Feb 1, 2026 Scritto da 

L’altra Creazione

Dio è sempre all’opera per amore e sta a noi rispondergli con responsabilità e in spirito di riconciliazione, lasciando campo allo Spirito Santo. È l’invito rivolto dal Papa nella messa celebrata lunedì mattina, 9 febbraio, nella cappella della Casa Santa Marta.

«La liturgia della Parola di oggi — ha spiegato subito Francesco riferendosi al passo della Genesi (1, 1-19) — ci porta a pensare, a meditare sui lavori di Dio: Dio lavora». Tanto che «Gesù stesso ha detto: “Mio Padre ancora lavora, ancora agisce, ancora opera; anche Io!”». E così, ha ricordato il Papa, «alcuni teologi medievali spiegavano: prima Dio, il Creatore, crea l’universo, crea i cieli, la terra, i viventi. Lui crea. Il lavoro di creazione». Però «la creazione non finisce: Lui continuamente sostiene quello che ha creato, opera per sostenere quello che ha creato perché vada avanti».

Proprio nel vangelo di Marco (6, 53-56), ha fatto notare il Papa, «vediamo “l’altra creazione” di Dio» cioè «quella di Gesù che viene a “ri-creare” quello che era stato rovinato dal peccato». E «vediamo Gesù fra la gente». Scrive infatti Marco: «Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe e accorrendo da tutta quella regione cominciò a portargli sulle barelle i malati, dovunque udiva Egli si trovasse; e quanti lo toccavano venivano salvati». È «la “ri-creazione”», appunto e «la liturgia esprime l’anima della Chiesa in questo, quando fa dire in una bella preghiera: “Oh Dio che Tu così meravigliosamente hai creato l’universo, ma più meravigliosamente lo hai ricreato nella redenzione”». Dunque «questa “seconda creazione” è più meravigliosa della prima, questo secondo lavoro è più meraviglioso».

C’è poi, ha proseguito Francesco, «un altro lavoro: il lavoro della perseveranza nella fede, che Gesù dice che lo fa lo Spirito Santo: “Io vi invierò il Paraclito e Lui vi insegnerà e vi ricorderà, vi farà ricordare quello che ho detto”». È «il lavoro dello Spirito dentro di noi, per fare viva la parola di Gesù, per conservare la creazione, per garantire che questa creazione non venga meno». Dunque «la presenza dello Spirito lì, che fa viva la prima creazione e la seconda».

Insomma «Dio lavora, continua a lavorare e noi possiamo domandarci come dobbiamo rispondere a questa creazione di Dio, che è nata dall’amore perché Lui lavora per amore». Così «alla “prima creazione” dobbiamo rispondere con la responsabilità che il Signore ci dà: “La terra è vostra, portatela avanti; fatela crescere!”». Perciò «anche per noi c’è la responsabilità di far crescere la terra, di far crescere il creato, di custodirlo e farlo crescere secondo le sue leggi: noi siamo signori del creato, non padroni». E non dobbiamo «impadronirci del creato, ma farlo andare avanti, fedeli alle sue leggi». Proprio «questa è la prima risposta al lavoro di Dio: lavorare per custodire il creato, per farlo fruttificare».

In questa prospettiva, ha sostenuto il Papa, «quando noi sentiamo che la gente fa riunioni per pensare a come custodire il creato, possiamo dire: “Ma no, sono i verdi!”». Invece, ha rilanciato, «non sono i verdi: questo è cristiano!». Ed «è la nostra risposta alla “prima creazione” di Dio, è la nostra responsabilità!». Difatti «un cristiano che non custodisce il creato, che non lo fa crescere, è un cristiano cui non importa il lavoro di Dio, quel lavoro nato dall’amore di Dio per noi». E «questa è la prima risposta alla prima creazione: custodire il creato, farlo crescere».

Ma «alla “seconda creazione”, come rispondiamo?» ha domandato Francesco, rilevando che, in proposito, «l’apostolo Paolo ci dice una parola giusta, che è la vera risposta: “Lasciatevi riconciliare con Dio”». Si tratta, ha spiegato, di «quell’atteggiamento interiore aperto per andare continuamente sulla strada della riconciliazione interiore, della riconciliazione comunitaria, perché la riconciliazione è opera di Cristo». E Paolo dice ancora: «Dio ha riconciliato il mondo in Cristo». E «questa è la seconda risposta». Dunque «alla “seconda creazione” noi diciamo: “Sì, dobbiamo lasciarci riconciliare col Signore”».

