Gen 5, 2026 Scritto da 

Scintille con Gesù: la svolta arriva subito

Lo spirito immondo e tranquillo, in sinagoga

(Mc 1,21b-28)

 

Nella confusione della sanguinosa guerra civile in atto (68-69) le comunità romane chiedono orientamento.

Descrivendo l’inizio dell'attività del Signore, Mc indica come annunciare: non più poggiando su precedenti maestri.

L’Evangelo vuole sostituire i proclami imperiali di vittoria e benessere (età dell’oro), e si distacca dai messaggi di altre religioni.

Gli episodi della vita di Gesù interpellano il cuore, creando una coscienza critica - meno artificiosa, più naturale.

Dopo aver invitato i primi discepoli alla sequela (Mc 1,16-20) facendoli «pescatori di uomini», Cristo porta i suoi - appunto - alla “pesca”.

La sorpresa è paradossale, e sta nel primo degli ambienti che indica. Quello che oggi - non a caso - fa più fatica a reggere tutto, come un tempo.

Insomma, volendo ricalcare il Figlio di Dio, sembra che per sollevare le persone da situazioni di morte bisogna iniziare non da un luogo di peccato e malaffare, bensì da case di onesta religione e vita pia!

Non a caso il giovane Rabbi viene denominato «Nazareno» (v.24), che nel linguaggio del tempo - alludendo al territorio di Nazaret - significava testa calda, sovversivo, rivoluzionario.

Come dire: le antiche “sinagoghe” paiono voler celebrare e lodare Dio, viceversa lo umiliano [e soffocano il suo progetto di umanizzazione].

Non si affidano al Mistero, che si dipana nel mondo interno - nello stesso affiorare personale di talenti e passione.

 

Le autorità religiose usavano il Nome divino solo per difendere il proprio status sociale, inculcando nel popolo una condotta da subordinati, e un mondo di pensieri o dottrine a loro immagine somiglianza.

A quel tempo, infatti, i leaders imponevano a tutti i ceti una sorta di spiritualità dell’immobilismo, rassicurante e manipolatoria.

La Lieta Notizia recata dal Maestro - invece - crea sintonie proprio con il desiderio di pienezza di vita che ciascun uomo porta in sé.

Di qui una grande riforma e rovesciamento, rispetto a tutte le credenze diffuse nell’impero.

La Parola nuova si erge su tutte le narrazioni antiche, e le soppianta radicalmente, anche dal punto di vista del costume.

Essa non è radicata in nessuna cappa artificiosa, o consuetudine, né alienazione, tantomeno calcolo di contrabbando e di greppia.

Malgrado i manti artificiosi e tipici, tale Logos essenziale si annida spontaneamente nell’anima di ciascuna donna e uomo, e si conosce immediatamente, nella loro esistenza reale.

Di conseguenza, è Verbo autentico, senza proiezioni antiche o schematiche, disincarnate e alla moda; piuttosto, insolite. Così molestando davvero l’istituzione ufficiale.

E - ancora oggi - provocando reazioni sia tra gli ammansiti dell’osservanza, che tra i finti fenomeni à la page del riformismo senza costrutto; astratto, sofisticato, cerebrale, patinato.

Sono pur “luoghi” variegati, questi delle varie dottrine… però in cui c’è qualcuno che rimane sempre in un cantuccio calmo e tranquillo, e non reca il minimo disturbo.

Ma a un certo punto scatta (v.23).

Non sono le preghiere e i canti che lo fanno esplodere e imprecare, ma il nuovo insegnamento.

Dove arriva il Maestro, l’antico equilibrio stagnante e compromissorio non può continuare.

La sua Presenza non è conciliabile con le forze opposte - del letargo, o delle fantasie ventose di sedicenti profeti.

 

Prima di Gesù, in sinagoga la situazione era di “pace”: una quiete e una mentalità corrente che andavano bene a tutti.

Ma i due poli sono avversari acerrimi: non si sopportano, fanno subito scintille.

La catechesi di Mc invita a comparare l’esperienza di ciascuno alla vita non rassegnata del Figlio.

Egli non istruiva le persone semplici in modo esterno, facendo buon viso a cattivo gioco - citando a memoria le autorità comunemente accettate.

Partiva dall’esperienza personale del Padre, e dalla sua stessa vita concreta. Così noi.

In Cristo, immersi nella sua stessa Fede, i credenti scrutano fatti e sentimenti profondi; non si limitano alle nobili esortazioni. Questo il “guaio”.

I fratelli del Signore non ripetono luoghi comuni, altrui.

Piuttosto, combattono ed espellono con decisione il potere del male che s’impossessa delle creature e le allinea, le aliena.

