Mar 21, 2026 Scritto da 

Passione secondo Mt

Introduzione:

Il rilievo della debolezza (Mt 26,14-25)

 

Mt Mc Lc situano l’istituzione dell’Eucaristia all’interno della cena pasquale giudaica. Una rielaborazione teologica per affermare (nella Fede) il senso dell’autentica Pasqua di Liberazione in Cristo.

Rispetto ai Sinottici, il quarto Vangelo è più aderente al senso del Pane Spezzato: fonte di Vita per tutti.

Gv “anticipa” la morte del Signore al momento in cui i sacerdoti sgozzavano gli agnelli destinati alla cena di Pasqua, sulla spianata del Tempio.

Quindi il sacrificio della Croce - contemporaneo a quest’ultimo evento - è giustamente collocato da Gv nelle ore precedenti la cena “pasquale” dei Sinottici.

In effetti, la Cena del Signore non ha avuto origine dalla celebrazione popolare dell’Esodo del Primo Testamento, nell’aprile dell’anno 30 (Gesù aveva 37 anni).

Nessuna Eucaristia ha mai coinvolto gl’ingredienti tipici della mensa di Pasqua ebraica, quali spezie o salse, erbe dolci e amare, differenti calici di vino e così via.

Il senso originale del gesto rituale del Maestro coi suoi - che fa da sfondo al passo di Vangelo di oggi - è quella gioiosa dello Zebah-Todah (Lv 7,11ss: unico culto votivo che poteva essere celebrato fuori del Tempio di Gerusalemme, in casa, con amici e famigliari).

Da ciò il doppio termine (comune) con cui si designa ancora il segno efficace che Cristo ci ha lasciato: Comunione (Zebah) ed Eucaristia (Ringraziamento: Todah).

Todah era un sacrificio di grande lode, uno dei vari generi specifici del sacrificio di Comunione. Ne rinveniamo diverse tracce nella Preghiera Eucaristica prima.

L’azione cerimoniale del Ringraziamento era intesa in senso molto forte, perché celebrava la Vita ritrovata, dopo una grave malattia o uno scampato pericolo di morte.

Buona parte dei Salmi - forse più di un terzo - in diversi punti esprimono la medesima gioia finale: scongiurata minaccia di vita, e l’esperienza di ritrovarsi salvati insieme ai propri cari, per Dono divino.

Il senso di quest’inneggiare nel quotidiano era infatti inizialmente anche per la Chiesa Cattolica (per quasi tutto il primo millennio, al pari della Chiesa Ortodossa) celebrato con pane lievitato (Lv 7,13), a indicarne il valore domestico e reale.

Esso ricalca i toni propri di tale antico culto di rendimento di grazie in focolare - purtroppo, difficile da tradurre nel senso delle formule proprie (percepibili solo a un orecchio specialmente allenato, e nel testo originale in lingua ebraica).

L’atmosfera lieta e famigliare con cui si celebrava il rito di Comunione e Ringraziamento sembra qui intaccata dal dramma dell’infedeltà. È un forte richiamo alla vigilanza per tutti noi.

 

Gesù si consegna non perché il disegno del Padre reclamasse sangue... né che almeno uno la pagasse cara per tutti.

I tratti del Dio non pagano non hanno a che fare con il puntiglio del risarcimento.

Il Padre non ha bisogno di essere rimborsato di nulla.

Non è un vampiro energetico, non pretende che viviamo per lui; al contrario.

E lo vediamo nel Figlio, di cui persino Giuda può disporre (ma affinché rifletta sulla propria condizione - e così Pietro).

 

Il Volto del Cristo è quello dell’uomo tradito.

Ma lui lascia fare, perché gli amici si appartengono - e sa: l’inviolabilità della persona cara può non permanere, anche per cupidigia. Perfino a scapito di Colui che ci ha accolti per primo.

Se cade il senso di appartenenza reciproca, ecco l’aspetto dell’uomo autentico diventare quello dell’uomo venduto...

