Gen 1, 2026 Scritto da 

2a Domenica Natale (anno A)

II Domenica dopo Natale (anno A)  [4 Gennaio 2026]

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga. Nel clima del Natale la liturgia ci conduce costantemente  alla meditazione sul mistero dell’Incarnazione.

 

*Prima Lettura dal libro del Siracide (24,1-4.12-16)

La Sapienza di Dio alza la voce nell’assemblea e racconta la sua origine e la sua missione. Essa proviene dall’Altissimo, esce dalla sua bocca come Parola creatrice, precede il tempo e attraversa tutto il cosmo: nulla le è estraneo, nulla esiste senza il suo ordine. Eppure, questa Sapienza universale non resta senza dimora. Dio le affida una destinazione concreta:

“Fissa la tenda in Giacobbe”. La Sapienza pianta la sua tenda nel popolo eletto, prende eredità in Israele e mette radici in Gerusalemme, la città della presenza di Dio. Il luogo della sua abitazione è la Torah: non una legge fredda, ma Parola viva, in cui Dio parla e l’uomo risponde. Qui la Sapienza diventa nutrimento, luce, fecondità, come un albero che cresce, fiorisce e dona frutto a chi l’accoglie. In questo inno si intravede già il mistero che il Vangelo di Giovanni proclamerà apertamente: la Sapienza che pone la sua tenda anticipa il Verbo che si fa carne e viene ad abitare in mezzo a noi. Ciò che era dimora nella Legge e nel popolo di Israele trova il suo compimento pieno in Cristo, Sapienza incarnata del Padre. Accogliere la Sapienza significa allora abitare la Parola, lasciare che Dio dimori in noi e fare della nostra vita una tenda aperta alla sua presenza salvifica. 

*Elementi più importanti: +La Sapienza proviene da Dio ed esce dalla sua bocca. +Ha una dimensione cosmica: attraversa e ordina tutto il creato. +Dio le assegna una destinazione concreta. La Sapienza fissa la tenda in Giacobbe. +La sua patria è Israele e la sua dimora Gerusalemme. Si identifica con la Torah, Parola viva di Dio. +La Torah è luogo di incontro: Dio parla, l’uomo risponde. +La Sapienza diventa fecondità e vita per il popolo. +Il testo anticipa il Prologo di Giovanni. Fondamento biblico del mistero dell’Incarnazione

 

*Salmo responsoriale (147 vv. 12-15; 19-20)

Gerusalemme è invitata a lodare il Signore, perché Dio ricostruisce la città, raduna i dispersi e custodisce il suo popolo. La sua azione non è solo spirituale: egli rende salde le porte, benedice i figli, garantisce la pace ai confini e nutre con il frumento migliore. La salvezza di Dio tocca la vita concreta, la sicurezza, il pane quotidiano. La sua parola è efficace e sovrana: Dio la invia sulla terra e corre veloce, governa la natura e la storia. Colui che ha potere sul cosmo sceglie di manifestarsi come difensore di un popolo fragile, che vive sotto la sua protezione. Ma il cuore del salmo è questo: Dio ha rivelato la sua Parola a Giacobbe, i suoi decreti e giudizi a Israele. Nessun’altra nazione ha ricevuto un dono simile. La vera grandezza di Israele non è la forza, ma l’intimità con Dio, che parla, guida e istruisce. Questo salmo diventa così un invito alla lode riconoscente: un Dio che governa l’universo ha scelto di entrare in alleanza, di parlare e di abitare nella storia del suo popolo. È questa Parola accolta che costruisce la pace e rende stabile la vita.