 

L’uomo che grida contro Gesù parla al plurale (v.24; cf. Lc 4,34) proprio perché l’Evangelo va a promuovere le ricchezze personali e intaccare interessi di cerchia.

Si tratta delle cordate di falsi amici di Dio; non di rado, proprio quelli che aprono bocca a suo nome (v.24c).

Lo spirito dei credenti abitudinari e assuefatti o interessati all’ordine si rendono conto che nell’uomo immagine vera del Padre giunge Chi è in grado di far crollare il loro castello di carte, e si spaventano.

Ovvio lo scontro. Altro che buonismi innocui e di facciata.

Quando queste energie contrarie si ritrovano, si fronteggiano senza esclusione di colpi.

Sono ostili e finiscono per aggredirsi - non c’è zucchero filato o manierismo che tenga.

 

Il “posseduto” proclama il Nome del giovane Rabbi (v.24a), sperando di mostrarsi superiore e impossessarsi di Lui.

Ma il Figlio di Dio non si lascia ghermire dai giochetti.

 

I falsi insegnamenti della religione normalizzata - di qualsiasi estrazione - avevano inculcato nell’animo delle persone che il «santo di Dio» si sarebbe presentato in modo eloquente, perentorio.

Costui non poteva essere altro che un personaggio eminente e celebrato: sovrano, condottiero, sommo sacerdote... così richiamando le consuetudini distintive del popolo eletto.

Ma nei frequentatori di “sinagoga” tale convincimento recava con sé uno spirito di soggezione e morte che produceva personalità sedate, abitudinarie. Assoggettate a osservanze blande, troppo comuni; infine solo rassicuranti.

Eppure ora quello stesso spirito assuefatto si sente minacciato - invece che conformisticamente rispecchiato. Così pretende di mettere a cuccia nel Figlio pure lo stesso Dio che proclama.

 

A cospetto della Parola-evento che fa quel che dice, il re è nudo. Non l’irenismo pacioccone, bensì il conflitto è dietro l’angolo.

Le potenze che c’imbrigliano con festival ripetitivi e si nutrono d’illusioni rinunciatarie, vedono sgretolare l’inerzia e i guinzagli che hanno fatto la loro fortuna.

«E lo [spirito] immondo, contorcendolo e gridando a gran voce, uscì da lui» (v.26). Perché «contorcendolo»?

È davvero straziante scoprire che stili di vita e condizionamenti ideali possono portare fuori strada.

E in tal guisa, tante minuzie inculcate come sacri valori sono forse proprio quelle che allontanano da un dialogo d’amore con Dio.

Anche oggi una sottile propaganda ingannatrice e omologante tende a sequestrare e alienare l’anima personale; a raccomandare l’inazione - o il suo eccesso - e lacerarci in prestazioni [es. di potere e denaro].

Un’atmosfera opprimente, quella che a volte subiamo, sotto la cappa di situazioni piramidali e assuefazioni.

Tutta schiavizzante i semplici; con formalità, ossessioni moraliste, e modi di essere (o meglio, apparire) confezionati.

 

Chi evangelizza sul serio distacca le persone dall’ideologia banalizzante, dalle maniere del pensiero unico locale - tradizionalista o d’avanguardia che sia.

Esso può sembrare segnatamente idealista, o lancinante e impegnato, ma poi resta assopito nelle pratiche e dottrine che tradiscono le aspettative profonde della nostra vocazione autentica.

Insomma, la cappa degli artifizi umilia l’esistenza in pienezza; affievolisce e spegne il passo della nostra eccezionalità irripetibile, sulla quale il Padre intende edificare la sua stessa Novità.

In Cristo, l’«insegnamento nuovo» è una «didachè kainè» (v.27), che nell’espressione greca sottolinea appunto un richiamo di qualità superiore; in grado di soppiantare quanto permane paludoso.

Un Appello che rimpiazza, sostituisce completamente tutto il resto. E non sarà superato.

Parola che mette a nudo e spazza via le zavorre, nonché tutte le impalcature condizionanti - insieme al senso di colpa inculcato dalle solite guide dozzinali e interessate.

Morale: donne e uomini umanizzano; ricominciano a vivere e respirare.

Non si lasciano più plagiare da idee e limiti; convinzioni estranee, opportuniste, soporifere, o dissociate, isteriche [colme di proiezioni; vuote, non radicate].

 

«Didachè kainè»: essa scalza l’identificazione forzata, e una visione della vita che rende stagnanti, unilaterali.

Ora se ci ritroviamo posseduti da poteri a senso unico, esterni e disumanizzanti, veniamo messi faccia a faccia con Dio - senza prima le lunghe trafile che ci fanno monocromatici.

E qui abilitati a ritrovare noi stessi, anche negli opposti; nonché il discrimine dell’impegno, il motivo per cui siamo nati.

