Mag 18, 2026 Scritto da 

Lasciare tutto e sperimentare il rovesciamento

(Mc 10,28-31)

 

Secondo mentalità corretta - tipica nell’ebraismo - per ricevere l’eredità divina bastava osservare i comandamenti (vv.17-20).

La proposta di Gesù non punta sullo scambio di “favori” (automatismo farisaico): ha respiro, e poggia sul gratis; aiuta la libertà - è più ampia, senza zavorre.

Per questo, inclina verso la povertà ecclesiale. Sia il benestante che il convincimento degli apostoli vanno liberati dall’idolo dell’opulenza - forza ancor più paludosa dei sensi di colpa.

Lo stesso passo di Vangelo è segno che la mentalità “interna” alle comunità andava raddrizzata, già d’allora.

Non è con la sicurezza a monte che si può fare esodo - per incontrare l’Unico (v.21) nel cuore. Né la Chiesa può starsene al sicuro col contributo materiale dei ricchi (v.26).

Il cammino dell’amore e il rischio educativo suppongono la via della sobrietà avventurosa, senza la quale non è possibile incidere sui compartimenti stagni del pensiero e della società.

Al contrario delle devozioni, la vita di Fede non richiede l’offerta a Dio di un sacrificio modesto o rassegnato, ma l’abbandono al futuro che viene.

Anche per una questione di cruda sostanza, esso ci costringerà a spostare lo sguardo - e riattiverà incessantemente.

Così facendo permanere i discepoli nell’energia d’intrapresa, finalmente non lascerà più nessuno a capo chino. Perché qui si scambiano le carte (v.31).

 

Egli non vuole scipparci di nulla: la sua Presenza amica è un fermento consistente, che vuole realizzare l’assoluto in ciascuno di noi.

Il distacco dalle cose per espandere e rallegrare la qualità del percorso è germe d’un nuovo sacro, d’un altro volto dell’umanità e del mondo.

L’esistenza concreta che scaturisce dalla proposta di Fede supera ogni modello religioso. Estende perfino la comunità, creando Famiglia senza confini - tutti fratelli e sorelle, senza dirigenti a vita.

Non siamo più minorenni: abbiamo una Speranza piena - non moderata.

Solo la condivisione dei beni si ergerà: frutto di provvidenza e dono sistematico - e non vi saranno bisognosi, anzi avanzerà per altri ancora (ideale già di Dt 15 - senza più steccati culturali).

E nessun calcolo di contraccambio: perché non si parte dall’egoismo o dal tornaconto di club dalle belle maniere (e dall’avido possesso).

Ovvio, Cristo sarà la scelta dei poveri, che da sempre sognano un rovesciamento della piramide (v.31).

 

Al tempo di Gesù la vita della gente era infatti marcata - tratto a tratto - da una duplice sottomissione: la politica di Erode e la schiavitù religiosa.

Il sistema di sfruttamento e repressione era capillare e ben organizzato.

Anche le autorità religiose avevano astutamente trovato un modus vivendi remunerativo ben introdotto nei gangli dell’impero.

Tutto ciò a prezzo della disgregazione della vita comunitaria e famigliare (sfaccettature dell’antica comunione di clan, ora vessata da problemi di sopravvivenza materiale e maggiore individualismo).

In un contesto di collasso sociale, moltissimi erano costretti a tirare avanti in una condizione di scartati ed esclusi.

Ma nelle assemblee di Gesù l’atteggiamento d’inclusione verso gli emarginati, deboli e malfermi, le caratterizzava e faceva spiccare (via via preferire) nei confronti di tutti gli altri gruppi.

 

A quel tempo non mancavano diverse sette - anche ben motivate - che desideravano mostrare un modello di vita alternativo alla spietatezza della realtà corrente.

Però ad es. gli Esseni erano legalisti e puristi, e vivevano separati; così anche i Farisei - osservanti legati perfino alla tradizione orale - i quali avevano abominio della gente “contaminata”.

