Feb 9, 2026 Scritto da 

Martiri Copti sgozzati

«Offriamo questa messa per i nostri ventuno fratelli copti, sgozzati per il solo motivo di essere cristiani». Lo ha detto Papa Francesco nella celebrazione presieduta martedì 17 febbraio nella cappella della Casa Santa Marta. «Preghiamo per loro — ha aggiunto — che il Signore come martiri li accolga, per le loro famiglie, per il mio fratello Tawadros che soffre tanto». E proprio con il patriarca della Chiesa ortodossa copta, Tawadros II, il Papa ha parlato personalmente al telefono nel pomeriggio di lunedì manifestandogli la sua profonda partecipazione al dolore per il barbaro assassinio compiuto dai fondamentalisti islamici. E assicurando anche la propria preghiera.

Ripetendo le parole dell’antifona iniziale «Sii per me difesa, o Dio, rocca e fortezza che mi salva, perché tu sei mio baluardo e mio rifugio; guidami per amore del tuo nome» (salmo 31, 3-4), Papa Francesco ha aperto l’omelia. Il brano del Libro della Genesi sul diluvio (6, 5-8; 7, 1-5.10), proposto dalla liturgia del giorno, «ci fa pensare — ha detto il Pontefice — alla capacità di distruzione che ha l’uomo: l’uomo è capace di distruggere tutto quello che Dio ha fatto» quando «gli sembra di essere più potente di Dio». E così «Dio può fare cose buone, ma l’uomo è capace di distruggerle tutte».

Anche «nella Bibbia, nei primi capitoli, troviamo tanti esempi, dall’inizio». Ad esempio, ha spiegato Francesco, «l’uomo chiama il diluvio per la sua malvagità: è lui che lo chiama!». Inoltre «l’uomo chiama il fuoco del cielo, in Sodoma e Gomorra, per la sua malvagità». Poi «l’uomo crea la confusione, la divisione dell’umanità — Babele, la Torre di Babele — per la sua malvagità». Insomma, «l’uomo è capace di distruggere, noi siamo tutti capaci di distruggere». Ce lo conferma, sempre nella Genesi, «una frase molto, molto acuta: “Questa malvagità era grande e ogni intimo intento del loro cuore — del cuore degli uomini — non era altro che male, sempre”».

Non è questione di essere troppo negativi, ha fatto notare il Papa, perché «questa è la verità». A tal punto che «siamo capaci di distruggere anche la fraternità», come dimostra la storia di «Caino e Abele nelle prime pagine della Bibbia». Un episodio che, appunto, «distrugge la fraternità, è l’inizio delle guerre: le gelosie, le invidie, tanta cupidigia di potere, di avere più potere». Sì, ha affermato Francesco, «questo sembra negativo, ma è realista». Del resto, ha aggiunto, basta prendere un «giornale qualsiasi» per vedere «che più del novanta per cento delle notizie sono notizie di distruzione: più del novanta per cento! E questo lo vediamo tutti i giorni!».

Ma allora «cosa succede nel cuore dell’uomo?» è stato l’interrogativo fondamentale proposto dal Papa. «Gesù, una volta, avvertì i suoi discepoli che il male non entra nel cuore dell’uomo perché mangia questa cosa che non è pura, bensì perché esce dal cuore». E «dal cuore dell’uomo escono tutte le malvagità». Infatti «il nostro cuore debole è ferito». C’è «sempre quella voglia di autonomia» che porta a dire: «Io faccio quello che voglio e se io ho voglia di questo, lo faccio! E se per questo voglio fare una guerra, la faccio! E se per questo voglio distruggere la mia famiglia, lo faccio! E se per questo devo ammazzare il vicino, lo faccio!». Ma proprio «queste sono le notizie di ogni giorno» ha rimarcato il Papa, osservando che «i giornali non ci raccontano notizie di vita di santi».