Abilitati ormai a valicare gli idoli che sequestrano i sogni, e l’entusiasmo che parte da dentro. Con voglia di rinascere.

Esodo frutto di alleanza coi nostri lati poliedrici, tutti indispensabili per un completamento della personalità, e per l’evoluzione.

Insomma, il Figlio Presente ci restituisce consapevolezza della Chiamata a Libertà - prima senza costrutto. Vocazione già radicata; però senza facilonerie.

Fa recuperare (in primis a noi, che frequentiamo abitudinariamente i luoghi di culto) un perfetto giudizio personale, una impensabile purezza.

 

La svolta arriva subito. Anche nella profondità, come nell’eccesso.

 

 

Per interiorizzare e vivere il messaggio:

 

Sei credibile e libero, ossia pieno di passioni e profondità?

Ti affidi al mondo interno, o a quello (un po’ troppo) dell’esterno?

Dopo aver ascoltato e accolto te stesso e la realtà che viene, ti metti a repentaglio o sei di quelli del «ne quid nimis» - nulla di eccessivo?

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

You ought not, however, to be satisfied merely with knocking and seeking: to understand the things of God, what is absolutely necessary is oratio. For this reason, the Saviour told us not only: ‘Seek and you will find’, and ‘Knock and it shall be opened to you’, but also added, ‘Ask and you shall receive’ [Verbum Domini n.86; cit. Origen, Letter to Gregory]
Non ti devi però accontentare di bussare e di cercare: per comprendere le cose di Dio ti è assolutamente necessaria l’oratio. Proprio per esortarci ad essa il Salvatore ci ha detto non soltanto: “Cercate e troverete”, e “Bussate e vi sarà aperto”, ma ha aggiunto: “Chiedete e riceverete” [Verbum Domini n.86; cit. Origene, Lettera a Gregorio]
In the crucified Jesus, a kind of transformation and concentration of the signs occurs: he himself is the “sign of God” (John Paul II)
In Gesù crocifisso avviene come una trasformazione e concentrazione dei segni: è Lui stesso il "segno di Dio" (Giovanni Paolo II)
Only through Christ can we converse with God the Father as children, otherwise it is not possible, but in communion with the Son we can also say, as he did, “Abba”. In communion with Christ we can know God as our true Father. For this reason Christian prayer consists in looking constantly at Christ and in an ever new way, speaking to him, being with him in silence, listening to him, acting and suffering with him (Pope Benedict)
Solo in Cristo possiamo dialogare con Dio Padre come figli, altrimenti non è possibile, ma in comunione col Figlio possiamo anche dire noi come ha detto Lui: «Abbà». In comunione con Cristo possiamo conoscere Dio come Padre vero. Per questo la preghiera cristiana consiste nel guardare costantemente e in maniera sempre nuova a Cristo, parlare con Lui, stare in silenzio con Lui, ascoltarlo, agire e soffrire con Lui (Papa Benedetto)
In today’s Gospel passage, Jesus identifies himself not only with the king-shepherd, but also with the lost sheep, we can speak of a “double identity”: the king-shepherd, Jesus identifies also with the sheep: that is, with the least and most needy of his brothers and sisters […] And let us return home only with this phrase: “I was present there. Thank you!”. Or: “You forgot about me” (Pope Francis)
Nella pagina evangelica di oggi, Gesù si identifica non solo col re-pastore, ma anche con le pecore perdute. Potremmo parlare come di una “doppia identità”: il re-pastore, Gesù, si identifica anche con le pecore, cioè con i fratelli più piccoli e bisognosi […] E torniamo a casa soltanto con questa frase: “Io ero presente lì. Grazie!” oppure: “Ti sei scordato di me” (Papa Francesco)
Thus, in the figure of Matthew, the Gospels present to us a true and proper paradox: those who seem to be the farthest from holiness can even become a model of the acceptance of God's mercy and offer a glimpse of its marvellous effects in their own lives (Pope Benedict))
To love God is therefore a journeying with one's heart to God. A wonderful journey! When I was a boy, I was thrilled by the journeys described by Jules Verne ("Twenty Thousand Leagues Under The Sea", "From The Earth To The Moon", "Round The World In Eighty Days", etc). But the journeys of love for God are far more interesting. You read them in the lives of the Saints [Pope John Paul I]
Amare Dio è dunque un viaggiare col cuore verso Dio. Viaggio bellissimo. Ragazzo, mi estasiavo nei viaggi descritti da Giulio Verne (« Ventimila leghe sotto i mari », « Dalla terra alla luna », « Il giro del mondo in ottanta giorni », ecc.). Ma i viaggi dell'amore a Dio sono molto più interessanti. Li si legge nella vita dei Santi [Papa Giovanni Paolo I]

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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