo eticismi consolidati e smorzanti, ovvero utopie à la page, disincarnate.

Dentro il vortice dei modelli insuperabili, mai capisce a cosa davvero Dio lo chiama, anche nei disturbi.

Infine, ogni discrepanza fra ciò cui si è tanto dato e quel che viene ottenuto, distrugge l'atipicità della stessa Speranza, scatenando una inesorabile tristezza, o l’inutile tran-tran individuale ed ecclesiale.

 

Gesù adulto che si lascia immergere nelle acque del Giordano è icona di una proposta che valorizza le paludi vistosamente torbide della nostra condizione.

Il Signore non solo ne coglie le possibilità, ma persino rende allegre le Acque [così in tutte le icone orientali, che accentuano eleganti volute].

Ma resta l’interrogativo. Come può nostro Signore affiancarsi a una folla indistinta di peccatori e sbandati, i quali cercano redenzione?

In ognuno di loro Gesù vedeva affiorare un talento.

E siamo nel punto più basso della terra - 400 metri sotto il livello del mare.

È proprio questo il salto di qualità che discrimina l’idealismo sofisticato o la religiosità sempliciotta - anche ammantata di grandi cose - e qualsivoglia ricerca di Fede.

Il Figlio rivela la Vita divina, che irrompe sgretolando le aspettative.

Essa si manifesta incessantemente amica. Volto inconscio che non distrugge ma si accosta, per far emergere le possibilità soffocate.

Perché Dio non schiaccia, non umilia le nostre inclinazioni e risorse celate, né aggiunge pesi insostenibili.

Non è un Re di sottomessi e affaticati.

Entra in una realtà di fango, per il fatto che essa è colma di punti di tensione. 

Così prepara i nostri sviluppi, e desidera crescere - producendo percorsi pur interrotti, ma infine il fiore inatteso.

 

Ora, finalmente, a ciascuno è possibile corrispondere in modo semplice all’invito sponsale: «Vuoi unire la tua vita alla Mia?».

Solo ciò ch’è disumanizzante non riguarda il nostro lato eterno. 

Qualsiasi Dono divino attraversa la “carne”: condizione della persona così com’è, persino nella concretezza delle sue azioni minime o insicure.

La genuina crudezza della nostra indagine del vero, del bene e del bello passa - come in Gesù - attraverso sentieri da correggere nel tempo, tentativi, errori.

Niente di male: solo dai diamanti non spunta nulla.

Anche Leonardo Da Vinci scrisse che «ogni nostra convinzione principia dai sentimenti». Non da pensieri cristallini e in sé conclusi, ma da un linguaggio più debole.

Siamo allora introdotti in una spiritualità dell’Esodo costante, che però si orienta alla libertà della Terra Promessa, la Casa ch’è davvero nostra.

È qui - percepiamo dentro - lo sgorgare del Centro intrinseco, del Nucleo personale, dell’Eros fondante che chiama.

Presenza che detesta la gabbia degli schemi, avvicinando l’Irrepetibilità rara, inusuale (niente di grandioso) che siamo.

In tutto ciò, risvegliando interessi, e la vita reale, appassionata, che non è “immune”, né definitiva.

 

Insomma, succede anche con Dio, sbagliare appuntamento.

Ci si rialza, perché quell’humus nutre - e nell’esperienza variegata si annida un’occasione, un sapere, una competenza, un’abilità, una maggiore autenticità: un valore aggiunto.

L’appello del Padre rimane estraneo sia alle idee consuete del verticismo di obbiettivi, che a meccanismi adultoidi di purificazione - non mirati all’esistenza ordinaria (tipici delle ascesi filosofiche o moraliste).

Dunque il Battesimo in Spirito è una Luce - per noi un incremento interiore, una sublimazione della consapevolezza di sé e della propria mèta.

Non più un traguardo pallido, solo adeguato a ruoli, procedure, posizioni che la persona non sente proprie.

Lo stesso «squarcio dei cieli» non più sigillati da una distanza (severa) o dal paradigma culturale, dice una Comunicazione oramai ininterrotta e crescente del divino con la natura umana.

 

Esplorando possiamo errare, nei due sensi.

Ma assai peggio è sentirsi spenti e demotivati, nonché agire secondo nomenclature e concatenazioni fisse, ovvero per calcolo.

Effettivamente, nella cultura religiosa antica, perfezione e indegnità sono incomponibili.

Viceversa, in Cristo torniamo al momento della Creazione, dove “l’ulivo” narra di un’armonia ricostruita proprio sui limiti del peccato.

Gen 8,21: «Non maledirò più, perché l’istinto del cuore umano è incline al male sin dall’adolescenza».

Ecco la Colomba, nuovo simbolo dello Spirito.

Figura netta e virtù di concerto, di recupero, che anima il credente - il quale non è più chiamato a sforzi titanici, né obbligato a riprodurre futili clamori che non vuole e non gli appartengono.

I regni antichi esprimevano e suscitavano l’energia aggressiva delle belve.

La donna e l’uomo autentici sono viceversa i rivoluzionari della carezza,  della gentilezza concessa anche ai propri e altrui limiti.