Anche gli Zeloti mal sopportavano la folla debole e indecisa, senza voce.

I considerati ignoranti e maledetti (per essere non in grado di adempiere le prescrizioni di legge) e valutati in peccato, erano viceversa benvenuti nelle comunità cristiane.

Proprio i senza peso - dotati di poche energie e relazioni - forzosamente esclusi dal clan a motivo delle necessità economiche, trovavano lì finalmente rifugio, tepore, ascolto, comprensione, aiuto.

Il Maestro stesso aveva esplicitamente ordinato di scegliere l’anti-ambizione e l’esproprio personale in favore dei malati e deboli; di tutti coloro che erano rimasti indietro.

 

La semplicità di vita faceva il paio con la sobrietà nella missione.

Il Signore consigliava infatti agl’inviati di testimoniare fiducia radicale nell’ospitalità (offerta da tanti nuovi “famigliari”).

Senso di adattamento e misura, capacità di convivenza nell’essenziale e accontentarsi, erano il carattere irrinunciabile dell’evangelizzazione.

I veri testimoni di Cristo, anche oggi e col passare del tempo, si sentono appagati nel provvisorio - tipico dei pellegrini. Non bramano migliori sistemazioni future, passando di casa in casa (Mc 6,10).

In tutto ciò e nel sapersi adattare alle situazioni e ai normali compensi del lavoro locale, i credenti dimostrano la Presenza del Regno fraterno.

Realtà concreta e “in mezzo”: essa infatti si rende equidistante; rovescia i ruoli - e le ottiche, come ad es. posizioni abitudinarie fra donne e uomini, giovani e vecchi, o nuovi e veterani (v.31).

 

Certo, il cambiamento può spaventare, ma inseriti nella Fraternità che ode l’appello a “uscire”, togliamo il guinzaglio alle situazioni e smuoviamo le anime da tortuosità di ripiegamenti.

Ed ecco il Centuplo del Padre in tutto (vv.28-30). Eccetto una cosa: perché siamo chiamati a essere sullo stesso piano.

Non ci sarà nessun cento per uno di «padri» (nel senso antico), ossia di controllori condizionanti (vv.29-30) che dettino il loro binario e ritmo, come a dei sottoposti.

Allora siederemo nel nostro Centro, non perché identificati nel ruolo standard abituale, bensì cesellati in modo stupefacente dalle sfaccettature del Mistero che tocca, a partire da dentro.

E rovescia tutto.

 

Una vita di attaccamenti blocca la creatività. Appiccicarsi un idolo, lasciarsi plagiare o intimidire, ancorarsi alla paura di problemi o preoccupazioni è come creare una camera buia.

Sentirsi programmabili, già progettati senza un di più... subire i pareri ordinari o conformisti... esclude il vettore della Novità sconosciuta e tutta personale.

Chi si lascia inibire dall’etica esclusiva, dal dover stare con se stessi e gli altri secondo cliché di prestigio assodato e così via, edifica una dimora artificiale, che non è casa sua, né la tenda del mondo.

E pur nel passo della missione, congetturando addirittura di riuscire a prevedere le eccentricità feconde o le avventure globali, ci rattrappiamo, spaventiamo dei possibili conflitti.

Ma nel timore non si coglie ciò ch’è davvero nostro e altrui: quanto si palesa solo durante un processo, che diviene santo nell’esodo da se stessi e nella qualità di rapporti creativi.

Come ha detto il pontefice Francesco a Dublino: «Docili allo Spirito e non basati su piani tattici» che bloccano la vita.

In fondo, dietro la ritrosia a esserci in Cristo e nelle relazioni che si spingono oltre il dovuto e già pensato, non si cela altro che il timore di perdere l’attenzione altrui o la reputazione.

Ma per Via si fa esperienza intima di un diverso “interruttore” dentro, che aiuta ad esprimerci e affrontare le vicende dove non tutto sia già a posto. 

Deponendo passo passo le paure di essere sgridati, e che la vita (proprio a causa delle nostre scelte ideali) possa crollare.