Tutto ciò avviene con un senso di perdita pacifico - non per effetto d’un disegno preordinato, ma affinché i discepoli riflettano sulla propria situazione, da riconoscere, e integrare.

È il modo tramite il quale veniamo educati alla consapevolezza della nostra carenza radicale; alla coscienza della distanza dall’ideale - del bisogno d’un cammino d’amore e genuinità, ben maggiore di ogni indennizzo.

Condizione quella degli apostoli (come si scruta nel passo di Vangelo) ancora vacua e disattenta, o addirittura belluina e pre-umana - incline pure a far commercio di Dio, e delle persone non artefatte.

È come se (per attivarci) attraverso il dubbio su Giuda e sull’intera comitiva attorno, il Signore stesse ancora silenziosamente dicendo - proprio a noi, ma senza moralismi: «Dove siete?».

 

A motivo delle persecuzioni, alcuni fedeli della comunità di Mt si erano lasciati intimidire e avevano abbandonato i fratelli di fede. Quale atteggiamento adottare nei loro confronti?

La scandalosa vicenda del fallimento dei primi discepoli apre incessanti spiragli alle assemblee di tutti i tempi: la logica del Regno non è intaccata da nulla.

Porte spalancate anche per chi rinnega e fugge il Maestro.

 

Il cammino religioso senza il balzo della Fede inculca nelle persone sensibili un progressivo e spiccato senso d’indegnità: impone un’attesa snervante, di perfezioni che incalzano.

Conta la splendida abilità e attitudine: ciò che l’uomo fa per Dio...

Ma l’amore divino non è sotto condizione. Quindi nel percorso genuino e più affidabile vale anzitutto la sorpresa: ciò che il Signore fa per noi.

Egli è il Veniente e il Soggetto che opera, dispone e guida - Colui che ritesse la trama e con rovesci o balzi inattesi strappa dall’ossessione d’insufficienza.

Senza tale Amicizia (libera e guidata) più che sapiente, si cede e può capitare di vendere Cristo in cambio di fuochi fatui, bagliori momentanei, convinzioni altrui, futili cianfrusaglie; tornaconti e felicità scadenti.

 

Gesù continua a intingerci il boccone nel suo Sangue e a porgercelo. Man mano impareremo a schierarci per i suoi valori, affinché riviva attraverso noi come Pane spezzato e distribuito.

Poco a poco riusciremo persino a non ammutolire e non scappare di fronte al dono della vita... trasmutandoci in Alimento.

 

L’unico personaggio che invece rovina e autodistrugge se stesso (Mt 27,5) è quello compromesso sino in fondo con le false guide spirituali.

 

 

Per interiorizzare e vivere il messaggio:

 

Se interpellato su ciò che caratterizza, t’impegni a squadernare convinzioni altrui e traguardi esterni o ricalcati? Ovvero sbandieri la libertà di essere e diventare te stesso in Cristo?

 

 

Passione d’Amore secondo Mt

(Mt 26,14-27,66)

 

Gesù introduce nel mondo una novità totale, principio di vita: l’amore senza condizioni.

I fatti narrati nei racconti di Passione sono fondamentalmente gli stessi, ma ogni autore sottolinea i temi di catechesi ritenuti urgenti per la sua comunità.

La Passione secondo Mt riprende il racconto di Mc, creando un parallelismo in filigrana tra la vicenda di Cristo e il dramma del giusto nel salmo 22 (vv. 2. 8-9. 16. 17. 19. 25).

Mt introduce in modo originale e proprio, solo gli episodi dell’accordo pecuniario di Giuda coi sommi sacerdoti, della morte dello stesso traditore, e il fatto della custodia del sepolcro.

Tema costante della narrazione è il richiamo all’adempimento delle Scritture, perché l’autore scrive per comunità di Galilea e Siria i cui membri sono provenienti dal giudaismo.

In quella cultura si attendeva un Messia vincitore grande e potente: si aborriva un condannato appeso come maledetto anche da Dio, nonché fonte di contaminazione (Dt 21,22-23).

