Gen 27, 2026 Scritto da 

Lo spirito profetico e il falso profetismo

1. Ricollegandoci alla precedente catechesi, possiamo cogliere tra i dati biblici già riferiti l’aspetto profetico dell’azione esercitata dallo spirito di Dio sui capi del popolo, sui re, e sul Messia. Tale aspetto richiede un’ulteriore riflessione, perché il profetismo è il filone lungo il quale scorre la storia di Israele, dominata dalla figura preminente di Mosè, il “profeta” più eccelso, “con il quale il Signore parlava a faccia a faccia” (Dt 34, 10). Lungo i secoli gli israeliti prendono sempre più familiarità col binomio “la Legge e i Profeti”, come sintesi espressiva del patrimonio spirituale, affidato da Dio al suo popolo. Ed è mediante il suo spirito che Dio parla e agisce nei padri, e di generazione in generazione prepara i tempi nuovi.

2. Senza dubbio il fenomeno profetico, che si osserva storicamente, è legato alla parola. Il profeta è un uomo che parla a nome di Dio, consegna a coloro che lo ascoltano o lo leggono ciò che Dio vuol far conoscere sul presente e sull’avvenire. Lo spirito di Dio anima la parola e la rende vitale. Comunica al profeta e alla sua parola un certo pathos divino, per cui diviene vibrante, a volte appassionata e sofferente, sempre dinamica.

Non di rado la Bibbia descrive episodi significativi, nei quali si osserva che lo spirito di Dio si posa su qualcuno, e questi subito pronuncia un oracolo profetico. Così avviene per Balaam: “Lo spirito di Dio fu sopra di lui”. Allora “pronunciò il suo poema e disse: . . . Oracolo di chi ode le parole di Dio e conosce la scienza dell’Altissimo, di chi vede la visione dell’Onnipotente, e cade ed è tolto il velo dai suoi occhi . . .” (Nm 24, 2. 3-4). È la famosa “profezia”, che anche se si riferisce, nell’immediato, a Saul e a Davide, nella lotta contro gli amaleciti, evoca nello stesso tempo il futuro Messia: “Io lo vedo, ma non ora, io lo contemplo, ma non da vicino: una stella spunta da Giacobbe, e uno scettro sorge da Israele . . .” (1 Sam 15, 8; 30, 1 ss).

3. Un altro aspetto dello spirito profetico a servizio della parola è che esso si può comunicare e quasi “suddividere”, secondo le necessità del popolo, come nel caso di Mosè preoccupato del numero degli israeliti da condurre e governare, che contavano ormai “600.000 adulti”. Il Signore gli comandò di scegliere e riunire “70 uomini tra gli anziani d’Israele, conosciuti da te come anziani del popolo e come loro scribi”. Ciò fatto, il Signore “prese lo spirito che era su di lui e lo infuse sui 70 anziani: quando lo spirito si fu posato su di essi, quelli profetizzarono . . .” (cf. Nm 24, 16-25).

Nella successione di Eliseo a Elia, il primo vorrebbe addirittura ricevere “due terzi dello spirito” del grande profeta, una specie di doppia parte dell’eredità che toccava al figlio maggiore, per essere così riconosciuto come suo principale erede spirituale tra la moltitudine di profeti e di “figli dei profeti”, raggruppati in corporazioni. Ma lo spirito non si trasmette da profeta a profeta come un’eredità terrena: è Dio che lo concede. Difatti così avviene, e i “figli dei profeti” lo constatano: “Lo spirito di Elia si è posato su Eliseo” (2 Sam 2, 15).

4. Nei contatti di Israele con i popoli confinanti non mancarono manifestazioni di falso profetismo, che portarono alla formazione di gruppi di esaltati, i quali sostituivano con musiche e gesticolazioni lo spirito proveniente da Dio e aderivano addirittura al culto di Baal. Elia condusse una decisa battaglia contro questi profeti, rimanendo solitario nella sua grandezza. Eliseo, per parte sua, ebbe maggiori rapporti con alcuni gruppi, che sembravano rinsaviti.

