Set 24, 2026 Scritto da 

Per evitare la passeggiata della vita “nella piazza”, intrappolati lì come in un labirinto

La riflessione del Papa ha preso spunto dalla prima lettura del giorno, tratta dal libro dell’Esodo (23, 20-23), nella quale «il Signore promette un aiuto molto particolare al suo popolo e a tutti noi che camminiamo sulla strada della vita». Si legge infatti: «Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti sul cammino e farti entrare nel luogo che ho preparato». E la Chiesa celebra appunto questi «nostri compagni di cammino, i nostri protettori nel cammino: gli angeli, che ci custodiscono e sono proprio con noi, nel cammino». Perché, ha aggiunto Francesco, «è vero: la vita è un cammino, e dobbiamo essere aiutati a camminare bene, perché nel cammino ci sono insidie, ci sono pericoli». Un percorso in cui l’uomo rischia facilmente di perdere le coordinate: «Abbiamo bisogno di una bussola: ma di una bussola umana, o una bussola che assomigli all’umano e che ci aiuti a guardare dove dobbiamo andare».

Innanzitutto l’uomo deve far fronte a un primo pericolo: quello «di non camminare». Infatti, «quanta gente si stabilisce e non cammina, e tutta la vita è ferma, senza muoversi, senza fare niente... È un pericolo». Si tratta, ha spiegato il Pontefice, di situazioni simili a quella descritta nei vangeli, dove si parla dell’uomo «che aveva paura di investire il talento». Dopo averlo sotterrato si ripeteva: «Io sono in pace, sono tranquillo. Non potrò fare uno sbaglio. Così non rischio». Ugualmente accade a tanta gente che «non sa come camminare o ha paura di rischiare e si ferma». Ma, ha detto il Papa, «noi sappiamo che la regola è che chi nella vita è fermo, finisce per corrompersi. Come l’acqua: quando l’acqua è ferma lì, vengono le zanzare, mettono le uova, e tutto si corrompe. Tutto». È proprio in simili circostanze, ha aggiunto, che «l’angelo ci aiuta, ci spinge a camminare».

Ma non è questo l’unico rischio nell’itinerario della vita. «C’è un altro pericolo», che è quello «di sbagliare strada». Anche qui Francesco ha richiamato esperienze comuni a tutte le persone: «Anche noi — diciamo la verità — quante volte abbiamo sbagliato strada, per non ascoltare l’ispirazione del nostro compagno di cammino o i consigli dei fratelli e le sorelle». Di nuovo, l’uomo è confortato da una certezza: «L’angelo è lì per aiutarci a non sbagliare strada. È con noi per questo: perché se tu sbagli strada, all’inizio è facile correggere, ma dopo tanti anni — tanti anni — te ne vai lontano, da un’altra parte rispetto a dove tu dovresti andare».

Continuando la riflessione, il Pontefice ha individuato un ulteriore atteggiamento pericoloso. Infatti, ha detto, «ci sono alcuni che camminano, ma non sulla strada: camminano nella piazza. Fanno la passeggiata della vita nella piazza. E vanno, vanno alla piazza, sempre così. E alcuni sono più creativi: entrano nella piazza, ma dentro la piazza vanno da una parte e dall’altra, come in un labirinto». Ancora una volta un’immagine concreta per richiamare e far comprendere meglio una realtà interiore, spirituale: «Il labirinto mai ti porta alla fine: rimani lì intrappolato». Accade perciò che l’uomo sia convinto: «Io non sono fermo, cammino», ma non si accorge che non sta camminando «sulla strada». Anche in questa situazione l’angelo viene ad «aiutarci a camminare per la strada».

Certo, ha spiegato il Papa, quella dell’angelo è una realtà che va riconosciuta: «Noi dobbiamo pregarlo: “Ma aiutami”». Anche nella Scrittura si legge: «Abbi rispetto della sua presenza». Perché «l’angelo è autorevole, ha autorità per guidarci», ma occorre «ascoltarlo», occorre «ascoltare le ispirazioni, che sono sempre dallo Spirito Santo, ma è l’angelo a ispirarcele».

A questo punto Francesco si è rivolto direttamente ai presenti: «Ma io vorrei fare a tutti voi una domanda: voi parlate con il vostro angelo? Voi sapete il nome che ha il vostro angelo? Voi ascoltate il vostro angelo? Vi lasciate portare per mano sulla strada o spingere per muovervi?». Si è trattato di una sollecitazione per portare tutti a una presa di coscienza importante, perché «la presenza dell’angelo nella nostra vita non solo è per aiutarci nella strada» ma anche per «farci vedere dove dobbiamo arrivare».

