Giu 3, 2026 Scritto da 

Uscire in su, santità piccolina

Bisogna vivere «la santità piccolina del negoziato», ossia quel «sano realismo» che «la Chiesa ci insegna»: si tratta, cioè, di rifiutare la logica del «o questo o niente» e di intraprendere la strada del «possibile» per riconciliarsi con gli altri. Ecco la proposta lanciata da Francesco nella messa celebrata giovedì mattina, 9 giugno, nella cappella della Casa Santa Marta. Con una piccola nota di tenerezza: durante l’omelia un bambino si è messo a piangere ma Francesco ha subito rassicurato i genitori: «No, rimaniamo tranquilli, perché la predica di un bambino in chiesa è più bella di quella del prete, di quella del vescovo e di quella del Papa. Lascialo fare: lascialo fare, che è la voce dell’innocenza che ci fa bene a tutti».

Per la sua riflessione, il Papa ha preso le mosse dal brano del Vangelo di Matteo (5, 20-26), proposto dalla liturgia: «Gesù è in mezzo al suo popolo e insegna ai discepoli, insegna la legge del popolo di Dio». Infatti «Gesù è quel legislatore che Mosè aveva promesso: “Verrà uno dopo di me...”». Egli dunque è «il vero legislatore, quello che ci insegna come dev’essere la legge per essere giusti». Ma «il popolo era un po’ disorientato, un po’ allo sbando, perché non sapeva cosa fare e quelli che insegnavano la legge non erano coerenti». Ed è Gesù stesso a dire loro: «Fate quello che dicono, ma non quello che fanno». Del resto, «non erano coerenti nella loro vita, non erano una testimonianza di vita». Così «Gesù, in questo passo del Vangelo, parla di superare: “La vostra giustizia deve superare quella degli scribi e dei farisei”». Dunque, «a questo popolo un po’ imprigionato in questa gabbia senza uscita, Gesù indica il cammino per uscire: è sempre uscire in su, superare, andare in su».

E in questa direzione, ha spiegato Francesco, Gesù «prende come un primo esempio — ne prende tanti, no? — il primo comandamento: amare Dio e amare il prossimo: “Avete inteso che fu detto agli antichi: non ucciderai”, uno dei comandamenti di amore al prossimo, “ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, dovrà essere sottoposto a giudizio. E chi poi dice al fratello stupido, dovrà essere sottoposto al sinedrio e chi gli dice pazzo sarà destinato al fuoco della Geenna”».

In sostanza, Gesù afferma che «è peccato non solo uccidere», ma anche «insultare e sgridare» il fratello. E «questo fa bene sentirlo», ha aggiunto il Papa, proprio «in questo tempo dove noi siamo tanto abituati ai qualificativi e abbiamo un vocabolario tanto creativo per insultare gli altri». Anche offendere, quindi, «è peccato, è uccidere». Perché «è dare uno schiaffo all’anima del fratello, alla dignità propria del fratello», dire frasi come: «non farci caso, questo è un pazzo, questo è uno stupido», e «tante altre parolacce che noi diciamo, con molta carità, agli altri». Questo, ha ribadito il Pontefice, «è peccato».

Francesco ha fatto notare che «Gesù risolve» i dubbi «di questo popolo disorientato e imprigionato guardando in su: la legge in su. E va avanti, collega la condotta del popolo con l’adorazione a Dio e dice: “Se tu vai all’altare a dare un’offerta e hai un problema con il fratello, o il fratello ce l’ha con te, va prima dal fratello, riconciliati”». E «questo è superare la legge e quello che dice è una giustizia superiore a quella degli scribi e dei farisei».

«Quante volte noi nella Chiesa sentiamo queste cose, quante volte!» ha constatato il Papa, ricordando che non è raro sentire frasi del tipo: «Ma quel prete, quell’uomo, quella donna dell’azione cattolica, quel vescovo, quel Papa ci dicono “dovete fare così!”, e lui fa il contrario». Questo è proprio «lo scandalo che ferisce il popolo e non lascia che il popolo di Dio cresca, che vada avanti. Non libera». Anche «questo popolo — ha proseguito — aveva visto la rigidità di questi scribi e farisei», tanto che «quando veniva un profeta che dava loro un po’ di gioia lo perseguitavano e anche lo ammazzavano: non c’era posto per i profeti lì».

Per tale ragione «Gesù dice ai farisei: “Voi avete ucciso i profeti, avete perseguitato i profeti: quelli che portavano l’aria nuova”». Gesù, «come ha detto nella sinagoga di Nazareth, è venuto a portarci l’anno di grazia, a portarci la liberazione, la vera liberazione: quella di Gesù», appunto. Per Francesco, «la generosità, la santità è uscire ma sempre, sempre in su: uscire in su». Questa «è la liberazione dalla rigidità della legge e anche dagli idealismi che non ci fanno bene».

«Gesù ci conosce tanto bene — ha spiegato il Papa — e conosce come noi siamo stati fatti perché lui è il creatore, conosce la nostra natura». Ed ecco che ci suggerisce: «Se tu hai un problema con un fratello — dice la parola “avversario” — mettiti presto d’accordo». Così il Signore «ci insegna anche un sano realismo: tante volte non si può arrivare alla perfezione, ma almeno fate quello che potete, mettetevi d’accordo per non arrivare al giudizio». È questo il «sano realismo della Chiesa cattolica: la Chiesa cattolica mai insegna “o questo, o questo”». Piuttosto «la Chiesa dice: “questo e questo”». Insomma, «fai la perfezione: riconciliati con tuo fratello, non insultarlo, amalo, ma se c’è qualche problema almeno mettiti d’accordo, perché non scoppi la guerra». Ecco il «sano realismo del cattolicesimo». Invece «non è cattolico ma è eretico» dire: «o questo o niente».

