Ott 13, 2026 Scritto da 

29a Domenica T.O.

29a Domenica T.O. (anno A)

(1Ts 1,1-5b)

 

1 Paolo e Silvano e Timòteo alla Chiesa dei Tessalonicesi che è in Dio Padre e nel Signore Gesù Cristo: a voi, grazia e pace. 

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Dal momento che la prima lettera ai Tessalonicesi è la prima lettera che Paolo scrisse, fa da modello per tutte le altre lettere: mittente, destinatari e saluto, che poi era anche lo schema classico di scrivere lettere nell’ambiente greco-romano. Dentro questo schema, Paolo introduce la novità della fede cristiana, precisando che la Chiesa dei Tessalonicesi ha il suo fondamento e trova la sua identità nel rapporto con Dio Padre per mezzo del Signore Gesù Cristo. Da questa origine divina proviene la grazia e la pace che Paolo e i suoi collaboratori, Silvano e Timoteo, augurano ai Tessalonicesi.

Paolo si presenta con il suo nome di cittadino romano – Paulos – e associa con sé Silvano e Timoteo, che hanno partecipato con lui alla fondazione della Chiesa di Tessalonica. La prima lettera ai Tessalonicesi è dunque una lettera con più mittenti. La fede si annuncia in comunione. Ogni discepolo di Gesù è chiamato ad annunciare la verità, la Parola, dalla quale scaturisce la fede. Ogni discepolo di Gesù deve essere una sola voce con tutti gli altri discepoli. Una sola Parola, una sola verità, una sola fede, una sola voce. È questa la regola santa, l’unica regola, perché vi sia la retta predicazione. La comunione nella verità e nella fede, l’univocità e la coralità della predicazione dell’unica verità e dell’unica fede, dona vigore, forza alla fede e alla verità. La verità e la fede annunciate in una frantumazione di voci, di concetti, di parole umane, proclamate in disaccordo e in disarmonia nella stessa loro essenzialità altro non fanno che il gioco della menzogna e dell’errore. Una verità così annunciata, una fede così proclamata non ha incidenza in nessun cuore. La divisione nella fede e nella verità, che è una e indivisibile, non giova alla causa di Cristo.

Tutti gli scritti del Nuovo Testamento si rifanno in qualche maniera agli apostoli, cioè la chiesa ha un fondamento apostolico. Il cristianesimo non è una ideologia inventata a tavolino e non è una illuminazione di qualche mistico, ma è una storia, è una storia che degli uomini hanno visto, di cui sono testimoni e che, quindi, raccontano. E questo è estremamente importante: il cristianesimo non lo invento io, non l’ha inventato nessuno di noi; questo è il grande problema di tutte le sette, dove uno si inventa qualcosa e la gente gli corre subito dietro. Noi non dobbiamo inventare nulla, tutto quello che diciamo deve misurarsi sulla storia di Gesù, questo è il primo criterio della chiesa, se no è una balla che si è inventato l’uomo. Noi, il massimo che possiamo dire è qualcosa di quel che è stato scritto, secondo l’intelligenza e l’esperienza che il Signore ce ne dà; non possiamo inventare niente, possiamo solo cercare di capire con grande umiltà e nella misura in cui ci è dato di capire.

L’uomo che non ha tradizioni, che non ha radici, è come una pianta senza radici: non porta nessun frutto, va di qua e va di là, non distingue più le cose vere dalle cose false, rincorre le ultime notizie, ma non ha più l’identità. La chiesa ha invece una radice apostolica, che è la sua connessione col Gesù storico; e la nostra fede è in Gesù. Se togli la storia di Gesù e, quindi, la successione apostolica che la testimonia, si fa di Gesù un’invenzione propria e questo non ha nulla a che fare con il cristianesimo.

La verità non è da inventare, è da cercare, è da comprendere, è da amare, è da vivere. Le verità inventate si chiamano, appunto, favole, menzogne, eresie. Questo è un aspetto da non trascurare. Perché ci sono i dogmi? Perché sono necessari; mica la prima cosa che mi viene in mente è vera; mica perché la maggioranza pensava che la terra era piatta, la terra era piatta. È per questo che leggiamo ancora adesso le Lettere e i documenti della prima chiesa: sono la norma e il fondamento della nostra fede.

