Mar 21, 2026 Scritto da 

La Croce al centro

1. "Pueri Hebraeorum, portantes ramos olivarum...
I giovani ebrei, portando rami d'ulivo, / andarono incontro al Signore".

Così canta l'antifona liturgica, che accompagna la solenne processione con i rami d'ulivo e di palma in questa Domenica, detta appunto delle Palme e della Passione del Signore. Abbiamo rivissuto quel che avvenne quel giorno: in mezzo alla folla esultante intorno a Gesù, che in groppa ad un'asina entrava in Gerusalemme, moltissimi erano i ragazzi. Alcuni farisei avrebbero voluto che Gesù li facesse tacere, ma Egli rispose che, se essi avessero taciuto, avrebbero gridato le pietre (cfr Lc 19,39-40).

Anche oggi, grazie a Dio, i giovani sono in gran numero qui in Piazza San Pietro. I "giovani ebrei" sono diventati ragazzi e ragazze di ogni nazione, lingua e cultura. Benvenuti, carissimi! A ciascuno di voi il mio più cordiale saluto. L'odierno appuntamento ci proietta verso la prossima Giornata Mondiale della Gioventù, che si svolgerà a Toronto, città canadese tra le più cosmopolite del mondo. Là si trova già la Croce dei Giovani che un anno fa, in occasione della Domenica delle Palme, i giovani italiani consegnarono ai loro coetanei canadesi.

2. La Croce è al centro dell'odierna liturgia. Voi, cari giovani, con la vostra attenta ed entusiastica partecipazione a questa solenne celebrazione, mostrate che non vi vergognate della Croce. Voi non temete la Croce di Cristo. Anzi, l'amate e la venerate, perché è il segno del Redentore morto e risorto per noi. Chi crede in Gesù crocifisso e risuscitato porta la Croce in trionfo, come prova indubitabile che Dio è amore. Con il dono totale di sé, con la Croce appunto, il nostro Salvatore ha vinto definitivamente il peccato e la morte. Per questo acclamiamo festanti: "Gloria e lode a Te, o Cristo, che con la tua Croce hai redento il mondo!".

3. "Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte, / e alla morte di croce. / Per questo Dio l'ha esaltato / e gli ha dato il nome che è sopra ogni altro nome" (Acclamaz. al Vangelo). Con queste parole dell'apostolo Paolo, già risuonate nella seconda lettura, abbiamo poc'anzi elevato la nostra acclamazione prima dell'inizio del racconto della Passione. Esse esprimono la nostra fede: la fede della Chiesa.

La fede in Cristo non è però mai scontata. La lettura della sua Passione ci pone di fronte a Cristo, vivente nella Chiesa. Il mistero pasquale, che nei giorni della Settimana Santa rivivremo, è sempre attuale. Noi siamo oggi i contemporanei del Signore e, come la gente di Gerusalemme, come i discepoli e le donne, siamo chiamati a decidere se stare con Lui o fuggire o rimanere semplici spettatori della sua morte.

Si riapre ogni anno, nella Settimana Santa, la grande scena in cui si decide il dramma definitivo non soltanto per una generazione, ma per l'intera umanità ed ogni singola persona.

4. Il racconto della Passione mette in luce la fedeltà di Cristo, in contrasto con l'umana infedeltà. Nell'ora della prova, mentre tutti, anche i discepoli e persino Pietro, abbandonano Gesù (cfr Mt 26,56), Egli rimane fedele, pronto a versare il sangue per portare a compimento la missione affidatagli dal Padre. Accanto gli resta Maria, silenziosa e sofferente.

Cari giovani! Imparate da Gesù e dalla sua e nostra Madre. La vera forza dell'uomo si vede nella fedeltà con cui egli è capace di rendere testimonianza alla verità, resistendo a blandizie e minacce, ad incomprensioni e ricatti, e persino alla persecuzione dura e spietata. Ecco la strada nella quale ci chiama a seguirlo il nostro Redentore.

Solo se sarete disposti a fare questo, diventerete ciò che Gesù si attende da voi, e cioè "sale della terra" e "luce del mondo" (Mt 5,13-14). E' proprio questo, come sapete, il tema della prossima Giornata Mondiale della Gioventù. L'immagine del sale "ci ricorda che, mediante il battesimo, tutto il nostro essere è stato profondamente trasformato, perché «condito» con la vita nuova che viene da Cristo (cfr Rm 6,4)" (Messaggio per la XVII Giornata Mondiale della Gioventù, 2).

Cari giovani, non perdete il vostro sapore di cristiani, il sapore del Vangelo! Mantenetelo vivo, meditando costantemente il mistero pasquale: la Croce sia la vostra scuola di sapienza. Di nient'altro vantatevi, se non di questa sublime cattedra di verità e di amore.