Dunque, ha proseguito rilanciando la questione centrale, «perché siamo così?». La risposta è diretta: «Perché abbiamo questa possibilità di distruzione, questo è il problema!». E così facendo, poi, «nelle guerre, nel traffico delle armi siamo imprenditori di morte!». E «ci sono i Paesi che vendono le armi a questo che è in guerra con questo, e le vendono anche a questo, perché così continui la guerra». Il problema è proprio la «capacità di distruzione e questo non viene dal vicino» ma «da noi!».

«Ogni intimo intento del cuore non era altro che male» ha ripetuto, ancora, Francesco. Ricordando appunto che «noi abbiamo questo seme dentro, questa possibilità». Ma «abbiamo anche lo Spirito Santo che ci salva». Si tratta perciò di scegliere a partire dalle «piccole cose». E così «quando una donna va al mercato e trova un’altra, incomincia a chiacchierare, a sparlare della vicina, dell’altra donna di là: questa donna uccide, questa donna è malvagia». E lo è «nel mercato» ma anche «in parrocchia, nelle associazioni: quando ci sono le gelosie, le invidie vanno dal parroco a dire “ma questa no, questo sì, questo fa”». Anche «questa è la malvagità, la capacità di distruggere che tutti noi abbiamo».

È su questo punto che «oggi la Chiesa, alle porte della Quaresima, ci fa riflettere». L’invito del Papa è a domandarcene la ragione, a partire dal passo evangelico di Marco (8, 14-21). «Nel Vangelo Gesù rimprovera un po’ i discepoli che discutevano: “ma tu dovevi prendere il pane — No, tu!”». Insomma i dodici «discutevano come sempre, litigavano fra loro». Ed ecco che Gesù rivolge loro «una bella parola: “Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode”». Così, «semplicemente fa l’esempio di due persone: Erode è cattivo, assassino, e i farisei ipocriti». Ma il Signore parla anche di «“lievito” e loro non capivano».

Il fatto è che, come racconta Marco, i discepoli «parlavano di pane, di questo pane, e Gesù gli fa: “Ma quel lievito è pericoloso, quello che noi abbiamo dentro e che ci porta a distruggere. Guardatevi, fate attenzione!”». Poi «Gesù fa vedere l’altra porta: “Avete il cuore indurito? Non vi ricordate quando ho spezzato i cinque pani, la porta della salvezza di Dio?». Infatti «per questa strada della discussione — dice — mai, mai si farà qualcosa di buono, sempre ci saranno divisioni, distruzione!». E continua: «Pensate alla salvezza, a quello che anche Dio ha fatto per noi, e scegliete bene!». Ma i discepoli «non capivano perché il cuore era indurito per questa passione, per questa malvagità di discutere fra loro e vedere chi era il colpevole di quella dimenticanza del pane».

Francesco ha quindi esortato a prendere «questo messaggio del Signore sul serio». Con la consapevolezza che «queste non sono cose strane, non è il discorso di un marziano» ma sono invece «le cose che ogni giorno accadono nella vita». E per verificarlo, ha ripetuto, basta soltanto prendere «il giornale, niente di più!».

Però, ha aggiunto, «l’uomo è capace di fare tanto bene: pensiamo a madre Teresa, per esempio, una donna del nostro tempo». Ma se «tutti noi siamo capaci di fare tanto bene» siamo altrettanto «capaci anche di distruggere nel grande e nel piccolo, nella stessa famiglia: distruggere i figli, non lasciando crescere i figli con libertà, non aiutandoli a crescere bene» e così in qualche modo annullando i figli. E considerato che «abbiamo questa capacità», per noi «è necessaria la meditazione continua: la preghiera, il confronto fra noi» proprio «per non cadere in questa malvagità che tutto distrugge».

E «abbiamo la forza» per farlo, come «Gesù ci ricorda». Tanto che «oggi ci dice: “Ricordate. Ricordatevi di me, che ho versato il mio sangue per voi; ricordatevi di me che vi ho salvato, vi ho salvati tutti; ricordatevi di me, che ho la forza di accompagnarvi nel cammino della vita, non per la strada della malvagità, ma per la strada della bontà, del fare il bene agli altri; non per la strada della distruzione, ma per la strada del costruire: costruire una famiglia, costruire una città, costruire una cultura, costruire una patria, sempre di più!».