Il gruppo dei tessalonicesi viene chiamato ekklēsia, parola usata dagli ebrei della LXX per tradurre il verbo ebraico qāhāl (chiamare, dall’ebr. qol = voce). In greco chiamare si dice kalein, che sta alla base del sostantivo ek-klēsia (chiamata fuori, convocazione). La scelta di ekklēsia, invece di synagōgē, è intenzionale per distinguere il gruppo dei credenti cristiani dalle altre comunità ebraiche.

L’ekklēsia viene presentata subito in termini religiosi: en Theo Patri kai Kirio Iesou Christo (= in Dio Padre e Signore Gesù Cristo). La chiesa non è una cosa che facciamo noi, ma è una chiamata di Dio, è Dio che con la sua Parola parla e noi rispondiamo e la chiesa è esattamente la risposta che l’uomo dà alla chiamata di Dio, alla Parola di Dio, all’ascolto di Dio, di Dio che parla nella storia, storia testimoniata negli scritti apostolici. Per questo la chiesa non è un’invenzione umana, non è che stiamo insieme perché ci siamo simpatici, ma stiamo insieme per quest’unica chiamata del Padre. Chiamata ad amare e a unirci a suo Figlio e a formare così tra di noi la fraternità.

La chiesa si realizza su due fronti; uno in modo concreto: quando ci riuniamo per ascoltare la Parola di Dio formiamo chiesa, siamo riuniti attorno alla Parola di Dio; però questa chiesa, che risponde alla convocazione di Dio, che è Padre di tutti, è necessariamente unita a tutte le chiese formando un’unica chiesa, se no diventa una setta e non risponde più a Dio che è Padre comune. La chiesa è estremamente concreta: sono le persone che si trovano in un determinato posto per un determinato scopo, ma contemporaneamente è universale. La Chiesa per Paolo ha una dimensione universale che si riconduce necessariamente a una dimensione locale. Non si ha Chiesa se questa non è collocata in un determinato luogo. E tutte le chiese di determinati luoghi formano la grande Chiesa di tutto il mondo.

Da qui il senso di cattolicità – cattolico vuol dire universale – però anche di concretezza; dove si perde uno dei due termini la chiesa un po’ si dissolve o nell’ideologia o nella setta: se non c’è la comunità reale di chi ascolta c’è l’ideologia, se non c’è la comunità universale c’è la setta e, quindi, la negazione della verità. È interessante che non sono io che scelgo i miei fratelli - se scelgo i miei fratelli non amo i fratelli, amo quello che mi interessa - io la mia chiesa non la scelgo, è l'insieme delle persone concrete che ho intorno, che con me ascoltano, con me faticano, con me lottano, con me vivono, con me hanno gli stessi difetti, le stesse mancanze.

La chiesa è fatta da quelle persone che sono en Theo Patri (in Dio Padre); è complemento di luogo "essere in", cioè abitano in Dio come Padre. Il luogo dell’uomo è Dio come Padre, lì l’uomo è di casa, lì l’uomo trova famiglia, lì l’uomo trova le proprie radici, lì l’uomo trova sé stesso. Si racconta in una tardizione ebraica che quando Dio chiede ad Adamo, "Adamo dove sei"? Gli domanda "dove sei" perché Adamo si era spostato dal suo luogo e il luogo dell’uomo è Dio, è lì che l’uomo è di casa. Il cristiano è colui che torna a essere di casa in Dio, dimora in Dio, e ritrova, quindi, la propria identità.

E, a questa chiesa, Paolo, Silvano e Timoteo augurano grazia e pace (charis ed eirēnē). Questo binomio è una novità assoluta, non ha precedenti, perché i greci salutavano con charis – che significa anche salute (chaire "stai bene") – mentre gli ebrei salutavano con shalom. Ecco uno stupendo saluto cristiano che è greco ed ebraico nello stesso tempo: grazia e pace.

