Gen 16, 2026 Scritto da 

Crisi e aspetto sociale

Superlavoro Missione Famiglia, da squilibrati

(Mc 3,20-21)

 

«E viene in Casa; e di nuovo si riunisce la folla, così che essi non potevano neppure mangiare Pane. E avendo udito, i suoi [i presso di lui] uscirono per prenderlo, perché dicevano: È fuori di sé».

 

Il breve Vangelo di oggi può essere interpretato secondo diversi piani di lettura: iniziamo con un approccio vocazionale.

La famiglia è nucleo della società di tutti i tempi, ma Cristo e il credente sanno che essa non deve costituire una gabbia.

Piuttosto dovrebbe configurarsi quale trampolino di lancio verso l’avventura della Fede, che sollecita altri legami.

La vita nello Spirito ci attiva per la costruzione del Centuplo, nella grande famiglia ecclesiale e umana.

I consanguinei possono rimanere costernati dal nostro desiderio di darsi interamente a Dio nei fratelli.

Di fronte all'attività estenuante si mettono in apprensione, perché procediamo sempre controcorrente… quindi i parenti stretti si preoccupano della nostra salute, o dell’onore di casa.

A volte, affetti e vincoli naturali possono impedire l’adempimento della Missione cui siamo chiamati.

Certo, quando a non capire sono proprio coloro da cui ci si aspetta più aiuto, la sofferenza si fa grande.

Talora, anche importanti impegni nell’azione della Chiesa rimangono a metà o del tutto frustrati - causa affetti e impedimenti che non riusciamo a tagliare.

 

Veniamo al livello storico.

Gesù ha avuto bei problemi anche in casa sua, ma il brano di Vangelo si riferisce alla Chiesa nascente nella dimora di Pietro a Cafarnao.

Realtà più istintiva e meno “qualificata”, però vicinissima alla tradizionale casa di preghiera [sinagoga] del luogo, collocata sulla medesima stradina perpendicolare al lago, appena poco più in alto.

Nel tempo, le due realtà quasi adiacenti si sono trovate a fronteggiarsi aspramente nella teologia - sino a competere perfino sul piano architettonico, come ben sanno gli archeologi.

La più “nobile” e antica delle due accusava l’altra di essere una sradicata - quindi inaccettabile, eccentrica per le sacre consuetudini identitarie del popolo eletto.

Eppure nella Dimora di Pietro a un certo punto esplode il numero dei provenienti dal giudaismo, nonché pagani che si convertono alla proposta del Signore.

Così la prima comunità dei credenti nel Signore inizia a essere forse più più corposa dell’assemblea in Sinagoga, a pochi passi.

 

Il Popolo stesso e la cultura religiosa che hanno generato Cristo [la sua «Famiglia»] faceva fatica a interrogarsi. E la prima reazione è di rifiuto.

Quella porzione della stirpe giudaica che riconosceva Gesù Messia sembrava volesse fare sempre più di testa sua.

 

Aspetto sociale:

Effettivamente il focolare e il clan propri si erano allarmati, perché Gesù adulto non seguiva un comportamento da sottomesso.

Comprometteva il nome del suo casato, spendeva energie per gli altri - sino a sfinire… assurdamente in favore di estranei, forse “nemici” della nazione giudaica.

Così i parenti decisero di riportarlo a forza (vv.31-35) considerandolo uno squilibrato che logorava i rapporti interni e le relazioni dell’intera dinastia con le autorità sul territorio.

Ma sappiamo che allargando il legame di “sangue” a coloro che ascoltano, Gesù non permise che fossero valutazioni esterne ad allontanarlo dal suo compito.

 

Vediamo quale era la situazione.

Nell’antico Israele il senso di comunità e il clan costituivano la base della convivenza. L’obbiettivo della Legge era: «Non vi sarà alcun bisognoso in mezzo a voi» (Dt 15,4).

E come i grandi profeti, Cristo e i suoi intimi hanno tentato di rafforzare il senso di condivisione, tornando allo spirito profondo di ciò che un tempo erano articolazioni della coesistenza.

Appunto: clan, focolare, comunità - espressioni dell’amore di Dio che si manifesta.

La “grande Famiglia” assicurava protezione alle famiglie particolari e alle persone meno abbienti.

Essa era garanzia di proprietà della terra; quindi dava senso di libertà - e si faceva veicolo della possibilità di aderire alla propria tradizione.

Oltre che difesa di carattere culturale, era nella vita comunitaria che la gente di quell’epoca esprimeva lo spirito di solidarietà concreta.

Anche per Cristo, difendere il clan, il suo bagaglio spirituale, la sua azione fraterna... era difendere la stessa Alleanza.

Ma la Casa di Pietro [la Chiesa nascente] iniziava a sopravanzare tutta la realtà antica.

Le convinzioni ormai cristallizzate nella Sinagoga, nonché il portato teologico e benevolo di tutta la sua verità di compromesso - non sembravano più vitali. Perché?

Il sistema imperiale impiantato in Galilea aveva debilitato il senso di comunione larga e minuta, appunto di clan e focolare.

Erode il Grande - morto a Gerico nel 4 a.C. - e suo figlio Erode Antipa (37a.C.-39d.C.) avevano portato le famiglie a un livello di crisi tale da dover badare a se stesse e chiudersi nelle necessità più impellenti.

Le imposte da pagare al governo e al tempio erano sempre più esose, il che accentuava l’indebitamento.