Nella genuina tradizione biblica si difende e rivendica la vera idea del profeta come uomo della parola di Dio, istituito da Dio, al pari e al seguito di Mosè: “Io susciterò loro un profeta come te in mezzo ai loro fratelli e gli porrò in bocca le mie parole ed egli dirà quanto io gli comanderò” (Dt 18, 18). Questa promessa è accompagnata da un ammonimento contro gli abusi del profetismo: “Il profeta che avrà la presunzione di dire in mio nome una cosa che io non gli ho comandato di dire, o che parlerà in nome di altri dèi, quel profeta dovrà morire. Se tu pensi: Come riconosceremo la parola che il Signore non ha detta? Quando il profeta parlerà in nome del Signore e la cosa non accadrà e non si realizzerà, quella parola non l’ha detta il Signore” (Dt 18, 20-22).

Altro aspetto di tale criterio di giudizio è la fedeltà alla dottrina consegnata a Israele da Dio, nella resistenza alle seduzioni dell’idolatria. Si spiega così l’ostilità contro i falsi profeti. Compito del profeta, come uomo della parola di Dio, è di combattere lo “spirito di menzogna” che si trova sulla bocca dei falsi profeti, per tutelare il popolo dalla loro influenza. È una missione ricevuta da Dio, come proclama Ezechiele (Ez 13, 2-3): “Mi fu rivolta ancora questa parola del Signore: Figlio dell’uomo, profetizza contro i profeti di Israele, e di’ a coloro che profetizzano secondo i propri desideri: Guai ai profeti stolti, che seguono il loro spirito senza aver avuto visioni”.

5. Uomo della parola, il profeta deve essere anche “uomo dello spirito”, come già lo chiama Osea: deve avere lo spirito di Dio, e non solo il proprio spirito, se deve parlare a nome di Dio.

Il concetto è sviluppato soprattutto da Ezechiele, che lascia intravedere la presa di coscienza ormai avvenuta circa la profonda realtà del profetismo. Parlare in nome di Dio richiede, nel profeta, la presenza dello spirito di Dio. Questa presenza si manifesta in un contatto che Ezechiele chiama “visione”. In chi ne beneficia, l’azione dello spirito di Dio garantisce la verità della parola pronunciata. Troviamo qui un nuovo indizio del legame fra parola e spirito, che prepara linguisticamente e concettualmente il legame che a un livello più alto, nel Nuovo Testamento, viene posto tra il Verbo e lo Spirito Santo.

Ezechiele ha coscienza di essere personalmente animato dallo spirito: “Uno spirito entrò in me, - egli scrive - mi fece alzare in piedi e io ascoltai colui che mi parlava”. Lo spirito entra all’interno della persona del profeta. Lo fa stare in piedi: dunque ne fa un testimone della parola divina. Lo solleva e lo mette in movimento: “Uno spirito mi sollevò . . . e mi portò via”. Così si manifesta il dinamismo dello spirito. Ezechiele, peraltro, precisa che sta parlando dello “Spirito del Signore” (Ez 2, 2; 3, 12-14; 11, 5).

6. L’aspetto dinamico dell’azione profetica dello Spirito divino risalta fortemente nelle profezie di Aggeo e di Zaccaria, i quali, dopo il ritorno dall’esilio, hanno vigorosamente spinto gli ebrei rimpatriati a mettersi al lavoro per ricostruire il tempio di Gerusalemme. Il risultato della prima profezia di Aggeo fu che “il Signore destò lo spirito di Zorobabele . . . governatore della Giudea e di Giosuè . . . sommo sacerdote e di tutto il resto del popolo ed essi si mossero e intrapresero i lavori per la causa del Signore degli eserciti”. In un secondo oracolo, il profeta Aggeo intervenne di nuovo e promise l’aiuto potente dello Spirito del Signore: “Coraggio, Zorobabele . . . Coraggio, Giosuè . . . Coraggio, popolo tutto del paese, dice il Signore, e al lavoro . . . il mio spirito sarà con voi, non temete” (Ag 2, 4-5). E similmente il profeta Zaccaria proclamava: “Questa è la parola del Signore a Zorobabele: Non con la potenza né con la forza, ma con il mio spirito, dice il Signore degli eserciti” (Zc 4,6).

Nei tempi che precedettero più immediatamente la nascita di Gesù, non c’erano più profeti in Israele e non si sapeva fino a quando sarebbe durata tale situazione. Uno degli ultimi profeti, Gioele, aveva però annunciato un’effusione universale dello Spirito di Dio che doveva verificarsi “prima che venisse il giorno del Signore, grande e terribile”, e doveva manifestarsi con una straordinaria diffusione del dono di profezia. Il Signore aveva proclamato per suo tramite: “Io effonderò il mio spirito sopra ogni essere umano e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie; i vostri anziani faranno sogni rivelatori; i vostri giovani avranno visioni” (Gl 3, 4. 1).

