Feb 2, 2026 Scritto da 

Le radici cristiane dell’Europa

Illustri Signori!

In occasione di queste giornate di studio, dedicate alle “Comuni radici cristiane delle Nazioni Europee”, avete desiderato questa udienza, per incontrarvi con me.

Mentre porgo a tutti voi personalmente, uomini di cultura dell’Europa e del mondo intero convenuti a Roma, il mio saluto più sentito, vi manifesto il mio ringraziamento, non solo per questa vostra visita, per me così gradita, ma anche perché avete scelto come spunto ed argomento delle vostre riflessioni idee che sento intimamente radicate nel mio spirito e che ho avuto modo di esprimere fin dall’inizio del mio pontificato (Discorso del 22 ottobre 1978) e poi man mano, nell’Omelia sulla piazza del Duomo di Gniezno (3 giugno 1979), nel discorso tenuto a Czestochowa ai Vescovi polacchi (5 giugno 1979), durante le visite a Subiaco, a Montecassino, a Norcia in occasione del 1550° anniversario della nascita di san Benedetto, nel discorso tenuto all’Assemblea generale dell’UNESCO (2 giugno 1980), e che soprattutto ho manifestato apertamente e sintetizzato nella lettera apostolica Egregiae virtutis (31 dicembre 1980), con cui ho proclamato i santi Cirillo e Metodio patroni dell’Europa insieme con san Benedetto.

Grazie per questa sensibilità e attenzione alle ansie apostoliche, che caratterizzano la vita del Pastore supremo della Chiesa che, in nome di Cristo, si sente anche Padre affettuoso e responsabile dell’intera umanità.

1. Il grido che mi uscì spontaneo dal cuore in quel giorno indimenticabile, in cui per la prima volta nella storia della Chiesa un Papa slavo, figlio della martoriata e sempre gloriosa Polonia, iniziava il suo servizio pontificale, non era altro che l’eco dell’anelito che spinse san Cirillo e Metodio ad affrontare la loro missione evangelizzatrice: “Aprite, spalancate le porte a Cristo! Non abbiate paura di accogliere Cristo e di accettare la sua potestà... Alla sua salvatrice potenza aprite i confini degli stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi della cultura, della civiltà, dello sviluppo. Non abbiate paura. Permettete a Cristo di parlare all’uomo. Solo Lui ha parole di vita”.

Voi conoscete la vita e le vicende dei due santi: si può ben dire che la loro esistenza si presenta sotto due aspetti essenziali: un immenso amore a Cristo e una triplice fedeltà.

Il loro amore appassionato e coraggioso a Cristo si manifestò nella fedeltà alla vocazione missionaria ed evangelizzatrice, nella fedeltà alla Sede Romana del Pontefice e, infine, nella fedeltà ai popoli slavi. Essi annunziarono la verità, la salvezza, la pace; essi vollero la pace! E perciò rispettarono le ricchezze spirituali e culturali di ogni popolo, ben convinti che la grazia portata da Cristo non distrugge, ma eleva e trasforma la natura. Per questa fedeltà al Vangelo ed alle culture locali, essi inventarono un alfabeto particolare per rendere possibile la trascrizione dei libri sacri nella lingua dei popoli slavi, e così, contro le recriminazioni di coloro che ritenevano quasi un dogma le tre lingue sacre, l’ebraico, il greco e il latino (i “pilatiani” come li chiamava san Cirillo), essi introdussero la lingua slava anche nella liturgia, con autorevole conferma del Papa, e come primo messaggio tradussero il “Prologo” del Vangelo di Giovanni. “Greci di origine, Slavi di cuore, inviati canonicamente da Roma, essi sono un fulgido esempio dell’universalismo cristiano. Di quell’universalismo che abbatte le barriere, estingue gli odi e unisce tutti nell’amore del Cristo Redentore Universale” (Lettera del Cardinale Segretario di Stato ai fedeli partecipanti alle celebrazioni dei santi Cirillo e Metodio a Velehrad, in Cecoslovacchia) (cf. “L’Osservatore Romano”, 6-7 luglio 1981).

2. La proclamazione dei due santi apostoli degli Slavi a patroni dell’Europa insieme con san Benedetto voleva prima di tutto ricordare l’undicesimo centenario della lettera Industriae tuae, inviata da Papa Giovanni VIII al Principe Svatopluk nel giugno dell’anno 880, nella quale veniva lodato e raccomandato l’uso della lingua slava nella liturgia, e il primo centenario della pubblicazione della lettera enciclica Grande munus (30 settembre 1880), con la quale il Pontefice Leone XIII ricordava a tutta la Chiesa le figure e l’attività apostolica dei due santi. Ma con essa, in particolare, ho voluto sottolineare che “l’Europa nel suo insieme geografico è, per così dire, frutto dell’azione di due correnti di tradizioni cristiane, alle quali si aggiungono anche due forme di cultura diverse, ma allo stesso tempo profondamente complementari” (Leone XIII, Grande munus): Benedetto abbraccia la cultura prevalentemente occidentale e centrale dell’Europa, più logica e razionale, e la spande mediante i vari centri benedettini negli altri continenti; Cirillo e Metodio mettono in risalto specialmente l’antica cultura greca e la tradizione orientale più mistica e intuitiva.