Francesco ha poi proposto un’altra questione: «E al lavoro che fa lo Spirito Santo in noi, di ricordarci le parole di Gesù, di spiegarci, di fare capire quello che Gesù ha detto, come rispondiamo?». È stato proprio «Paolo a dirci» di non rattristare «lo Spirito Santo che è in voi: state attenti, è il vostro ospite, è dentro di voi, lavora dentro di voi! Non rattristate lo Spirito Santo». E questo «perché noi crediamo in un Dio personale. Dio è persona: è persona Padre, persona Figlio e persona Spirito Santo». Del resto «tutti e tre sono coinvolti in questa creazione, in questa ricreazione, in questa perseveranza nella ri-creazione». Così «a tutti e tre noi rispondiamo: custodire e far crescere il creato, lasciarci riconciliare con Gesù, con Dio in Gesù, in Cristo, ogni giorno, e non rattristare lo Spirito Santo, non cacciarlo via: è l’ospite del nostro cuore, quello che ci accompagna, ci fa crescere».

In conclusione il Papa ha pregato perché «il Signore ci dia la grazia di capire che Lui è all’opera; e ci dia la grazia di rispondere giustamente a questo lavoro di amore».

[Papa Francesco, s. Marta, in L’Osservatore Romano 10/02/2015]

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

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Because of this unique understanding, Jesus can present himself as the One who revealsr the Father with a knowledge that is the fruit of an intimate and mysterious reciprocity (John Paul II)
In forza di questa singolare intesa, Gesù può presentarsi come il rivelatore del Padre, con una conoscenza che è frutto di un'intima e misteriosa reciprocità (Giovanni Paolo II)
Yes, all the "miracles, wonders and signs" of Christ are in function of the revelation of him as Messiah, of him as the Son of God: of him who alone has the power to free man from sin and death. Of him who is truly the Savior of the world (John Paul II)
Sì, tutti i “miracoli, prodigi e segni” di Cristo sono in funzione della rivelazione di lui come Messia, di lui come Figlio di Dio: di lui che, solo, ha il potere di liberare l’uomo dal peccato e dalla morte. Di lui che veramente è il Salvatore del mondo (Giovanni Paolo II)
It is known that faith is man's response to the word of divine revelation. The miracle takes place in organic connection with this revealing word of God. It is a "sign" of his presence and of his work, a particularly intense sign (John Paul II)
È noto che la fede è una risposta dell’uomo alla parola della rivelazione divina. Il miracolo avviene in legame organico con questa parola di Dio rivelante. È un “segno” della sua presenza e del suo operare, un segno, si può dire, particolarmente intenso (Giovanni Paolo II)
In the rite of Baptism, the presentation of the candle lit from the large Paschal candle, a symbol of the Risen Christ, is a sign that helps us to understand what happens in the Sacrament. When our lives are enlightened by the mystery of Christ, we experience the joy of being liberated from all that threatens the full realization (Pope Benedict)
Nel rito del Battesimo, la consegna della candela, accesa al grande cero pasquale simbolo di Cristo Risorto, è un segno che aiuta a cogliere ciò che avviene nel Sacramento. Quando la nostra vita si lascia illuminare dal mistero di Cristo, sperimenta la gioia di essere liberata da tutto ciò che ne minaccia la piena realizzazione (Papa Benedetto)
Doing a good deed almost instinctively gives rise to the desire to be esteemed and admired for the good action, in other words to gain a reward. And on the one hand this closes us in on ourselves and on the other, it brings us out of ourselves because we live oriented to what others think of us or admire in us (Pope Benedict)
Quando si compie qualcosa di buono, quasi istintivamente nasce il desiderio di essere stimati e ammirati per la buona azione, di avere cioè una soddisfazione. E questo, da una parte rinchiude in se stessi, dall’altra porta fuori da se stessi, perché si vive proiettati verso quello che gli altri pensano di noi e ammirano in noi (Papa Benedetto)
Each of us can discover in Joseph – the man who goes unnoticed, a daily, discreet and hidden presence – an intercessor, a support and a guide in times of trouble. Saint Joseph reminds us that those who appear hidden or in the shadows can play an incomparable role in the history of salvation. A word of recognition and of gratitude is due to them all [Patris Corde, intr.]
Knowing God, knowing Christ, always means loving him, becoming, in a sense, one with him by virtue of that knowledge and love. Our life becomes authentic and true life, and thus eternal life, when we know the One who is the source of all being and all life (Pope Benedict)
Conoscere Dio, conoscere Cristo significa sempre anche amarLo, diventare in qualche modo una cosa sola con Lui in virtù del conoscere e dell’amare. La nostra vita diventa quindi una vita autentica, vera e così anche eterna, se conosciamo Colui che è la fonte di ogni essere e di ogni vita (Papa Benedetto)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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