Fedeli, non della sfera bensì del poliedro: non più i duri e sicuri, piantati su banali euforie autocelebrative.

 

Nella scuola del grande Precursore, Gesù aveva notato il proliferare degli attriti corrucciati e “spirituali” che sorgevano tra allievi (del Battista) - i quali facevano a gara per mettere a punto il Regno.

Avendone valutato la vacua freddezza e il pericolo di omologazione - il nuovo Rabbi capisce definitivamente che la malattia peggiore delle persone è non avere pulsioni umanizzanti.

Impeti forse poco temperati, certo, ma che predispongono non all’Esodo, bensì a una sorta di scalata a tappe prevedibili, con sosta perpetua; a temperatura-ambiente.

Qui nessun lato in ombra diventa nuova ricchezza per tutti.

Per questo motivo, su «il Monte» non proclamerà alcun “No” comandato che rinneghi i nostri ardori - bensì, Beatitudini.

Esse aprono il respiro e l’esistenza tutta. Perfino degli incerti.

Insomma, non sapere ancora chi siamo e dove andiamo, vuol dire possibilità di reinventarsi.

Così impariamo a voler bene ai nostri limiti e alle tante condizioni limacciose: ci ricordano il Giordano.

 

La terra ha bisogno di Luce, ma la Luce ha bisogno di terra. Sono espressione di Nuova Alleanza.

 

 

Per interiorizzare e vivere il messaggio:

 

Hai mai incontrato un saggio accompagnatore spirituale che invece di farti precipitare nella sua soluzione t’insegna a voler bene ai tuoi limiti, sapendo che presto o tardi spiazzeranno e sbalordiranno sia te che lui?

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

The fire of God's creative and redeeming love burns sin and destroys it and takes possession of the soul, which becomes the home of the Most High! (Pope John Paul II)
Il fuoco dell’amore creatore e redentore di Dio brucia il peccato e lo distrugge e prende possesso dell’anima, che diventa abitazione dell’Altissimo! (Papa Giovanni Paolo II)
«The Spirit of the Lord is upon me, because he has anointed me to preach good news to the poor» (Lk 4:18). Every minister of God has to make his own these words spoken by Jesus in Nazareth [John Paul II]
«Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione e mi ha mandato per annunziare un lieto messaggio» (Lc 4, 18). Ogni ministro di Dio deve far sue nella propria vita queste parole pronunciate da Gesù di Nazareth [Giovanni Paolo II]
It is He himself who comes to meet us, who lowers Heaven to stretch out his hand to us and raise us to his heights [Pope Benedict]
È Lui stesso che ci viene incontro, abbassa il cielo per tenderci la mano e portarci alla sua altezza [Papa Benedetto]
As said st. Augustine: «The Word of God which is explained to you every day and in a certain sense "broken" is also daily Bread». Complete food: basic and “compote” food - historical and ideal, in actuality
Come diceva s. Agostino: «La Parola di Dio che ogni giorno viene a voi spiegata e in un certo senso “spezzata” è anch’essa Pane quotidiano». Alimento completo: cibo base e “companatico” - storico e ideale, in atto
What begins as a discovery of Jesus moves to a greater understanding and commitment through a prayerful process of questions and discernment (John Paul II)
Quel che inizia come una scoperta di Gesù conduce a una maggiore comprensione e dedizione attraverso un devoto processo di domande e discernimento (Giovanni Paolo II)
John's Prologue is certainly the key text, in which the truth about Christ's divine sonship finds its full expression (John Paul II)
Il Prologo di Giovanni è certamente il testo chiave, nel quale la verità sulla divina figliolanza di Cristo trova la sua piena espressione (Giovanni Paolo II)
Innocence prepares, invokes, hastens Peace. But are these things of so much value and so precious? The answer is immediate, explicit: they are very precious gifts (Pope Paul VI)
L’innocenza prepara, invoca, affretta la Pace. Ma si tratta di cose di tanto valore e così preziose? La risposta è immediata, esplicita: sono doni preziosissimi (Papa Paolo VI)
We will not find a wall, no. We will find a way out […] Let us not fear the Lord (Pope Francis)
Non troveremo un muro, no, troveremo un’uscita […] Non abbiamo paura del Signore (Papa Francesco)
Raw life is full of powers: «Be grateful for everything that comes, because everything was sent as a guide to the afterlife» [Gialal al-Din Rumi]
La vita grezza è colma di potenze: «Sii grato per tutto quel che arriva, perché ogni cosa è stata mandata come guida dell’aldilà» [Gialal al-Din Rumi]
It is not enough to be a pious and devoted person to become aware of the presence of Christ - to see God himself, brothers and things with the eyes of the Spirit
To repent and believe in the Gospel are not two different things or in some way only juxtaposed, but express the same reality (Pope Benedict)
Convertirsi e credere al Vangelo non sono due cose diverse o in qualche modo soltanto accostate tra loro, ma esprimono la medesima realtà (Papa Benedetto)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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don Giuseppe Nespeca

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