La sfida ai piedi della Croce da parte di funzionari del Sinedrio e autorità religiose - disposti a credere solo a chi si afferma - va compresa in questa ottica di catechesi interna.

«Salva te stesso» è il mantra che anche noi ci ripetiamo, quando pensiamo di utilizzare le nostre qualità per avanzare e dominare su tutti. Eventualmente appoggiandoci a Dio, se approva.

Alle perplessità Mt risponde evidenziando tutto un filone sopito della cultura del medio oriente antico e delle Scritture, che tratteggiava un Messia umiliato - nostro compagno di viaggio solidale nella sofferenza per l’oppressione e gli abbandoni.

L’intervento di Dio non si rende palese nella vittoria immediata, ma nel trasformare la sconfitta in fonte di vita, e persino la morte in nascita.

L’umiliazione e riduzione al silenzio diventano occasione di crescita verso l’autentica pienezza e fioritura indistruttibili.

 

Il passo di Vangelo esordisce proprio con l’accordo venale fra Giuda e i sacerdoti. Tradimento e negazione del Cristo che ci interpella, sui nostri stessi progetti ambiziosi e opposti.

Introducendo la Cena, Mt passa immediatamente a richiamare la sua comunità - collocando l’interrogativo «Sono forse io?» sulla bocca di tutti i presenti alla Cena del Signore.

L’evangelista ha la forte preoccupazione pastorale di far riconoscere a ciascuno il suo lato antidiscepolo, cancellando le illusioni d’immunità. Domanda che è bene ciascuno di noi si porti dentro.

L’apostolo vero non è un arrogante e sicuro di sé. Conosce le fragilità, sa che può prendere abbagli.

«Questo sono io» è infatti il senso del segno paradossale, la personalità e proposta che il Signore ci lascia.

Nel linguaggio del tempo le espressioni «il mio corpo» e «il mio sangue» indicavano la globalità della vita, dell’insegnamento e della parola individuale. Erano insomma sinonimo di «io stesso».

L’accostamento che fa da paragone e contrasto fra i primi episodi è palese e istruttivo.

 

Nello spezzare il pane (tutta la vita) «per le moltitudini» Mt introduce un tema caro alla sua teologia: l’universalismo della salvezza. Il popolo eletto non è depositario esclusivo della redenzione.

Ma si affaccia l’interpretazione (assai parziale) - comune ai racconti di Passione dei Sinottici - che il sacrificio di Cristo sia «per i peccati» (il termine preferibilmente singolare usato da Gv ha un diverso valore, teologico ed esistenziale, complessivo e assai meno morale).

L’idea di morte propiziatoria, espiatoria e vicaria per la redenzione dell’umanità era infatti tipica delle prime interpretazioni comunitarie della sua vicenda.

È questo il motivo che ha indotto i Sinottici a introdurre le vicende della Passione d’amore del Signore con la cosiddetta istituzione dell’Eucaristia.

Fra l’altro, nel suo racconto Mt moltiplica citazioni tratte dal Primo Testamento, per mostrare la sconfitta terrena di Gesù come espressione stessa e apice delle Scritture antiche - accentuandone la conformità.

 

Il Getsemani mostra la piena umanità di Gesù, che va verso la sua distruzione con un senso drammatico del suo destino, e senza neppure la letizia di qualche comprensione.

Accanto aveva i soliti tre intimi [appunto, i dirigenti delle prime realtà ecclesiali]: i più lontani e testardi, che desiderava invitare a tenerlo d’occhio, per iniziare a comprendere almeno qualcosa.

Anzitutto a loro il Maestro raccomanda la preghiera, ossia l’ascolto attento, per assimilare finalmente la volontà del Padre ed evitare la tentazione di separarsi da essa.

Essi infatti erano i primi a voler primeggiare e tornare all’ideologia di potere (e precedenze) che avevano ancora in testa - sognando ciascuno il primato, e chissà cos’altro.

L’evangelista suggerisce che la vera lotta non è coi poteri secolari, i quali [è ovvio] si difendono con ogni mezzo. Essere d’accordo col piano di Dio sull'umanità - questo il punto.