«Gesù — ha assicurato Francesco — sempre sa camminare con noi, ci dà l’ideale, ci accompagna verso l’ideale, ci libera da questo ingabbiamento della rigidità della legge e ci dice: “Fate fino al punto che potete fare”. E lui ci capisce bene». È «questo il nostro Signore, è questo quello che insegna a noi» dicendoci: «Per favore, non insultatevi e non siate ipocriti: andate a lodare Dio con la stessa lingua con la quale insultate il fratello, no, questo non si fa, ma fate quello che potete, almeno evitate la guerra fra di voi, mettetevi d’accordo». E, ha aggiunto il Papa, «mi permetto di dirvi questa parola che sembra un po’ strana, è la santità piccolina del negoziato: non posso tutto, ma voglio fare tutto, ma mi metto d’accordo con te, almeno non ci insultiamo, non facciamo la guerra e viviamo tutti in pace».

«Gesù è un grande — ha detto il Pontefice in conclusione — e ci libera da tutte le nostre miserie, anche da quell’idealismo che non è cattolico». Per questo «chiediamo al Signore che ci insegni, primo, a uscire da ogni rigidità, ma uscire in su, per poter adorare e lodare Dio; che ci insegni a riconciliarci fra noi; e anche, che ci insegni a metterci d’accordo fino al punto che noi possiamo farlo».

[Papa Francesco, omelia s. Marta, in L’Osservatore Romano 10/06/2016]

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

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The Spirit of the Lord continues to pour out his gifts upon the Church to guide us into all truth, to show us the meaning of the Scriptures and to make us credible heralds of the word of salvation before the world [Pope Benedict, Verbum Domini]
Lo Spirito del Signore continua ad effondere i suoi doni sulla Chiesa perché siamo condotti alla verità tutta intera, dischiudendo a noi il senso delle Scritture e rendendoci nel mondo annunciatori credibili della Parola di salvezza [Papa Benedetto, Verbum Domini]
This belonging to each other and to him is not some ideal, imaginary, symbolic relationship, but – I would almost want to say – a biological, life-transmitting state of belonging to Jesus Christ (Pope Benedict)
Questo appartenere l’uno all’altro e a Lui non è una qualsiasi relazione ideale, immaginaria, simbolica, ma – vorrei quasi dire – un appartenere a Gesù Cristo in senso biologico, pienamente vitale (Papa Benedetto)
Jesus invites us to discern the words and deeds which bear witness to the imminent coming of the Father’s kingdom. Indeed, he indicates and concentrates all the signs in the enigmatic “sign of Jonah”. By doing so, he overturns the worldly logic aimed at seeking signs that would confirm the human desire for self-affirmation and power (Pope John Paul II)
Gesù invita al discernimento in rapporto alle parole ed opere, che testimoniano l'imminente avvento del Regno del Padre. Anzi, Egli indirizza e concentra tutti i segni nell'enigmatico "segno di Giona". E con ciò rovescia la logica mondana tesa a cercare segni che confermino il desiderio di autoaffermazione e di potenza dell'uomo (Papa Giovanni Paolo II)
In reality, an abstract, distant god is more comfortable, one that doesn’t get himself involved in situations and who accepts a faith that is far from life, from problems, from society. Or we would even like to believe in a ‘special effects’ god (Pope Francis)
In realtà, è più comodo un dio astratto, distante, che non si immischia nelle situazioni e che accetta una fede lontana dalla vita, dai problemi, dalla società. Oppure ci piace credere a un dio “dagli effetti speciali” (Papa Francesco)
It is as though you were given a parcel with a gift inside and, rather than going to open the gift, you look only at the paper it is wrapped in: only appearances, the form, and not the core of the grace, of the gift that is given! (Pope Francis)
È come se a te regalassero un pacchetto con dentro un dono e tu, invece di andare a cercare il dono, guardi soltanto la carta nel quale è incartato: soltanto le apparenze, la forma, e non il nocciolo della grazia, del dono che viene dato! (Papa Francesco)
The Lord has our good at heart, that is, that every person should have life, and that especially the "least" of his children may have access to the banquet he has prepared for all (Pope Benedict)
Al Signore sta a cuore il nostro bene, cioè che ogni uomo abbia la vita, e che specialmente i suoi figli più "piccoli" possano accedere al banchetto che lui ha preparato per tutti (Papa Benedetto)
This Parable of the Sower is somewhat the ‘mother’ of all parables […] Such is the heart of God! Each one of us is ground on which the seed of the Word falls; no one is excluded! [Pope Francis]
Questa del seminatore è un po’ la “madre” di tutte le parabole […] Così è il cuore di Dio! Ognuno di noi è un terreno su cui cade il seme della Parola, nessuno è escluso [Papa Francesco]
Are we not perhaps all afraid in some way? If we let Christ enter fully into our lives, if we open ourselves totally to him, are we not afraid that He might take something away from us? (Pope Benedict)

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