 

 

 Argentino Quintavalle, autore dei libri 

- Apocalisse – commento esegetico 

- L'Apostolo Paolo e i giudaizzanti – Legge o Vangelo?

  • Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo nel mistero trinitario
  • Il discorso profetico di Gesù (Matteo 24-25)
  • Tutte le generazioni mi chiameranno beata
  •  Cattolici e Protestanti a confronto – In difesa della fede
  •  La Chiesa e Israele secondo San Paolo – Romani 9-11

 

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Argentino Quintavalle

Argentino Quintavalle è studioso biblico ed esperto in Protestantesimo e Giudaismo. Autore del libro “Apocalisse - commento esegetico” (disponibile su Amazon) e specializzato in catechesi per protestanti che desiderano tornare nella Chiesa Cattolica.

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The present-day mentality, more perhaps than that of people in the past, seems opposed to a God of mercy, and in fact tends to exclude from life and to remove from the human heart the very idea of mercy (Pope John Paul II)
La mentalità contemporanea, forse più di quella dell'uomo del passato, sembra opporsi al Dio di misericordia e tende altresì ad emarginare dalla vita e a distogliere dal cuore umano l'idea stessa della misericordia (Papa Giovanni Paolo II)
«Religion of appearance» or «road of humility»? (Pope Francis)
«Religione dell’apparire» o «strada dell’umiltà»? (Papa Francesco)
In the crucified Jesus a kind of transformation and concentration of the signs occurs: he himself is the “sign of God”, especially in the mystery of his Death and Resurrection (Pope John Paul II)
In Gesù crocifisso avviene come una trasformazione e concentrazione dei segni: è Lui stesso il "segno di Dio", soprattutto nel mistero della sua morte e resurrezione (Papa Giovanni Paolo II)
However, the king was not discouraged and sent his servants out to seek other guests to fill his banquet hall. Thus the aspect of the refusal of those initially invited caused the invitation to be extended to all [Pope Benedict]
Il re però non si scoraggia e invia i suoi servi a cercare altri commensali per riempire la sala del suo banchetto. Così il rifiuto dei primi ha come effetto l’estensione dell’invito a tutti [Papa Benedetto]
Faith in God opens before us the horizon of a sure hope, one which does not disappoint; it indicates a solid foundation on which to base one’s life without fear; it demands a faith-filled surrender into the hands of the Love which sustains the world (Pope Benedict)
La fede in Dio apre all’uomo l’orizzonte di una speranza certa che non delude; indica un solido fondamento sul quale poggiare, senza paura, la propria vita; richiede l’abbandono, pieno di fiducia, nelle mani dell’Amore che sostiene il mondo (Papa Benedetto)
The "new evangelization" faces this challenge. It must work to ensure that people recover the awareness that in Christ evil can be conquered with good (Pope John Paul II)
La “nuova evangelizzazione” affronta questa sfida. Essa deve impegnarsi perché tutti gli uomini recuperino la consapevolezza che in Cristo è possibile vincere il male con il bene (Papa Giovanni Paolo II)
Many saints experienced the night of faith and God’s silence — when we knock and God does not respond — and these saints were persevering (Pope Francis)
Tanti santi e sante hanno sperimentato la notte della fede e il silenzio di Dio – quando noi bussiamo e Dio non risponde – e questi santi sono stati perseveranti (Papa Francesco)
In some passages of Scripture it seems to be first and foremost Jesus’ prayer, his intimacy with the Father, that governs everything (Pope Francis)
In qualche pagina della Scrittura sembra essere anzitutto la preghiera di Gesù, la sua intimità con il Padre, a governare tutto (Papa Francesco)
It is necessary to know how to be silent, to create spaces of solitude or, better still, of meeting reserved for intimacy with the Lord. It is necessary to know how to contemplate. Today's man feels a great need not to limit himself to pure material concerns, and instead to supplement his technical culture with superior and detoxifying inputs from the world of the spirit [John Paul II]

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don Giuseppe Nespeca

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