E bisogna che nella nostra missione lo si metta in conto: non dobbiamo farci cogliere di sorpresa. Per perpetuarsi, il mondo antico è capace di tutto.

L’episodio dell’arresto evidenzia infatti il contegno del Cristo. Liberamente procede alla morte e insegna che le cose di Dio non si definiscono con la violenza e la spada.

 

Sommi sacerdoti, teologi ufficiali e anziani, ossia i membri influenti dell’aristocrazia giudaica, temevano il nuovo ordine di cose propugnato da Gesù.

Il suo sogno di un nuovo Tempio, solo vivente, avrebbe sgretolato le loro posizioni. Il Messia potente avrebbe invece confermato i loro insegnamenti e giustificato il loro tenore di vita.

Gesù invece rivendica la sua posizione di Figlio dell’uomo. Insomma, di fronte a Caifa Egli ribadisce la sua attitudine difforme.

La condizione divina coincide con la massima espressione della comune umanità.

Proposta pericolosissima per qualsiasi struttura di mediazione istituzionale. Del resto, ogni domanda d’amore autentico è libera, e interpersonale: perde smalto con qualsiasi terzo incomodo.

I capi si rendono conto. Nei Vangeli il Figlio dell’uomo - lo sviluppo vero e pieno del progetto divino sull’umanità - non è ostacolato dai frequentatori dei luoghi di malaffare, ma dagli habitué dei recinti sacri.

La crescita e umanizzazione del popolo non è contrastata dai peccatori, ma proprio da coloro che avrebbero il ministero di far conoscere a tutti il Volto di Dio.

La condanna per blasfemia è conseguente. Appare ovvio che chi si affida ai criteri di tali “autorità spirituali” diventi nemico della vita, quindi entri in disperazione e si autodistrugga.

Tuttavia, all’interno delle coordinate teologiche di Mt, è più plausibile che le terribili parole proferite su Giuda servano a sottolineare il suo pesante destino (secondo le Scritture) di consegnare il Redentore - piuttosto che leggerle come giudizio di condanna univoca e dannazione.

Certo sono un altro deciso richiamo rivolto ai membri di comunità, affinché non si lascino ingannare da lusinghe o impostazioni di vita che poi diventano miseramente imperdonabili in se stesse.

 

Alla morte di Cristo sembra partecipi tutto il creato. «La terra si scosse»: Mt si rende conto che sta nascendo un mondo nuovo.

A quel tempo si credeva che il passaggio dall’epoca delle iniquità all’era messianica sarebbe stato segnato da eventi cosmici.

È l'irruzione del giorno di Dio, che si libera dagli steccati locali della religione. Ora ciascuno ha accesso diretto, grazie alla relazione di Fede.

E ogni morte non è più minaccia alla vita, bensì la potenzia - pure se si svolge fra insulti esterni.

Invece, la fine di Giuda è l’esito del discepolo che per un certo tempo segue il Maestro, poi molla perché si rende conto che non è con Lui che si possono realizzare sogni di gloria.

Giuda è l’apostolo che affida la sua solitudine e il suo tormento alle guide sbagliate - solo profittatrici e opportuniste. Monito di Mt ai membri di chiesa: chi lo ricalca, purtroppo non ha scampo.

 

Tutto ciò mentre il mondo religiosissimo continua a procedere con la logica di sempre, ponendo i suoi gendarmi a guardia della vita - che vuole uscire dalla tana cui è stata destinata.

I gendarmi a custodia del sepolcro ben raffigurano il tentativo del mondo della menzogna di ridurre a silenzio il giusto, chiudendolo in un sepolcro.

È un altro richiamo dell’evangelista: spesso le potenze del male danno l’impressione di potersi assicurare il trionfo definitivo.

I deboli rischiano allora di scoraggiare, considerando (in modo troppo precipitoso) le speranze di giustizia come utopie, solo pii sogni.

Intanto, Gesù nei suoi sta invece vincendo il male.

