Ott 6, 2026 Scritto da 

28a Domenica T.O.

28a Domenica T.O. (anno A)

(Is 25,6-10a)

 

6Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati.
7Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre distesa su tutte le nazioni.
8Eliminerà la morte per sempre. Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto, l'ignominia del suo popolo farà scomparire da tutta la terra, poiché il Signore ha parlato.
9E si dirà in quel giorno: "Ecco il nostro Dio; in lui abbiamo sperato perché ci salvasse.
Questi è il Signore in cui abbiamo sperato; rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza,
10poiché la mano del Signore si poserà su questo monte". 

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Isaia descrive il banchetto messianico. È di portata universale, “per tutti i popoli”. Il banchetto non è per i figli di Israele soltanto. Il monte di cui si parla è il monte Sion. La scena viene ripresa da Nostro Signore Gesù Cristo: «Ora io vi dico che molti verranno dall'oriente e dall'occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti» (Mt 8,11-12).

Gesù allarga gli orizzonti della piccola fede del suo popolo. Lo invita a guardare lontano, molto lontano. Gli chiede di vedere i popoli che dall’oriente e dall’occidente, da ogni direzione, sarebbero venuti alla fede. Per questa fede, molti pagani avrebbero fatto eternamente parte del regno dei cieli. 

Si credeva, nella mentalità giudaica, che l’arrivo del Messia avrebbe comportato la sottomissione di  tutte le popolazioni alla nazione di Israele. Tutti i popoli sarebbero stati sottomessi dal Messia e Israele sarebbe stata riconosciuta con tutta la sua gloria, con tutto il suo splendore... e questo lo si crede ancora oggi. Gesù prende le distanze da questo meccanismo nazionalista di dominio. Con questa idea Gesù non ha niente a che fare, non chiederà mai alle genti di sottomettersi alla religione di Israele. Dirà sempre: siete invitati alla mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe, seduti a tavola con loro.

C’è una netta contrapposizione tra i popoli provenienti da ogni parte della terra (oriente-occidente), cioè le genti del mondo, con i figli del regno, Israele; i loro destini saranno diametralmente opposti: il banchetto escatologico nel regno dei cieli per i primi; l’espulsione dal regno per i secondi. Chiunque ha fede sta con Abramo, Isacco e Giacobbe. Chi non ha fede, anche se è figlio di Abramo, di Isacco e Giacobbe, sta fuori.

Inoltre, per un ebreo sedersi a tavola con un gentile significava contaminarsi ritualmente, ma qui Gesù si figura i patriarchi stessi seduti a tavola con i gentili come ospiti invitati al banchetto. Peggio ancora, descrivendoli come provenienti da oriente e da occidente, si serve di parole che nel Vecchio Testamento si riferiscono al radunamento d’Israele da tutte le parti del mondo. I gentili credenti prendono il posto degli ebrei increduli.

Se agli ascoltatori di Gesù si sarebbero drizzati i capelli, pensando che un pagano veniva presentato come un modello di fede, il secondo schiaffo, il colpo di grazia, lo ricevono con le parole: i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre. Questo era impensabile. Essi dicevano: il regno è nostro, ci appartiene per diritto perché noi siamo gli eredi per nascita. Nessun discendente di Abramo poteva essere perduto. È la mentalità di un regno riservato a una categoria esclusiva e particolare, di persone.

I figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, perché la loro fede è fondata sulla carne. La loro fede non è fede che salva l’umanità, è fede che esclude l’umanità dalla salvezza. La loro fede è troppo misera per potersi aprire al grande mistero di Cristo. La loro fede è più un calcolo matematico che comprensione del mistero che Dio si accinge a svelare ai suoi figli. La loro fede è fatta più di una tradizione fondata sui desideri dell’uomo che non sulla volontà di Dio. La loro fede è incapace di vedere Dio che opera attraverso la persona di Gesù Cristo.

Quando io mi ritengo superiore agli altri, o mi ritengo più degno degli altri per avere certi onori e certi privilegi, io non sono più in sintonia con Dio. Dal momento che mi ritengo superiore, non assomiglio a Dio che rivolge a tutti il suo amore.

I banchetti presso gli ebrei si tenevano alla sera dentro sale molto illuminate, perciò il convito messianico viene simboleggiato come svolgentesi in mezzo alla più viva luce. Coloro che ne sono esclusi, vengono quindi a trovarsi nelle tenebre esteriori. Le tenebre sono la rappresentazione della perdizione eterna. In questo luogo di tenebre e di punizione vengono cacciati i figli del regno che si ritengono superiori, e per indicare la loro rabbia, il rimorso, il senso di frustrazione e disperazione per essere stati cacciati fuori, Gesù aggiunge “pianto e stridore di denti”.