Questa proclamazione ha voluto essere il riconoscimento solenne dei loro meriti storici, culturali, religiosi dell’evangelizzazione dei popoli europei e nella creazione dell’unità spirituale dell’Europa.

Anche voi, illustri signori, venuti da tante parti del mondo, vi siete fermati a riflettere su questo innegabile fenomeno di unità ideale del continente. I Responsabili dell’Università Lateranense di Roma e dell’Università Cattolica di Lublino hanno voluto richiamare qui, nella Città Eterna presso la Sede di Pietro, per quattro giorni di intensa attività, più di duecento intellettuali di ventitré Nazioni europee ed extraeuropee, con uno schema di studio articolato in dodici gruppi di lavoro con centinaia di relazioni. Due Istituzioni culturali di prestigio internazionale hanno invitato uomini pensosi e responsabili ad entrare con un dialogo fraterno e costruttivo nello spirito e nell’area della sollecitudine non solo della Chiesa cattolica, ma anche delle supreme Organizzazioni mondiali. Si è seguita appropriatamente una linea di assoluta convergenza: la ricerca delle radici cristiane dei popoli europei per offrire una indicazione alla vita di ogni singolo cittadino, e dare un significato complessivo e direzionale alla storia che stiamo vivendo, talvolta con allarmante angoscia.

Abbiamo infatti un’Europa della cultura con i grandi movimenti filosofici, artistici e religiosi che la contraddistinguono e la fanno maestra di tutti i Continenti; abbiamo l’Europa del lavoro, che, mediante la ricerca scientifica e tecnologica, si è sviluppata nelle varie civiltà, fino ad arrivare all’attuale epoca dell’industria e della cibernetica; ma c’è pure l’Europa delle tragedie dei popoli e delle Nazioni, l’Europa del sangue, delle lacrime, delle lotte, delle rotture, delle crudeltà più spaventose. Anche sull’Europa, nonostante il messaggio dei grandi spiriti, si è fatto sentire pesante e terribile il dramma del peccato, del male, che, secondo la parabola evangelica, semina nel campo della storia la funesta zizzania. Ed oggi, il problema che ci assilla e proprio salvare l’Europa e il mondo da ulteriori catastrofi!

3. Certamente, il Congresso, a cui partecipate, ha direttamente un programma ed un valore scientifico. Ma non basta rimanere sul piano accademico. Occorre anche cercare i fondamenti spirituali dell’Europa e di ogni Nazione, per trovare una piattaforma di incontro tra le varie tensioni e le varie correnti di pensiero, per evitare ulteriori tragedie e soprattutto per dare all’uomo, al “singolo” che cammina per vari sentieri verso la Casa del Padre, il significato e la direzione della sua esistenza.

Ecco allora il messaggio di Benedetto, di Cirillo e Metodio, di tutti i mistici e santi cristiani, il messaggio del Vangelo, che è luce, vita, verità, salvezza dell’uomo e dei popoli. A chi rivolgersi, infatti, per conoscere il “perché” della vita e della storia se non a Dio, che si è fatto uomo per rivelare la Verità salvifica e per redimere l’uomo dal vuoto e dall’abisso dell’angoscia inutile e disperata? “Cristo Redentore – ho scritto nella enciclica Redemptor Hominis – rivela pienamente l’uomo all’uomo stesso. Questa è... la dimensione umana del mistero della Redenzione. In questa dimensione l’uomo ritrova la grandezza, la dignità e i valori propri della sua umanità... L’uomo che vuol comprendere se stesso fino in fondo... deve, con la sua inquietudine e incertezza e anche con la debolezza e peccaminosità, con la sua vita e con la sua morte avvicinarsi a Cristo. Deve, per così dire, entrare in Lui con tutto se stesso..” (Giovanni Paolo II, Redemptor Hominis, 28). L’Europa ha bisogno di Cristo! Bisogna entrare a contatto con Lui, appropriarsi del suo messaggio, del suo amore, della sua vita, del suo perdono, delle sue certezze eterne ed esaltanti! Bisogna comprendere che la Chiesa da Lui voluta è fondata ha come unico scopo di trasmettere e garantire la Verità da Lui rivelata, e mantenere vivi e attuali i mezzi di salvezza da Lui stesso istituiti, e cioè i Sacramenti e la preghiera. Questo compresero spiriti eletti e pensosi, come Pascal, Newman, Rosmini, Soloviev, Norwid.

