Feb 8, 2026 Scritto da 

Segni del Regno

1. Non vi è dubbio sul fatto che nei Vangeli i miracoli di Cristo vengono presentati come segni del regno di Dio, che è entrato nella storia dell'uomo e del mondo. «Se io scaccio i demoni per virtù dello Spirito di Dio, è certo giunto tra voi il regno di Dio», dice Gesù (Mt 12,28). Per quante discussioni si vogliano fare e si siano fatte sul tema del miracolo (alle quali del resto hanno risposto gli apologisti cristiani), è certo che non è possibile staccare i «miracoli, i prodigi e segni» attribuiti a Gesù, e persino ai suoi apostoli e discepoli operanti «in suo nome», dal contesto autentico del Vangelo. Nella predicazione degli apostoli, dalla quale principalmente hanno origine i Vangeli, i primi cristiani sentivano narrare da testimoni oculari quei fatti straordinari, accaduti in tempi vicini e quindi controllabili sotto l'aspetto che possiamo dire critico-storico, sicché non erano sorpresi dal loro inserimento nei vangeli. Qualunque siano state le contestazioni dei tempi successivi, da quelle fonti genuine della vita e dell'insegnamento di Cristo emerge una prima cosa certa: gli apostoli, gli evangelisti e tutta la Chiesa primitiva vedevano in ciascuno di quei miracoli il supremo potere di Cristo sulla natura e sulle sue leggi. Colui che rivela Dio come Padre, Creatore e Signore del creato, quando compie quei miracoli con il proprio potere, rivela se stesso come Figlio consostanziale al Padre e uguale a lui nella signoria sul creato.

2. Alcuni miracoli presentano però anche altri aspetti complementari al significato fondamentale di prova del potere divino del Figlio dell'uomo, in ordine all'economia della salvezza. Così, parlando del primo «segno» compiuto a Cana di Galilea, l'evangelista Giovanni nota che mediante esso Gesù «manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui» (Gv 2,11). Il miracolo è dunque compiuto per una finalità di fede, ma esso avviene durante una festa di nozze. Si può dire perciò che, almeno nell'intenzione dell'evangelista, il «segno» serve a mettere in rilievo tutta l'economia divina dell'alleanza e della grazia che nei libri dell'Antico e del Nuovo Testamento viene spesso espresso con l'immagine del matrimonio. Il miracolo di Cana di Galilea potrebbe dunque essere in relazione con la parabola del banchetto di nozze che un re fece per un suo figlio, e col «regno dei cieli» escatologico che «è simile» proprio a un tale banchetto (cf. Mt 22,2). Il primo miracolo di Gesù potrebbe essere letto come un «segno» di questo regno, soprattutto se si pensa che, non essendo ancora giunta «l'ora di Gesù», ossia l'ora della sua passione e della sua glorificazione (Gv 2,4; cf. 7,30; 8,20; 12,23.27; 13,1; 17,1), che deve essere preparata dalla predicazione del «Vangelo del regno» (cf. Mt 4,23; 9,35), il miracolo ottenuto con l'intercessione di Maria può essere considerato come un «segno» e un annuncio simbolico di ciò che sta per avvenire.

3. Come un «segno» dell'economia salvifica si lascia leggere ancor più chiaramente il miracolo della moltiplicazione dei pani, avvenuto nei pressi di Cafarnao. Giovanni vi ricollega il discorso tenuto da Gesù il giorno dopo, nel quale insiste sulla necessità di procurarsi «il pane che non perisce» mediante la «fede in colui che mi ha mandato», e parla di se stesso come del pane vero che «dà la vita al mondo» e anzi di colui che dà la sua carne «per la vita del mondo». E' chiaro il preannuncio della passione e morte salvifica, non senza riferimento e preparazione all'Eucaristia che doveva essere istituita il giorno prima della sua passione, come sacramento-pane della vita eterna (Gv 6,29.33.51.52-58).

4. A sua volta, la tempesta sedata sul lago di Genesaret può essere riletta come «segno» di una costante presenza di Cristo nella «barca» della Chiesa, che molte volte nel corso della storia viene esposta alla furia dei venti nelle ore di tempesta. Gesù, svegliato dai discepoli, comanda ai venti e al mare e si fa una grande bonaccia. Poi dice loro: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?» (Mc 4,40). In questo, come in altri episodi, si vede la volontà di Gesù di inculcare negli apostoli e nei discepoli la fede nella sua presenza operatrice e protettrice anche nelle ore più tempestose della storia, nelle quali potrebbe infiltrarsi nello spirito il dubbio sulla sua divina assistenza. Di fatto nella omiletica e nella spiritualità cristiana il miracolo è stato spesso interpretato come «segno» della presenza di Gesù e garanzia della fiducia in lui da parte dei cristiani e della Chiesa.

5. Gesù, che va verso i discepoli camminando sulle acque, offre un altro «segno» della sua presenza, e assicura una costante vigilanza sui discepoli e sulla Chiesa. «Coraggio, sono io, non temete», dice Gesù agli apostoli, che lo avevano preso per un fantasma (cf. Mc 6,49-50). Marco fa notare lo stupore degli apostoli «perché non avevano capito il fatto dei pani e il loro cuore era indurito» (Mc 6,52). Matteo riporta la domanda di Pietro che vuole scendere sulle acque per andare incontro a Gesù e registra la sua paura e la sua invocazione di aiuto, quando si sente sprofondare: Gesù lo salva, ma lo rimprovera dolcemente: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?» (Mt 14,31). Aggiunge pure che «quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti esclamando: Tu sei veramente il Figlio di Dio» (Mt 14,33).

