Gen 4, 2026 Scritto da 

Iniziativa di Gesù e stato di vita

1. Ciò che più conta nelle antiche e nuove forme di “vita consacrata” è che in esse si discerna la fondamentale conformità alla volontà di Cristo, istitutore dei consigli evangelici e, in questo senso, fondatore della vita religiosa e di ogni analogo stato di consacrazione. Come dice il Concilio Vaticano II i consigli evangelici sono “fondati sulle parole e sugli esempi del Signore” (Lumen gentium, 43).

Non è mancato chi ha messo in dubbio questa fondazione considerando la vita consacrata come un’istituzione puramente umana, nata dall’iniziativa di cristiani che desideravano vivere più a fondo l’ideale del Vangelo. Ora è vero che Gesù non ha fondato direttamente alcuna delle comunità religiose che man mano si sono sviluppate nella Chiesa, né ha determinato forme particolari di vita consacrata. Ma ciò che Egli ha voluto e istituito è lo stato di vita consacrata, nel suo valore generale e nei suoi elementi essenziali. Non vi è prova storica che permetta di spiegare questo stato con una iniziativa umana successiva e non è nemmeno facilmente concepibile che la vita consacrata - che ha svolto un così grande ruolo nello sviluppo della santità e della missione della Chiesa - non sia proceduta da una volontà fondatrice di Cristo. Se esploriamo bene le testimonianze evangeliche, scopriamo che questa volontà vi appare in modo chiarissimo.

2. Dal Vangelo risulta che fin dall’inizio della sua vita pubblica Gesù chiama degli uomini a seguirlo. Questa chiamata non si esprime necessariamente in parole: può risultare semplicemente dall’attrattiva esercitata dalla personalità di Gesù su coloro che incontra, come nel caso dei primi due discepoli, secondo il racconto del Vangelo di Giovanni. Già discepoli di Giovanni Battista, Andrea e il suo compagno (che sembra essere lo stesso evangelista) sono affascinati e quasi afferrati da colui che viene loro presentato come “l’agnello di Dio”; e si mettono subito a seguire Gesù, prima ancora che egli abbia loro rivolto una parola. Quando Gesù domanda: “Che cosa cercate?”, essi rispondono con un’altra domanda: “Maestro, dove abiti?”. Allora ricevono l’invito che cambierà la loro vita: “Venite e vedrete” (cf. Gv 1, 38-39).

Ma generalmente l’espressione più caratteristica della chiamata è la parola: “Seguimi” (Mt 8, 22; 9, 9; 19, 21; Mc 2, 14; 10, 21; Lc 9, 59; 18, 22; Gv 1, 43; 21, 19). Essa manifesta l’iniziativa di Gesù. Prima di allora coloro che desideravano abbracciare l’insegnamento di un maestro sceglievano colui del quale volevano diventare discepoli. Gesù invece, con quella parola: “Seguimi”, mostra che è lui a scegliere quelli che vuole avere come compagni e discepoli. Egli dirà infatti agli Apostoli: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi” (Gv 15, 16).

In questa iniziativa di Gesù appare una volontà sovrana, ma anche un intenso amore. Il racconto della chiamata rivolta al giovane ricco lascia trasparire questo amore. Vi si legge che, quando il giovane dichiara di aver osservato i comandamenti della legge fin dalla più tenera età, Gesù, “fissatolo, lo amò” (Mc 10, 21). Questo sguardo penetrante, colmo d’amore, accompagna l’invito: “Va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in Cielo poi vieni e seguimi” (Ivi). Questo amore divino e umano di Gesù, tanto ardente da essere ricordato da un testimone della scena, è quello che si ripete in ogni appello al dono totale di sé nella vita consacrata. Come ho scritto nell’Esortazione apostolica Redemptionis donum, “in esso si riflette l’eterno amore del Padre, che “ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Gv 3, 16)” (Giovanni Paolo II, Redemptionis donum, n. 3).