Ci troviamo in un’Europa in cui si fa ognor più forte la tentazione dell’ateismo e dello scetticismo; in cui alligna una penosa incertezza morale, con la disgregazione della famiglia e la degenerazione dei costumi; in cui domina un pericoloso conflitto di idee e di movimenti. La crisi della civiltà (Huizinga) e il tramonto dell’Occidente (Spengler) vogliono soltanto significare l’estrema attualità e necessità di Cristo e del Vangelo. Il senso cristiano dell’uomo, immagine di Dio, secondo la teologia greca tanto amata da Cirillo e Metodio ed approfondita da sant’Agostino, è la radice dei popoli dell’Europa e ad esso bisogna richiamarsi con amore e buona volontà per dare pace e serenità alla nostra epoca: solo così si scopre il senso umano della storia, che in realtà è “Storia della salvezza”.

4. Illustri e cari Signori!

Mi piace concludere ricordando l’ultimo gesto e le ultime parole di un grande slavo, legato da un profondo amore all’Europa, Fiodor Michailovic Dostojevskij, che morì cento anni fa, la sera del 28 gennaio 1881 a Pietroburgo. Grande innamorato di Cristo, egli aveva scritto: “...la sola scienza non completerà mai ogni ideale umano e la pace per l’uomo; la fonte della vita e della salvezza dalla disperazione per tutti gli uomini, la condizione sine qua non e la garanzia per l’intero universo si racchiudono nelle parole: Il Verbo si è fatto carne e la fede in queste parole (F. Dostojevskij, I Demoni, Sansoni, Firenze, 1958). Prima di morire si fece ancora portare e leggere il Vangelo che l’aveva accompagnato nei dolorosi anni della prigionia in Siberia e lo consegnò ai figli.

L’Europa ha bisogno di Cristo e del Vangelo, perché qui stanno le radici di tutti i suoi popoli. siate anche voi all’ascolto di questo messaggio!

Vi accompagni la mia benedizione, che con grande effusione vi imparto nel nome del Signore!

[Papa Giovanni Paolo II, Discorso 6 novembre 1981]

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

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And this is the problem: when the People put down roots in the land and are the depository of the Law, they are tempted to place their security and joy in something that is no longer the Word of God: in possessions, in power, in other ‘gods’ that in reality are useless, they are idols. Of course, the Law of God remains but it is no longer the most important thing, the rule of life; rather, it becomes a camouflage, a cover-up, while life follows other paths, other rules, interests that are often forms of egoism, both individual and collective. Thus religion loses its authentic meaning, which is to live listening to God in order to do his will — that is the truth of our being — and thus we live well, in true freedom, and it is reduced to practising secondary customs which instead satisfy the human need to feel in God’s place. This is a serious threat to every religion which Jesus encountered in his time and which, unfortunately, is also to be found in Christianity. Jesus’ words against the scribes and Pharisees in today’s Gospel should therefore be food for thought for us as well (Pope Benedict)
Ed ecco il problema: quando il popolo si stabilisce nella terra, ed è depositario della Legge, è tentato di riporre la sua sicurezza e la sua gioia in qualcosa che non è più la Parola del Signore: nei beni, nel potere, in altre ‘divinità’ che in realtà sono vane, sono idoli. Certo, la Legge di Dio rimane, ma non è più la cosa più importante, la regola della vita; diventa piuttosto un rivestimento, una copertura, mentre la vita segue altre strade, altre regole, interessi spesso egoistici individuali e di gruppo. E così la religione smarrisce il suo senso autentico che è vivere in ascolto di Dio per fare la sua volontà - che è la verità del nostro essere - e così vivere bene, nella vera libertà, e si riduce a pratica di usanze secondarie, che soddisfano piuttosto il bisogno umano di sentirsi a posto con Dio. Ed è questo un grave rischio di ogni religione, che Gesù ha riscontrato nel suo tempo, ma che si può verificare, purtroppo, anche nella cristianità. Perciò le parole di Gesù nel Vangelo di oggi contro gli scribi e i farisei devono far pensare anche noi (Papa Benedetto)
Salt, in the cultures of the Middle East, calls to mind several values such as the Covenant, solidarity, life and wisdom. Light is the first work of God the Creator and is a source of life; the word of God is compared to light (Pope Benedict)
Il sale, nella cultura mediorientale, evoca diversi valori quali l’alleanza, la solidarietà, la vita e la sapienza. La luce è la prima opera di Dio Creatore ed è fonte della vita; la stessa Parola di Dio è paragonata alla luce (Papa Benedetto)
Even after his failure even in Nazareth (vv.1-6) - his heralds gladly confused the Servant [who was educating them] with the victorious, sighed, respected and glorious Messiah…
Ancora dopo il suo fallimento persino a Nazareth (vv.1-6) - i suoi banditori hanno ben volentieri confuso il Servo [che li stava educando] col Messia vincitore, sospirato, rispettato e glorioso…
During more than 40 years of his reign, Herod Antipas had created a class of functionaries and a system of privileged people who had in their hands the government, the tax authorities, the economy, the justice, every aspect of civil and police life, and his command covered the territory extensively…
Durante più di 40 anni di regno, Erode Antipa aveva creato una classe di funzionari e un sistema di privilegiati che avevano in pugno il governo, il fisco, l’economia, la giustizia, ogni aspetto della vita civile e di polizia, e il suo comando copriva capillarmente il territorio…

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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don Giuseppe Nespeca

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