*Elementi più importanti: +Invito alla lode rivolto a Gerusalemme. +Dio ricostruisce, protegge e raduna il suo popolo. +Benedizione concreta: pace, sicurezza, nutrimento. +La Parola di Dio è potente ed efficace e Dio governa cosmo e storia. +Rivelazione unica fatta a Israele:La Torah come privilegio e responsabilità. +La vera forza del popolo è ascoltare la Parola di Dio

 

*Seconda Lettura dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini (1,3-6.15-18)

Paolo apre la lettera con una grande benedizione: tutta la vita cristiana nasce da un unico movimento che sale verso Dio, perché prima la grazia è scesa verso di noi. Dio è benedetto perché ci ha benedetti in Cristo con ogni benedizione spirituale: non doni frammentari, ma una salvezza piena e definitiva. Il fondamento di tutto è la scelta gratuita di Dio: prima ancora della creazione, siamo stati eletti in Cristo per essere santi e immacolati nell’amore. L’elezione non è privilegio esclusivo, ma vocazione alla comunione e alla vita nuova. Questa elezione si esprime come adozione filiale: Dio ci ha predestinati a essere figli nel Figlio, secondo il suo disegno d’amore. La salvezza non nasce dal nostro merito, ma dalla benevolenza della sua volontà, e tutto converge nella lode della gloria della sua grazia. Nella seconda parte Paolo passa dalla lode alla preghiera di intercessione. Avendo ascoltato della fede e della carità dei credenti, egli ringrazia Dio e chiede un dono decisivo: lo Spirito di sapienza e di rivelazione, perché i cristiani conoscano davvero Dio, non solo con la mente ma con il cuore. Paolo prega che gli occhi del cuore siano illuminati, per comprendere: la speranza della chiamata, la ricchezza della gloria dell’eredità, la grandezza del dono ricevuto in Cristo. La fede cristiana è dunque memoria di una grazia ricevuta e cammino di conoscenza illuminata, che conduce a vivere da figli nella libertà e nella lode.

*Elementi più importanti. +Benedizione a Dio per la salvezza in Cristo. +Elezione eterna prima della creazione. +Vocazione alla santità nell’amore e Adozione filiale nel Figlio. +Salvezza come grazia gratuita. +Tutto orientato alla lode della gloria di Dio e Ringraziamento per fede e carità. +Preghiera per lo Spirito di sapienza. +Illuminazione del cuore. +Speranza, eredità e pienezza della vita cristiana.

 

*Dal Vangelo secondo Giovanni (1,1-18) Prologo

Il Vangelo di Giovanni si apre riportandoci “in principio”, là dove tutto ha origine. Prima di ogni tempo era il Verbo (Logos): non una parola qualunque, ma la Parola eterna di Dio, in relazione viva con il Padre e della stessa natura divina. In lui tutto è stato creato; nulla esiste senza di lui. Il Verbo è vita, e questa vita è luce degli uomini, una luce che splende nelle tenebre e che le tenebre non riescono a soffocare. Dentro la storia entra una testimonianza: Giovanni il Battista. Egli non è la luce, ma è mandato per rendere testimonianza alla luce, perché l’uomo possa credere. La luce vera viene nel mondo che è stato fatto per mezzo di lei, ma il mondo non la riconosce. Anche il suo popolo fatica ad accoglierla. Tuttavia, a quanti la accolgono, il Verbo dona una possibilità inaudita: diventare figli di Dio, non per discendenza umana, ma per dono gratuito. Il cuore del Prologo è l’annuncio decisivo: “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.” Dio non rimane distante: entra nella fragilità umana, nella storia concreta, e rende visibile la sua gloria, una gloria che ha il volto dell’amore fedele, della grazia e della verità. In Gesù, l’Invisibile si lascia vedere. Giovanni attesta che colui che viene dopo di lui era prima di lui. Da questa pienezza noi tutti riceviamo grazia su grazia: la Legge, dono santo, trova il suo compimento nella persona di Cristo, che non solo parla di Dio, ma lo rivela pienamente. Nessuno ha mai visto Dio, ma il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lo ha fatto conoscere. Il Prologo ci invita così a una scelta: riconoscere nella carne di Gesù la Parola eterna, accogliere la luce, vivere da figli e lasciarci trasformare dalla grazia che abita in mezzo a noi.

* Sant’Agostino – Commento al Prologo di Giovanni «Il Verbo si è fatto carne perché l’uomo potesse comprendere il Verbo.» (In Ioannis Evangelium Tractatus, 2,2). In una sola frase Agostino riassume il senso di Giovanni 1,14: Dio non abbassa la sua verità, ma si rende accessibile, entrando nella nostra condizione perché l’uomo possa conoscere e accogliere la luce divina.

