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Set 8, 2026 Scritto da 
Art'working

24a Domenica T.O.

24a Domenica T.O. (anno A)

(Mt 18,21-35)

 

23Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. 24Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. 25Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. 26Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: "Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa". 27Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
28Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: "Restituisci quello che devi!". 29Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: "Abbi pazienza con me e ti restituirò". 30Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
31Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto. 32Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: "Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. 33Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?". 34Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. 35Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello".

“...Un re che volle regolare i conti con i suoi servi”. Si noti come i convocati non sono i sudditi, ma i servi. Questo giudizio, quindi, non è posto sul mondo, ma sui discepoli. Nel mentre viene scoperto e trascinato davanti al re un servo, debitore di diecimila talenti. Il verbo “prosēnéchthē” possiede un senso di costrizione, significa spingere in avanti, portar fuori, portare alla luce, presentare. Ciò che era nascosto, ora viene portato alla luce; nessuno può pensare di farla franca. L'ammontare della somma, diecimila talenti, è enorme, iperbolica e, per questo non è credibile la promessa fatta dal servo, scoperto con le mani nel sacco, di pagare tutto il suo debito: non gli sarebbero bastate 1.000 vite.

Al di là dei numeri, l'intento è di porre a confronto i diecimila talenti dovuti al re con i cento denari dovuti da un altro servo. Due quantità, due valori che sono semplicemente incomparabili e che proprio per questo creano un abisso tra i due comportamenti. Ma qui siamo nell'ambito di un racconto e l'intento non è quello di riportare dei fatti di cronaca, ma quello di sollecitare il lettore all'indignazione finale, in cui si sentirà naturalmente coinvolto, quando scoprirà che questo servo non ha saputo condonare ad un suo collega una insignificante manciata di denari. La parabola, infatti, ha proprio questo intento primario, quello di coinvolgere in prima persona l'ascoltatore stesso, che, a sua insaputa, diventa parte dei personaggi che si muovono nel racconto.

Al servo non resta che una sola carta da giocare: la richiesta di un atto di clemenza e di misericordia, accompagnata da una promessa, impossibile e assurda, di saldare l'intero debito. Il re fu mosso a compassione verso quel servo disgraziato. Il verbo usato per esprimere la compassione è “splagchnistheìs”, che indica una compassione viscerale; una commozione che lo prende totalmente e che lo porta a liberare quel servo da ogni suo debito, restituendogli la sua dignità di persona libera e salvando nel contempo la sua stessa famiglia dalla schiavitù. La statura morale di questo re è gigantesca come gigantesco è il perdono che concede al suo servo.

I vv. 28-30 introducono l'altro episodio parallelo, riguardante i due servi. Variano le dimensioni del debito e radicalmente opposta è la decisione dei due creditori: di una enorme generosità nel primo episodio; egoistica, meschina, e assurda la seconda. Di conseguenza, opposta è la fine dei due debitori: perdonato e riabilitato nella sua dignità il primo; gettato in prigione il secondo. A fronte della supplica del suo servo il re è preso da una profonda commozione; mentre nel secondo caso il servo, di fronte al suo collega, si dimostra duro e chiuso ad ogni pietà.

Se nessun fratello avesse dei debiti nei miei confronti, io non saprei mai cosa voglia dire l’amore gratuito. Sono proprio i debiti che abbiamo gli uni verso gli altri che permettono, a chi è perdonato di sperimentare che Dio perdona, e a chi perdona di diventare come Dio che perdona.

Capiamo, allora, come abbiamo da imparare nella vita comunitaria e nelle famiglie, anche dai disaccordi e dai litigi. Cioè, il male esce proprio dove si sta insieme ed è lì che il male deve essere vinto dall’amore e dal perdono. Allora, cerchiamo di vedere come quelle cose negative che ci capitano quotidianamente, questi cento danari che ci dobbiamo l’un l’altro, come il luogo dove possiamo dire: Dove ha abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia. Posta la premessa al perdono (i tanti debiti che abbiamo con Dio), il perdono ricevuto deve trasferirsi anche verso gli altri. Perdonàti, si perdona. Chi ha consapevolezza di essere stato perdonato, perdona.

“Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello”. Ogni comportamento ha la sua risonanza e la sua conseguenza anche nei cieli. Il credente è contemporaneamente cittadino di due patrie, una terrestre e una celeste, e tutto ciò che fa in una ha conseguenza anche sull'altra. Quel “Così anche il Padre mio celeste” sottende come noi saremo misurati con la stessa misura con cui misuriamo, e il giudizio che noi riserviamo ai nostri simili sarà riservato a noi. Del resto Gesù stesso ha insegnato ai suoi discepoli di rivolgersi al Padre chiedendogli di rimettere i propri debiti, come loro li rimetteranno ai propri debitori. Siamo, dunque, noi stessi, che ci prepariamo qui sulla terra i parametri del nostro giudizio.

 

 

 Argentino Quintavalle, autore dei libri 

- Apocalisse commento esegetico 

- L'Apostolo Paolo e i giudaizzanti – Legge o Vangelo?

  • Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo nel mistero trinitario
  • Il discorso profetico di Gesù (Matteo 24-25)
  • Tutte le generazioni mi chiameranno beata
  •  Cattolici e Protestanti a confronto – In difesa della fede
  •  La Chiesa e Israele secondo San Paolo – Romani 9-11

 

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4 Ultima modifica il Martedì, 08 Settembre 2026 11:25
Argentino Quintavalle

Argentino Quintavalle è studioso biblico ed esperto in Protestantesimo e Giudaismo. Autore del libro “Apocalisse - commento esegetico” (disponibile su Amazon) e specializzato in catechesi per protestanti che desiderano tornare nella Chiesa Cattolica.

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