Non lo fa con miracoli fulminei e interventi perentori, ma togliendo alle forze di morte il potere di nuocere - di più, trasmutandole in occasione che prepara e attiva gli sviluppi.

Risulteranno accrescimenti e progressi tanto luminosi che i soldati collocati a difesa e rassicurazione dell’iniquità devono fuggire atterriti da una luce sfolgorante, che non reggono.

Dio fa rotolare ogni pietra che impedisce il ritorno alla vita, e si siede su di essa (28,2).

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

If, in his prophecy about the shepherd, Ezekiel was aiming to restore unity among the dispersed tribes of Israel (cf. Ez 34: 22-24), here it is a question not only of the unification of a dispersed Israel but of the unification of all the children of God, of humanity - of the Church of Jews and of pagans [Pope Benedict]
Se Ezechiele nella sua profezia sul pastore aveva di mira il ripristino dell'unità tra le tribù disperse d'Israele (cfr Ez 34, 22-24), si tratta ora non solo più dell'unificazione dell'Israele disperso, ma dell'unificazione di tutti i figli di Dio, dell'umanità - della Chiesa di giudei e di pagani [Papa Benedetto]
St Teresa of Avila wrote: «the last thing we should do is to withdraw from our greatest good and blessing, which is the most sacred humanity of Our Lord Jesus Christ» (cf. The Interior Castle, 6, ch. 7). Therefore, only by believing in Christ, by remaining united to him, may the disciples, among whom we too are, continue their permanent action in history [Pope Benedict]
Santa Teresa d’Avila scrive che «non dobbiamo allontanarci da ciò che costituisce tutto il nostro bene e il nostro rimedio, cioè dalla santissima umanità di nostro Signore Gesù Cristo» (Castello interiore, 7, 6). Quindi solo credendo in Cristo, rimanendo uniti a Lui, i discepoli, tra i quali siamo anche noi, possono continuare la sua azione permanente nella storia [Papa Benedetto]
Just as he did during his earthly existence, so today the risen Jesus walks along the streets of our life and sees us immersed in our activities, with all our desires and our needs. In the midst of our everyday circumstances he continues to speak to us; he calls us to live our life with him, for only he is capable of satisfying our thirst for hope (Pope Benedict)
Come avvenne nel corso della sua esistenza terrena, anche oggi Gesù, il Risorto, passa lungo le strade della nostra vita, e ci vede immersi nelle nostre attività, con i nostri desideri e i nostri bisogni. Proprio nel quotidiano continua a rivolgerci la sua parola; ci chiama a realizzare la nostra vita con Lui, il solo capace di appagare la nostra sete di speranza (Papa Benedetto)
"Beloved" of God (cf. Lk 1: 28). Origen observes that no such title had ever been given to a human being, and that it is unparalleled in all of Sacred Scripture (cf. In Lucam 6: 7). It is a title expressed in passive form, but this "passivity" of Mary, who has always been and is for ever "loved" by the Lord, implies her free consent, her personal and original response:  in being loved, in receiving the gift of God, Mary is fully active, because she accepts with personal generosity the wave of God's love poured out upon her [Pope Benedict]
"Amata" da Dio (cfr Lc 1,28). Origene osserva che mai un simile titolo fu rivolto ad essere umano, e che esso non trova riscontro in tutta la Sacra Scrittura (cfr In Lucam 6,7). E’ un titolo espresso in forma passiva, ma questa "passività" di Maria, che da sempre e per sempre è l’"amata" dal Signore, implica il suo libero consenso, la sua personale e originale risposta: nell’essere amata, nel ricevere il dono di Dio, Maria è pienamente attiva, perché accoglie con personale disponibilità l’onda dell’amore di Dio che si riversa in lei [Papa Benedetto]
Jesus shows us how to face moments of difficulty and the most insidious of temptations by preserving in our hearts a peace that is neither detachment nor superhuman impassivity (Pope Francis)
Gesù ci mostra come affrontare i momenti difficili e le tentazioni più insidiose, custodendo nel cuore una pace che non è distacco, non è impassibilità o superomismo (Papa Francesco)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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