Il sedersi alla mensa di Abramo, Isacco e Giacobbe, capostipiti di Israele, significa condividere l’elezione che Dio aveva riservato al suo popolo ai piedi del Sinai. La felicità dei giusti viene paragonata nella Scrittura alle delizie di un convito, come ci fa capire il nostro testo di Isaia. Non vi è più distinzione tra ebrei e non ebrei, tra popolo eletto e pagani, ma tutti formano un’unica realtà in Cristo. Chi accetta Gesù Cristo viene invitato a partecipare, alla pienezza di vita che Dio offre a tutti quelli che vogliono accogliere l’invito, senza nessun tipo di pregiudizio e di condizionamento razziale.

La via per appartenere al regno è la fede. Non si appartiene al regno per nascita, per discendenza, per razza, per tribù, per nazione, o per qualsiasi altro motivo che viene dalla terra. Si appartiene al regno per fede. Questa verità vale sempre, sino alla consumazione dei secoli. 

 

 

 Argentino Quintavalle, autore dei libri 

- Apocalisse – commento esegetico 

- L'Apostolo Paolo e i giudaizzanti – Legge o Vangelo?

  • Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo nel mistero trinitario
  • Il discorso profetico di Gesù (Matteo 24-25)
  • Tutte le generazioni mi chiameranno beata
  •  Cattolici e Protestanti a confronto – In difesa della fede
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Argentino Quintavalle

Argentino Quintavalle è studioso biblico ed esperto in Protestantesimo e Giudaismo. Autore del libro “Apocalisse - commento esegetico” (disponibile su Amazon) e specializzato in catechesi per protestanti che desiderano tornare nella Chiesa Cattolica.

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There are also serious, dangerous omissions and we have to recognize with healthy realism that in this way things are not all right, it is not all right when errors are made. However, we must also be certain at the same time that if, here and there, the Church is dying because of the sins of men and women, because of their non-belief, at the same time she is reborn (Pope Benedict)
Ci sono anche cadute gravi, pericolose, e dobbiamo riconoscere con sano realismo che così non va, non va dove si fanno cose sbagliate. Ma anche essere sicuri, allo stesso tempo, che se qua e là la Chiesa muore a causa dei peccati degli uomini, a causa della loro non credenza, nello stesso tempo, nasce di nuovo (Papa Benedetto)
The question makes apparent the concern, present in ancient Jewish tradition, over finding a unifying principle in the various formulations of God's will […] Emphasis is placed on the totality of this dedication to God, listing the three faculties that define man in his deep psychological structures: heart, soul and mind. The word mind, diánoia, contains the rational element (Pope Benedict)
La domanda lascia trasparire la preoccupazione, presente nell’antica tradizione giudaica, di trovare un principio unificatore delle varie formulazioni della volontà di Dio […] L’accento è posto sulla totalità di questa dedizione a Dio, elencando le tre facoltà che definiscono l’uomo nelle sue strutture psicologiche profonde: cuore, anima e mente. Il termine mente, diánoia, contiene l’elemento razionale (Papa Benedetto)
A “year” of grace: the period of Christ’s ministry, the time of the Church before his glorious return, an interval of our life (Pope Francis)
Un “anno” di grazia: il tempo del ministero di Cristo, il tempo della Chiesa prima del suo ritorno glorioso, il tempo della nostra vita (Papa Francesco)
The Church, having before her eyes the picture of the generation to which we belong, shares the uneasiness of so many of the people of our time (Dives in Misericordia n.12)
Avendo davanti agli occhi l'immagine della generazione a cui apparteniamo, la Chiesa condivide l'inquietudine di tanti uomini contemporanei (Dives in Misericordia n.12)
Addressing this state of mind, the Church testifies to her hope, based on the conviction that evil, the mysterium iniquitatis, does not have the final word in human affairs (Pope John Paul II)
Di fronte a questi stati d'animo la Chiesa desidera testimoniare la sua speranza, basata sulla convinzione che il male, il mysterium iniquitatis, non ha l'ultima parola nelle vicende umane (Papa Giovanni Paolo II)
Jesus reminds us today that the expectation of the eternal beatitude does not relieve us of the duty to render the world more just and more liveable (Pope Francis)
Gesù oggi ci ricorda che l’attesa della beatitudine eterna non ci dispensa dall’impegno di rendere più giusto e più abitabile il mondo (Papa Francesco)
Those who open to Him will be blessed, because they will have a great reward: indeed, the Lord will make himself a servant to his servants — it is a beautiful reward — in the great banquet of his Kingdom He himself will serve them [Pope Francis]
E sarà beato chi gli aprirà, perché avrà una grande ricompensa: infatti il Signore stesso si farà servo dei suoi servi - è una bella ricompensa - nel grande banchetto del suo Regno passerà Lui stesso a servirli [Papa Francesco]

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