Qua e là la mentalità ellenista s’insinuava con tratti d’individualismo prima sconosciuti alla mentalità semitica.

Il dovere imposto di accogliere le soldatesche e dare loro ospitalità in casa dove facevano quello che volevano anche sulle donne, e le frequenti minacce di repressione violenta, obbligavano la gente a dover badare a problemi di sopravvivenza.

Tutto ciò induceva alla chiusura, al ripiegamento sulle proprie necessità immediate.

Si praticava sempre meno l'ospitalità, la condivisione dei beni, quella della mensa, e l’asilo dei marginali. Espressioni di fraternità e cura in cui già i primi cristiani erano campioni.

In tal guisa, le chiusure erano rafforzate dalla religiosità dell’epoca.

L’osservanza sempre più accentuata delle norme di purezza costituiva un fattore di grave emarginazione sociale e culturale.

Intere fasce di popolazione venivano escluse dal rapporto con Dio: proprio quelle più bisognose di speranza, e di un volto.

Invece che promuovere accoglienza e compartecipazione, le norme devote addirittura favorivano separazioni ed esclusioni [in particolare: tutte le donne, i bambini, stranieri, malati o impediti...].

Struttura politica, economica e sociale, e ideologia sacra, cospiravano a favore dell’indebolimento dei valori centrali dello spirito, e la pratica di mettere in comune.

Nel passo di Vangelo di oggi si nota appunto come i limiti stretti della famiglia nucleare andassero a confliggere con la proposta del nuovo Rabbi: di recuperare l’afflato unitivo, sia in senso largo che di dettaglio.

Era insomma nella Casa di Pietro che la piccola famiglia acquisiva respiro, aprendosi non solo alla Nazione, bensì alla più ampia Famiglia della Comunità umana.

Assemblea integrale, anche di donne e malfermi, o incerti e lontani.

 

Realtà assolutamente nuova, non più radunata per il culto ma incapace di fare convivenza.

205
don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

Because of this unique understanding, Jesus can present himself as the One who revealsr the Father with a knowledge that is the fruit of an intimate and mysterious reciprocity (John Paul II)
In forza di questa singolare intesa, Gesù può presentarsi come il rivelatore del Padre, con una conoscenza che è frutto di un'intima e misteriosa reciprocità (Giovanni Paolo II)
Yes, all the "miracles, wonders and signs" of Christ are in function of the revelation of him as Messiah, of him as the Son of God: of him who alone has the power to free man from sin and death. Of him who is truly the Savior of the world (John Paul II)
Sì, tutti i “miracoli, prodigi e segni” di Cristo sono in funzione della rivelazione di lui come Messia, di lui come Figlio di Dio: di lui che, solo, ha il potere di liberare l’uomo dal peccato e dalla morte. Di lui che veramente è il Salvatore del mondo (Giovanni Paolo II)
It is known that faith is man's response to the word of divine revelation. The miracle takes place in organic connection with this revealing word of God. It is a "sign" of his presence and of his work, a particularly intense sign (John Paul II)
È noto che la fede è una risposta dell’uomo alla parola della rivelazione divina. Il miracolo avviene in legame organico con questa parola di Dio rivelante. È un “segno” della sua presenza e del suo operare, un segno, si può dire, particolarmente intenso (Giovanni Paolo II)
In the rite of Baptism, the presentation of the candle lit from the large Paschal candle, a symbol of the Risen Christ, is a sign that helps us to understand what happens in the Sacrament. When our lives are enlightened by the mystery of Christ, we experience the joy of being liberated from all that threatens the full realization (Pope Benedict)
Nel rito del Battesimo, la consegna della candela, accesa al grande cero pasquale simbolo di Cristo Risorto, è un segno che aiuta a cogliere ciò che avviene nel Sacramento. Quando la nostra vita si lascia illuminare dal mistero di Cristo, sperimenta la gioia di essere liberata da tutto ciò che ne minaccia la piena realizzazione (Papa Benedetto)
Doing a good deed almost instinctively gives rise to the desire to be esteemed and admired for the good action, in other words to gain a reward. And on the one hand this closes us in on ourselves and on the other, it brings us out of ourselves because we live oriented to what others think of us or admire in us (Pope Benedict)
Quando si compie qualcosa di buono, quasi istintivamente nasce il desiderio di essere stimati e ammirati per la buona azione, di avere cioè una soddisfazione. E questo, da una parte rinchiude in se stessi, dall’altra porta fuori da se stessi, perché si vive proiettati verso quello che gli altri pensano di noi e ammirano in noi (Papa Benedetto)
Each of us can discover in Joseph – the man who goes unnoticed, a daily, discreet and hidden presence – an intercessor, a support and a guide in times of trouble. Saint Joseph reminds us that those who appear hidden or in the shadows can play an incomparable role in the history of salvation. A word of recognition and of gratitude is due to them all [Patris Corde, intr.]
Knowing God, knowing Christ, always means loving him, becoming, in a sense, one with him by virtue of that knowledge and love. Our life becomes authentic and true life, and thus eternal life, when we know the One who is the source of all being and all life (Pope Benedict)
Conoscere Dio, conoscere Cristo significa sempre anche amarLo, diventare in qualche modo una cosa sola con Lui in virtù del conoscere e dell’amare. La nostra vita diventa quindi una vita autentica, vera e così anche eterna, se conosciamo Colui che è la fonte di ogni essere e di ogni vita (Papa Benedetto)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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don Giuseppe Nespeca

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