A tale riguardo il Pontefice ha richiamato anche il vangelo del giorno (Matteo, 18, 1-5.10) in cui Gesù, di fronte ai discepoli che si domandano: «Ma chi è il più grande nel regno dei cieli?», prende un bambino e dice «una cosa molto bella». Afferma infatti: «Questo è il più grande» e, proseguendo, invita a non disprezzare i bambini perché «i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli». È questo, un dettaglio importante: «Il nostro angelo — ha sottolineato il Papa — non solo è con noi, ma vede Dio Padre. È in rapporto con lui. È il ponte quotidiano, dall’ora che ci alziamo all’ora che andiamo a letto, che ci accompagna ed è in legame fra noi e Dio Padre». Quindi «l’angelo è la porta quotidiana alla trascendenza, all’incontro con il Padre»: egli cioè «mi aiuta ad andare perché guarda il Padre e conosce la strada».

Da qui l’esortazione finale di Francesco — «non dimentichiamo questi compagni di cammino» — e il consiglio: «Ognuno pensi: io prego il mio angelo? Ascolto le ispirazioni? Mi fermo quando sento che c’è qualcosa che mi sta dicendo? E so, sono sicuro che lui è un ponte per arrivare al Padre, perché lui sta guardando il Padre?». Questa la preghiera conclusiva del Papa: «Il Signore dia a tutti noi, in questa festa degli angeli custodi, la grazia di capire questo mistero della custodia dell’angelo, della compagnia nella strada, e della contemplazione dell’angelo. La contemplazione a Dio Padre».

[Papa Francesco, s. Marta, in L’Osservatore Romano 03/10/2018]

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

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But what moves me even more strongly to proclaim the urgency of missionary evangelization is the fact that it is the primary service which the Church can render to every individual and to all humanity [Redemptoris Missio n.2]
Ma ciò che ancor più mi spinge a proclamare l'urgenza dell'evangelizzazione missionaria è che essa costituisce il primo servizio che la chiesa può rendere a ciascun uomo e all'intera umanità [Redemptoris Missio n.2]
Freedom and love coincide! On the contrary, obeying one’s selfishness leads to rivalry and conflict (Pope Benedict)
Libertà e amore coincidono! Al contrario, obbedire al proprio egoismo conduce a rivalità e conflitti (Papa Benedetto)
Are they not all spirits charged with a ministry, sent to serve those who are to inherit salvation? (Heb 1:14)
Non sono essi tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati per servire coloro che devono ereditare la salvezza? (Eb 1,14)
The Church with its permanent contradiction: between the ideal and reality, the more annoying contradiction, the more the ideal is affirmed sublime, evangelical, sacred, divine, and the reality is often petty, narrow, defective, sometimes even selfish (Pope Paul VI)
La Chiesa con la sua permanente contraddizione: tra l’ideale e la realtà, tanto più fastidiosa contraddizione, quanto più l’ideale è affermato sublime, evangelico, sacro, divino, e la realtà si presenta spesso meschina, angusta, difettosa, alcune volte perfino egoista (Papa Paolo VI)
At first they say “yes” to God’s will, but their piety becomes routine and God no longer matters to them [Pope Benedict]
Essi, prima, dicono “sì” alla volontà di Dio. Ma la loro religiosità diventa routine, e Dio non li inquieta più [Papa Benedetto]
And «each of us can say: "for love to me"» (Pope Francis)
E «ognuno di noi può dire: “per amore a me”» (Papa Francesco)
We too, to reach a more conscious confession of Jesus Christ must follow, like Peter, a path made of attentive, caring listening (Pope John Paul II)
Anche noi per giungere a una più consapevole confessione di Gesù Cristo dobbiamo percorrere, come Pietro, un cammino fatto di ascolto attento, premuroso (Papa Giovanni Paolo II)
It is a word that must be witnessed to and proclaimed explicitly, because without a consistent witness it proves to be less comprehensible and credible [Pope Benedict]
E’ una Parola che deve essere testimoniata e proclamata esplicitamente, perché senza una testimonianza coerente essa risulta meno comprensibile e credibile [Papa Benedetto]
The “reading and meditation of the word of God root us more deeply in Christ and guide our ministry as servants of reconciliation, justice and peace” (second Synod for Africa, Propositio 46)
La lettura e la meditazione della Parola di Dio ci radicano più profondamente in Cristo e orientano il nostro ministero di servitori della riconciliazione, della giustizia e della pace (Secondo Sinodo per l’Africa, Propositio 46)
That 'always seeing the face of the Father' is the highest manifestation of the worship of God. It can be said to constitute that 'heavenly liturgy', performed on behalf of the whole universe [John Paul II]
Quel “vedere sempre la faccia del Padre” è la manifestazione più alta dell’adorazione di Dio. Si può dire che essa costituisce quella “liturgia celeste”, compiuta a nome di tutto l’universo [Giovanni Paolo II]

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