Via i retroscena.

Sono le nuove genesi sotto uno stimolo d’inedito e sconosciuto a permettere di spostare l’attenzione dal calcolo alla luminosità dell’anima, dal cervello all’occhio, dal ragionamento alla percezione.

 

Tolti i lacciuoli artificiosi del voler venire anzitempo e per forza a capo delle situazioni, impareremo ad accogliere tutti i lati, e la vita andrà di suo, dilatando di onda in onda.

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

First, in Nazareth, he makes him grow, raises him, educates him, but then follows him: "Your mother is there" (Pope Francis)
Prima, a Nazareth, lo fa crescere, lo alleva, lo educa, ma poi lo segue: “La tua madre è lì” (Papa Francesco)
Unity is not made with glue [...] The great prayer of Jesus is to «resemble» the Father (Pope Francis)
L’Unità non si fa con la colla […] La grande preghiera di Gesù» è quella di «assomigliare» al Padre (Papa Francesco)
Divisions among Christians, while they wound the Church, wound Christ; and divided, we cause a wound to Christ: the Church is indeed the body of which Christ is the Head (Pope Francis)
Le divisioni tra i cristiani, mentre feriscono la Chiesa, feriscono Cristo, e noi divisi provochiamo una ferita a Cristo: la Chiesa infatti è il corpo di cui Cristo è capo (Papa Francesco)
The glorification that Jesus asks for himself as High Priest, is the entry into full obedience to the Father, an obedience that leads to his fullest filial condition [Pope Benedict]
La glorificazione che Gesù chiede per se stesso, quale Sommo Sacerdote, è l'ingresso nella piena obbedienza al Padre, un'obbedienza che lo conduce alla sua più piena condizione filiale [Papa Benedetto]
All this helps us not to let our guard down before the depths of iniquity, before the mockery of the wicked. In these situations of weariness, the Lord says to us: “Have courage! I have overcome the world!” (Jn 16:33). The word of God gives us strength [Pope Francis]
Tutto questo aiuta a non farsi cadere le braccia davanti allo spessore dell’iniquità, davanti allo scherno dei malvagi. La parola del Signore per queste situazioni di stanchezza è: «Abbiate coraggio, io ho vinto il mondo!» (Gv 16,33). E questa parola ci darà forza [Papa Francesco]
It does not mean that the Lord has departed to some place far from people and from the world. Christ's Ascension is not a journey into space toward the most remote stars […] Christ's Ascension means that he no longer belongs to the world of corruption and death that conditions our life. It means that he belongs entirely to God (Pope Benedict)
Non vuol dirci che il Signore se ne è andato in qualche luogo lontano dagli uomini e dal mondo. L’Ascensione di Cristo non è un viaggio nello spazio verso gli astri più remoti […] L’Ascensione di Cristo significa che Egli non appartiene più al mondo della corruzione e della morte che condiziona la nostra vita. Significa che Egli appartiene completamente a Dio (Papa Benedetto)
«When the servant of God is troubled, as it happens, by something, he must get up immediately to pray, and persevere before the Supreme Father until he restores to him the joy of his salvation. Because if it remains in sadness, that Babylonian evil will grow and, in the end, will generate in the heart an indelible rust, if it is not removed with tears» (St Francis of Assisi, FS 709)
«Il servo di Dio quando è turbato, come capita, da qualcosa, deve alzarsi subito per pregare, e perseverare davanti al Padre Sommo sino a che gli restituisca la gioia della sua salvezza. Perché se permane nella tristezza, crescerà quel male babilonese e, alla fine, genererà nel cuore una ruggine indelebile, se non verrà tolta con le lacrime» (san Francesco d’Assisi, FF 709)
Wherever people want to set themselves up as God they cannot but set themselves against each other. Instead, wherever they place themselves in the Lord’s truth they are open to the action of his Spirit who sustains and unites them (Pope Benedict

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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don Giuseppe Nespeca

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