Così si doveva finalmente adempiere l’augurio espresso, molti secoli prima, da Mosè: “Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore dare loro il suo spirito” (Nm 11, 29). L’ispirazione profetica avrebbe raggiunto perfino “gli schiavi e le schiave”, superando ogni distinzione di livelli culturali o condizioni sociali. Allora la salvezza sarebbe stata offerta a tutti: “Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato” (Gl 3, 5).

Come abbiamo visto in una catechesi precedente, questa profezia di Gioele trovò il suo compimento nel giorno di Pentecoste, sicché l’apostolo Pietro, rivolgendosi alla folla stupefatta, poté dichiarare: “Accade quello che predisse il profeta Gioele”; e recitò l’oracolo del profeta, spiegando che Gesù “innalzato alla destra di Dio aveva ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso e lo aveva effuso” abbondantemente. Da quel giorno in poi, l’azione profetica dello Spirito Santo si è continuamente manifestata nella Chiesa per darle luce e conforto.

[Papa Giovanni Paolo II, Udienza Generale 14 febbraio 1990]

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

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Familiarity at the human level makes it difficult to go beyond this in order to be open to the divine dimension. That this son of a carpenter was the Son of God was hard for them to believe. Jesus actually takes as an example the experience of the prophets of Israel, who in their own homeland were an object of contempt, and identifies himself with them (Pope Benedict)
La familiarità sul piano umano rende difficile andare al di là e aprirsi alla dimensione divina. Che questo Figlio di un falegname sia Figlio di Dio è difficile crederlo per loro. Gesù stesso porta come esempio l’esperienza dei profeti d’Israele, che proprio nella loro patria erano stati oggetto di disprezzo, e si identifica con essi (Papa Benedetto)
These two episodes — a healing and a resurrection — share one core: faith. The message is clear, and it can be summed up in one question: do we believe that Jesus can heal us and can raise us from the dead? The entire Gospel is written in the light of this faith: Jesus is risen, He has conquered death, and by his victory we too will rise again. This faith, which for the first Christians was sure, can tarnish and become uncertain… (Pope Francis)
These two episodes — a healing and a resurrection — share one core: faith. The message is clear, and it can be summed up in one question: do we believe that Jesus can heal us and can raise us from the dead? The entire Gospel is written in the light of this faith: Jesus is risen, He has conquered death, and by his victory we too will rise again. This faith, which for the first Christians was sure, can tarnish and become uncertain… (Pope Francis)
The ability to be amazed at things around us promotes religious experience and makes the encounter with the Lord more fruitful. On the contrary, the inability to marvel makes us indifferent and widens the gap between the journey of faith and daily life (Pope Francis)
La capacità di stupirsi delle cose che ci circondano favorisce l’esperienza religiosa e rende fecondo l’incontro con il Signore. Al contrario, l’incapacità di stupirci rende indifferenti e allarga le distanze tra il cammino di fede e la vita di ogni giorno (Papa Francesco)
An ancient hermit says: “The Beatitudes are gifts of God and we must say a great ‘thank you’ to him for them and for the rewards that derive from them, namely the Kingdom of God in the century to come and consolation here; the fullness of every good and mercy on God’s part … once we have become images of Christ on earth” (Peter of Damascus) [Pope Benedict]
Afferma un antico eremita: «Le Beatitudini sono doni di Dio, e dobbiamo rendergli grandi grazie per esse e per le ricompense che ne derivano, cioè il Regno dei Cieli nel secolo futuro, la consolazione qui, la pienezza di ogni bene e misericordia da parte di Dio … una volta che si sia divenuti immagine del Cristo sulla terra» (Pietro di Damasco) [Papa Benedetto]
And quite often we too, beaten by the trials of life, have cried out to the Lord: “Why do you remain silent and do nothing for me?”. Especially when it seems we are sinking, because love or the project in which we had laid great hopes disappears (Pope Francis)
E tante volte anche noi, assaliti dalle prove della vita, abbiamo gridato al Signore: “Perché resti in silenzio e non fai nulla per me?”. Soprattutto quando ci sembra di affondare, perché l’amore o il progetto nel quale avevamo riposto grandi speranze svanisce (Papa Francesco)
The Kingdom of God grows here on earth, in the history of humanity, by virtue of an initial sowing, that is, of a foundation, which comes from God, and of a mysterious work of God himself (John Paul II)

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