3. Sempre secondo la testimonianza del Vangelo, la chiamata a seguire Gesù comporta esigenze molto ampie: il racconto dell’invito al giovane ricco pone l’accento sulla rinuncia ai beni materiali; in altri casi viene più espressamente sottolineata la rinuncia alla famiglia (cf. Lc 9, 59-60). Generalmente; seguire Gesù significa rinunciare a tutto per unirsi a lui e accompagnarlo sulle strade della sua missione. E la rinuncia alla quale hanno acconsentito gli Apostoli, come dichiara Pietro: “Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito” (Mt 19, 27). Proprio nella risposta a Pietro Gesù indica la rinuncia ai beni umani come elemento fondamentale della sua sequela (cf. Mt 19, 29). Dall’Antico Testamento risulta che Dio chiedeva al suo popolo di seguirlo mediante l’osservanza dei comandamenti, ma senza mai formulare delle richieste così radicali. Gesù manifesta la sua sovranità divina reclamando invece un’assoluta dedizione a lui, fino al distacco totale dai beni e dagli affetti terreni.

4. Si noti però che, pur formulando le nuove richieste comprese nell’appello a seguirlo, Gesù le presenta alla libera scelta di coloro che egli chiama. Non sono precetti, ma inviti o “consigli”. L’amore con cui Gesù gli rivolge la chiamata, non toglie al giovane ricco il potere di libera decisione, come dimostra il suo rifiuto di seguirlo per la preferenza accordata ai beni che possiede. L’evangelista Marco annota che egli “se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni” (Mc 10, 22). Gesù non lo condanna per questo. Ma a sua volta osserva non senza una certa afflizione che è difficile per i ricchi entrare nel regno dei cieli, e che solo Dio può operare certi distacchi, certe liberazioni interiori, che consentano di rispondere alla chiamata (cf. Mc 10, 23-27).

5. D’altra parte, Gesù assicura che le rinunce richieste dall’appello a seguirlo ottengono la loro ricompensa, un “tesoro celeste”, ossia un’abbondanza di beni spirituali. Egli addirittura promette la vita eterna nel secolo futuro, e il centuplo in questo secolo (cf. Mt 19, 29). Questo centuplo si riferisce a una qualità superiore di vita, a una felicità più alta.

L’esperienza insegna che la vita consacrata, secondo il disegno di Gesù, è una vita profondamente felice. Tale felicità si commisura alla fedeltà al disegno di Gesù. Non vi osta il fatto che, sempre secondo l’accenno alle persecuzioni riportato da Marco nello stesso episodio (Mc 10, 30), il “centuplo” non dispensi dall’associazione alla croce di Cristo.

6. Gesù ha chiamato a seguirlo anche delle donne. Una testimonianza dei Vangeli dice che un gruppo di donne accompagnava Gesù, e che queste donne erano numerose (cf. Lc 8, 1-3; Mt 27, 55; Mc 15, 40-41). Si trattava di una grande novità per rapporto alle usanze giudaiche: solo la volontà innovatrice di Gesù, che includeva la promozione e in un certo modo la liberazione della donna, può spiegare il fatto. Nessun racconto di vocazione di qualche donna ci è pervenuto dai Vangeli; ma la presenza di numerose donne con i Dodici presso Gesù presuppone una sua chiamata, una sua scelta, silenziosa o espressa che fosse.

Di fatto Gesù mostra che lo stato di vita consacrata, consistente nel seguirlo, non è legato necessariamente alla destinazione al ministero sacerdotale, e che tale stato concerne sia le donne che gli uomini, ciascuno nel suo campo e con la funzione assegnata dalla divina chiamata. Nel gruppo di donne che seguivano Gesù si può discernere l’annuncio e anzi il nucleo iniziale dell’immenso numero di donne che si impegneranno nella vita religiosa o in altre forme di vita consacrata, lungo i secoli della Chiesa, fino ad oggi. Ciò vale per le “consacrate”, ma anche per tante altre nostre sorelle che seguono in forme nuove l’autentico esempio delle collaboratrici di Gesù: per es. come “volontarie” laiche in tante opere di apostolato, in tanti ministeri e uffici della Chiesa.