5. La liturgia ci invita a salire verso Gerusalemme con Gesù acclamato dai giovani ebrei. Tra poco Egli "dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno" (Lc 24,46). San Paolo ci ha ricordato che Gesù "spogliò se stesso assumendo la condizione di servo" (Fil 2,7) per ottenere a noi la grazia della filiazione divina. E' da qui che scaturisce la vera sorgente della pace e della gioia per ciascuno di noi! Sta qui il segreto della gioia pasquale, che nasce dal travaglio della Passione.

A questa gioia auguro che prenda parte ognuno di voi, cari giovani amici. Colui che avete scelto come Maestro non è un mercante d'illusioni, non è un potente di questo mondo, né un astuto e abile ragionatore. Voi sapete chi avete scelto di seguire: è il Crocifisso risorto! Cristo morto per voi, Cristo risorto per voi.

E io vi assicuro che non rimarrete delusi. Nessun altro, al di fuori di Lui, vi può infatti dare quell'amore, quella pace e quella vita eterna a cui anela profondamente il vostro cuore. Beati voi, giovani, se sarete fedeli discepoli di Cristo! Beati voi se, in ogni circostanza, sarete disposti a testimoniare che veramente quest'uomo è Figlio di Dio! (cfr Mt 27,39).

Vi guidi ed accompagni Maria, Madre del Verbo incarnato, pronta ad intercedere per ogni uomo che viene sulla faccia della terra.

[Papa Giovanni Paolo II, omelia delle Palme 24 marzo 2002]

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

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Romano Guardini wrote that the Lord “is always close, being at the root of our being. Yet we must experience our relationship with God between the poles of distance and closeness. By closeness we are strengthened, by distance we are put to the test” (Pope Benedict)
Romano Guardini scrive che il Signore “è sempre vicino, essendo alla radice del nostro essere. Tuttavia, dobbiamo sperimentare il nostro rapporto con Dio tra i poli della lontananza e della vicinanza. Dalla vicinanza siamo fortificati, dalla lontananza messi alla prova” (Papa Benedetto)
In recounting the "sign" of bread, the Evangelist emphasizes that Christ, before distributing the food, blessed it with a prayer of thanksgiving (cf. v. 11). The Greek term used is eucharistein and it refers directly to the Last Supper, though, in fact, John refers here not to the institution of the Eucharist but to the washing of the feet. The Eucharist is mentioned here in anticipation of the great symbol of the Bread of Life [Pope Benedict]
Narrando il “segno” dei pani, l’Evangelista sottolinea che Cristo, prima di distribuirli, li benedisse con una preghiera di ringraziamento (cfr v. 11). Il verbo è eucharistein, e rimanda direttamente al racconto dell’Ultima Cena, nel quale, in effetti, Giovanni non riferisce l’istituzione dell’Eucaristia, bensì la lavanda dei piedi. L’Eucaristia è qui come anticipata nel grande segno del pane della vita [Papa Benedetto]
First, the world of the Bible presents us with a new image of God. In surrounding cultures, the image of God and of the gods ultimately remained unclear and contradictory (Deus Caritas est n.9)
Vi è anzitutto la nuova immagine di Dio. Nelle culture che circondano il mondo della Bibbia, l'immagine di dio e degli dei rimane, alla fin fine, poco chiara e in sé contraddittoria (Deus Caritas est n.9)
God loves the world and will love it to the end. The Heart of the Son of God pierced on the Cross and opened is a profound and definitive witness to God’s love. Saint Bonaventure writes: “It was a divine decree that permitted one of the soldiers to open his sacred wide with a lance… The blood and water which poured out at that moment was the price of our salvation” (John Paul II)
Il mondo è amato da Dio e sarà amato fino alla fine. Il Cuore del Figlio di Dio trafitto sulla croce e aperto, testimonia in modo profondo e definitivo l’amore di Dio. Scriverà San Bonaventura: “Per divina disposizione è stato permesso che un soldato trafiggesse e aprisse quel sacro costato. Ne uscì sangue ed acqua, prezzo della nostra salvezza” (Giovanni Paolo II)
Thus, paradoxically, from a sign of condemnation, death and failure, the Cross becomes a sign of redemption, life and victory, through faith, the fruits of salvation can be gathered (Pope Benedict)
Così la Croce, paradossalmente, da segno di condanna, di morte, di fallimento, diventa segno di redenzione, di vita, di vittoria, in cui, con sguardo di fede, si possono scorgere i frutti della salvezza (Papa Benedetto)
[Nicodemus] felt the fascination of this Rabbi, so different from the others, but could not manage to rid himself of the conditioning of his environment that was hostile to Jesus, and stood irresolute on the threshold of faith (Pope Benedict)
[Nicodemo] avverte il fascino di questo Rabbì così diverso dagli altri, ma non riesce a sottrarsi ai condizionamenti dell’ambiente contrario a Gesù e resta titubante sulla soglia della fede (Papa Benedetto)
Those wounds that, in the beginning were an obstacle for Thomas’s faith, being a sign of Jesus’ apparent failure, those same wounds have become in his encounter with the Risen One, signs of a victorious love (Pope Benedict)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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don Giuseppe Nespeca

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