*Elementi importanti: +In principio”: continuità con la creazione. Il Verbo eterno, presso Dio e Dio. Tutto creato per mezzo del Verbo. +Verbo come vita e luce. Luce e tenebre: conflitto e rifiuto. +Testimonianza di Giovanni Battista. +Accoglienza del Verbo = diventare figli di Dio. +Incarnazione: il Verbo si fa carne. Dimora di Dio tra gli uomini. +Gloria, grazia e verità in Cristo. +Cristo come rivelazione definitiva del Padre.

+Giovanni D’Ercole

601 Ultima modifica il Giovedì, 01 Gennaio 2026 20:50
don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

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Those wounds that, in the beginning were an obstacle for Thomas’s faith, being a sign of Jesus’ apparent failure, those same wounds have become in his encounter with the Risen One, signs of a victorious love. These wounds that Christ has received for love of us help us to understand who God is and to repeat: “My Lord and my God!” Only a God who loves us to the extent of taking upon himself our wounds and our pain, especially innocent suffering, is worthy of faith (Pope Benedict)
Quelle piaghe, che per Tommaso erano dapprima un ostacolo alla fede, perché segni dell’apparente fallimento di Gesù; quelle stesse piaghe sono diventate, nell’incontro con il Risorto, prove di un amore vittorioso. Queste piaghe che Cristo ha contratto per amore nostro ci aiutano a capire chi è Dio e a ripetere anche noi: “Mio Signore e mio Dio”. Solo un Dio che ci ama fino a prendere su di sé le nostre ferite e il nostro dolore, soprattutto quello innocente, è degno di fede (Papa Benedetto)
We see that the disciples are still closed in their thinking […] How does Jesus answer? He answers by broadening their horizons […] and he confers upon them the task of bearing witness to him all over the world, transcending the cultural and religious confines within which they were accustomed to think and live (Pope Benedict)
Vediamo che i discepoli sono ancora chiusi nella loro visione […] E come risponde Gesù? Risponde aprendo i loro orizzonti […] e conferisce loro l’incarico di testimoniarlo in tutto il mondo oltrepassando i confini culturali e religiosi entro cui erano abituati a pensare e a vivere (Papa Benedetto)
The Fathers made a very significant commentary on this singular task. This is what they say: for a fish, created for water, it is fatal to be taken out of the sea, to be removed from its vital element to serve as human food. But in the mission of a fisher of men, the reverse is true. We are living in alienation, in the salt waters of suffering and death; in a sea of darkness without light. The net of the Gospel pulls us out of the waters of death and brings us into the splendour of God’s light, into true life (Pope Benedict)
I Padri […] dicono così: per il pesce, creato per l’acqua, è mortale essere tirato fuori dal mare. Esso viene sottratto al suo elemento vitale per servire di nutrimento all’uomo. Ma nella missione del pescatore di uomini avviene il contrario. Noi uomini viviamo alienati, nelle acque salate della sofferenza e della morte; in un mare di oscurità senza luce. La rete del Vangelo ci tira fuori dalle acque della morte e ci porta nello splendore della luce di Dio, nella vera vita (Papa Benedetto)
There is the path of those who, like those two on the outbound journey, allow themselves to be paralysed by life’s disappointments and proceed sadly; and there is the path of those who do not put themselves and their problems first, but rather Jesus who visits us, and the brothers who await his visit (Pope Francis)
C’è la via di chi, come quei due all’andata, si lascia paralizzare dalle delusioni della vita e va avanti triste; e c’è la via di chi non mette al primo posto se stesso e i suoi problemi, ma Gesù che ci visita, e i fratelli che attendono la sua visita (Papa Francesco)
[Nicodemus] felt the fascination of this Rabbi, so different from the others, but could not manage to rid himself of the conditioning of his environment that was hostile to Jesus, and stood irresolute on the threshold of faith (Pope Benedict)
[Nicodemo] avverte il fascino di questo Rabbì così diverso dagli altri, ma non riesce a sottrarsi ai condizionamenti dell’ambiente contrario a Gesù e resta titubante sulla soglia della fede (Papa Benedetto)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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