7. Concludiamo questa catechesi col riconoscere che Gesù, chiamando uomini e donne ad abbandonare tutto per seguirlo, ha inaugurato uno stato di vita che si svilupperà man mano nella sua Chiesa, nelle varie forme di vita consacrata, concretizzata nella vita religiosa, o anche - per i prescelti da Dio - nel sacerdozio. Dai tempi evangelici ad oggi ha continuato ad operare la volontà fondatrice di Cristo che si esprime in quel bellissimo e santissimo invito rivolto a tante anime: “Seguimi!”.

[Papa Giovanni Paolo II, Udienza Generale 12 ottobre 1994]

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

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In the crucified Jesus, a kind of transformation and concentration of the signs occurs: he himself is the “sign of God” (John Paul II)
In Gesù crocifisso avviene come una trasformazione e concentrazione dei segni: è Lui stesso il "segno di Dio" (Giovanni Paolo II)
Only through Christ can we converse with God the Father as children, otherwise it is not possible, but in communion with the Son we can also say, as he did, “Abba”. In communion with Christ we can know God as our true Father. For this reason Christian prayer consists in looking constantly at Christ and in an ever new way, speaking to him, being with him in silence, listening to him, acting and suffering with him (Pope Benedict)
Solo in Cristo possiamo dialogare con Dio Padre come figli, altrimenti non è possibile, ma in comunione col Figlio possiamo anche dire noi come ha detto Lui: «Abbà». In comunione con Cristo possiamo conoscere Dio come Padre vero. Per questo la preghiera cristiana consiste nel guardare costantemente e in maniera sempre nuova a Cristo, parlare con Lui, stare in silenzio con Lui, ascoltarlo, agire e soffrire con Lui (Papa Benedetto)
In today’s Gospel passage, Jesus identifies himself not only with the king-shepherd, but also with the lost sheep, we can speak of a “double identity”: the king-shepherd, Jesus identifies also with the sheep: that is, with the least and most needy of his brothers and sisters […] And let us return home only with this phrase: “I was present there. Thank you!”. Or: “You forgot about me” (Pope Francis)
Nella pagina evangelica di oggi, Gesù si identifica non solo col re-pastore, ma anche con le pecore perdute. Potremmo parlare come di una “doppia identità”: il re-pastore, Gesù, si identifica anche con le pecore, cioè con i fratelli più piccoli e bisognosi […] E torniamo a casa soltanto con questa frase: “Io ero presente lì. Grazie!” oppure: “Ti sei scordato di me” (Papa Francesco)
Thus, in the figure of Matthew, the Gospels present to us a true and proper paradox: those who seem to be the farthest from holiness can even become a model of the acceptance of God's mercy and offer a glimpse of its marvellous effects in their own lives (Pope Benedict))
Nella figura di Matteo, dunque, i Vangeli ci propongono un vero e proprio paradosso: chi è apparentemente più lontano dalla santità può diventare persino un modello di accoglienza della misericordia di Dio e lasciarne intravedere i meravigliosi effetti nella propria esistenza (Papa Benedetto)
Man is involved in penance in his totality of body and spirit: the man who has a body in need of food and rest and the man who thinks, plans and prays; the man who appropriates and feeds on things and the man who makes a gift of them; the man who tends to the possession and enjoyment of goods and the man who feels the need for solidarity that binds him to all other men [CEI pastoral note]
Nella penitenza è coinvolto l'uomo nella sua totalità di corpo e di spirito: l'uomo che ha un corpo bisognoso di cibo e di riposo e l'uomo che pensa, progetta e prega; l'uomo che si appropria e si nutre delle cose e l'uomo che fa dono di esse; l'uomo che tende al possesso e al godimento dei beni e l'uomo che avverte l'esigenza di solidarietà che lo lega a tutti gli altri uomini [nota pastorale CEI]
St John Chrysostom urged: “Embellish your house with modesty and humility with the practice of prayer. Make your dwelling place shine with the light of justice; adorn its walls with good works, like a lustre of pure gold, and replace walls and precious stones with faith and supernatural magnanimity, putting prayer above all other things, high up in the gables, to give the whole complex decorum. You will thus prepare a worthy dwelling place for the Lord, you will welcome him in a splendid palace. He will grant you to transform your soul into a temple of his presence” (Pope Benedict)

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