La riflessione di oggi ha suggerito a Francesco di chiedere al Signore, «prima di incominciare la Quaresima», la grazia di «scegliere sempre bene la strada col suo aiuto e non lasciarci ingannare dalle seduzioni che ci porteranno sulla strada sbagliata».

[Papa Francesco, s. Marta, in L’Osservatore Romano 18/02/2015]

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

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In the divine attitude justice is pervaded with mercy, whereas the human attitude is limited to justice. Jesus exhorts us to open ourselves with courage to the strength of forgiveness, because in life not everything can be resolved with justice. We know this (Pope Francis)
Nell’atteggiamento divino la giustizia è pervasa dalla misericordia, mentre l’atteggiamento umano si limita alla giustizia. Gesù ci esorta ad aprirci con coraggio alla forza del perdono, perché nella vita non tutto si risolve con la giustizia; lo sappiamo (Papa Francesco)
The true prophet does not obey others as he does God, and puts himself at the service of the truth, ready to pay in person. It is true that Jesus was a prophet of love, but love has a truth of its own. Indeed, love and truth are two names of the same reality, two names of God (Pope Benedict)
Il vero profeta non obbedisce ad altri che a Dio e si mette al servizio della verità, pronto a pagare di persona. E’ vero che Gesù è il profeta dell’amore, ma l’amore ha la sua verità. Anzi, amore e verità sono due nomi della stessa realtà, due nomi di Dio (Papa Benedetto)
“Give me a drink” (v. 7). Breaking every barrier, he begins a dialogue in which he reveals to the woman the mystery of living water, that is, of the Holy Spirit, God’s gift [Pope Francis]
«Dammi da bere» (v. 7). Così, rompendo ogni barriera, comincia un dialogo in cui svela a quella donna il mistero dell’acqua viva, cioè dello Spirito Santo, dono di Dio [Papa Francesco]
The mystery of ‘home-coming’ wonderfully expresses the encounter between the Father and humanity, between mercy and misery, in a circle of love that touches not only the son who was lost, but is extended to all (Pope John Paul II)
Il mistero del ‘ritorno-a-casa’ esprime mirabilmente l’incontro tra il Padre e l’umanità, tra la misericordia e la miseria, in un circolo d’amore che non riguarda solo il figlio perduto, ma si estende a tutti (Papa Giovanni Paolo II)
The image of the vineyard is clear: it represents the people whom the Lord has chosen and formed with such care; the servants sent by the landowner are the prophets, sent by God, while the son represents Jesus. And just as the prophets were rejected, so too Christ was rejected and killed (Pope Francis)
L’immagine della vigna è chiara: rappresenta il popolo che il Signore si è scelto e ha formato con tanta cura; i servi mandati dal padrone sono i profeti, inviati da Dio, mentre il figlio è figura di Gesù. E come furono rifiutati i profeti, così anche il Cristo è stato respinto e ucciso (Papa Francesco)
‘Lazarus’ means ‘God helps’. Lazarus, who is lying at the gate, is a living reminder to the rich man to remember God, but the rich man does not receive that reminder. Hence, he will be condemned not because of his wealth, but for being incapable of feeling compassion for Lazarus and for not coming to his aid. In the second part of the parable, we again meet Lazarus and the rich man after their death (vv. 22-31). In the hereafter the situation is reversed [Pope Francis]
“Lazzaro” significa “Dio aiuta”. Lazzaro, che giace davanti alla porta, è un richiamo vivente al ricco per ricordarsi di Dio, ma il ricco non accoglie tale richiamo. Sarà condannato pertanto non per le sue ricchezze, ma per essere stato incapace di sentire compassione per Lazzaro e di soccorrerlo. Nella seconda parte della parabola, ritroviamo Lazzaro e il ricco dopo la loro morte (vv. 22-31). Nell’al di là la situazione si è rovesciata [Papa Francesco]

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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