6. Le pesche miracolose sono per gli apostoli e per la chiesa i «segni» della fecondità della loro missione se si manterranno profondamente uniti alla potenza salvifica di Cristo (cf. Lc 5,4-10; Gv 21,3-6). Difatti Luca inserisce nella narrazione il fatto di Simon Pietro che si getta alle ginocchia di Gesù esclamando: «Signore, allontanati da me che sono un peccatore» (Lc 5,10). Giovanni a sua volta fa seguire alla narrazione della pesca dopo la risurrezione, il mandato di Cristo a Pietro. «Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle» (cf. Gv 21,15-17). E' un accostamento significativo.

7. Si può dunque dire che i miracoli di Cristo, manifestazione della onnipotenza divina nei riguardi della creazione, che si rivela nel suo potere messianico su uomini e cose, sono nello stesso tempo i «segni» mediante i quali si rivela l'opera divina della salvezza, l'economia salvifica che con Cristo viene introdotta e si attua in modo definitivo nella storia dell'uomo e viene così inscritta in questo mondo visibile, che è pure sempre opera divina. La gente che - così come gli apostoli sul lago - vedendo i «miracoli» di Cristo s'interroga: «Chi è... costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?» (Mc 4,41), mediante questi «segni» viene preparata ad accogliere la salvezza offerta all'uomo da Dio nel suo Figlio.

Questo è lo scopo essenziale di tutti i miracoli e segni fatti da Cristo agli occhi dei suoi contemporanei, e di quei miracoli che nel corso della storia saranno compiuti dai suoi apostoli e discepoli in riferimento alla potenza salvifica del suo nome: «Nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!» (At 3,6).

[Papa Giovanni Paolo II, Udienza Generale 2 dicembre 1987]

https://disf.org/giovanni-paolo-ii-salvezza-miracoli

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

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If, in his prophecy about the shepherd, Ezekiel was aiming to restore unity among the dispersed tribes of Israel (cf. Ez 34: 22-24), here it is a question not only of the unification of a dispersed Israel but of the unification of all the children of God, of humanity - of the Church of Jews and of pagans [Pope Benedict]
Se Ezechiele nella sua profezia sul pastore aveva di mira il ripristino dell'unità tra le tribù disperse d'Israele (cfr Ez 34, 22-24), si tratta ora non solo più dell'unificazione dell'Israele disperso, ma dell'unificazione di tutti i figli di Dio, dell'umanità - della Chiesa di giudei e di pagani [Papa Benedetto]
St Teresa of Avila wrote: «the last thing we should do is to withdraw from our greatest good and blessing, which is the most sacred humanity of Our Lord Jesus Christ» (cf. The Interior Castle, 6, ch. 7). Therefore, only by believing in Christ, by remaining united to him, may the disciples, among whom we too are, continue their permanent action in history [Pope Benedict]
Santa Teresa d’Avila scrive che «non dobbiamo allontanarci da ciò che costituisce tutto il nostro bene e il nostro rimedio, cioè dalla santissima umanità di nostro Signore Gesù Cristo» (Castello interiore, 7, 6). Quindi solo credendo in Cristo, rimanendo uniti a Lui, i discepoli, tra i quali siamo anche noi, possono continuare la sua azione permanente nella storia [Papa Benedetto]
Just as he did during his earthly existence, so today the risen Jesus walks along the streets of our life and sees us immersed in our activities, with all our desires and our needs. In the midst of our everyday circumstances he continues to speak to us; he calls us to live our life with him, for only he is capable of satisfying our thirst for hope (Pope Benedict)
Come avvenne nel corso della sua esistenza terrena, anche oggi Gesù, il Risorto, passa lungo le strade della nostra vita, e ci vede immersi nelle nostre attività, con i nostri desideri e i nostri bisogni. Proprio nel quotidiano continua a rivolgerci la sua parola; ci chiama a realizzare la nostra vita con Lui, il solo capace di appagare la nostra sete di speranza (Papa Benedetto)
"Beloved" of God (cf. Lk 1: 28). Origen observes that no such title had ever been given to a human being, and that it is unparalleled in all of Sacred Scripture (cf. In Lucam 6: 7). It is a title expressed in passive form, but this "passivity" of Mary, who has always been and is for ever "loved" by the Lord, implies her free consent, her personal and original response:  in being loved, in receiving the gift of God, Mary is fully active, because she accepts with personal generosity the wave of God's love poured out upon her [Pope Benedict]
"Amata" da Dio (cfr Lc 1,28). Origene osserva che mai un simile titolo fu rivolto ad essere umano, e che esso non trova riscontro in tutta la Sacra Scrittura (cfr In Lucam 6,7). E’ un titolo espresso in forma passiva, ma questa "passività" di Maria, che da sempre e per sempre è l’"amata" dal Signore, implica il suo libero consenso, la sua personale e originale risposta: nell’essere amata, nel ricevere il dono di Dio, Maria è pienamente attiva, perché accoglie con personale disponibilità l’onda dell’amore di Dio che si riversa in lei [Papa Benedetto]
We are here touching the heart of the problem. In Holy Scripture and according to the evangelical categories, "alms" means in the first place an interior gift. It means the attitude of opening "to the other" (John Paul II)
Qui tocchiamo il nucleo centrale del problema. Nella Sacra Scrittura e secondo le categorie evangeliche, “elemosina” significa anzitutto dono interiore. Significa l’atteggiamento di apertura “verso l’altro” (Giovanni Paolo II)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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don Giuseppe Nespeca

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