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Mar 10, 2025 Scritto da 
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2a Domenica di Quaresima (C) - (Gen 15,5-12.17-18)

(Gen 15,5-12.17-18)

 

Genesi 15:5 Poi lo condusse fuori e gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza».

Genesi 15:6 Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia.

Genesi 15:7 E gli disse: «Io sono il Signore che ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei per darti in possesso questo paese».


 

«Poi lo condusse fuori e gli disse: Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle e soggiunse: Tale sarà la tua discendenza». Dio conduce Abramo fuori dal modo di vedere umano. Gli occhi terreni non vedono più di tanto. Ma quando si innalzano per contemplare l’infinito, ecco che la promessa di Dio assume tutto il suo valore e la sua portata. Vengono poste le fondamenta di una salvezza che interessa l’uomo e che è infinitamente al di sopra della realtà creata. 

 

«Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia». Tre sono le componenti della fede di Abramo:

 

a) Abramo crede (in ebraico il verbo credere è «’āman» lo stesso che dà origine all’amen con cui concludiamo le nostre preghiere e significa “appoggiarsi a...”, “fidarsi di...”. Il patriarca si fida di Dio e a lui consegna se stesso e il suo futuro.

b) Dio questo “glielo accreditò”. Il verbo “accreditare” è «āšav», viene usato nella Bibbia per indicare i sacrifici validamente celebrati. Il nuovo, vero sacrificio da offrire a Dio è perciò l’atto interiore della fede. Non è più per grazia che il Signore darà ad Abramo una discendenza numerosissima. Gliela darà per giustizia. Dio non dona solamente per grazia, dona anche per giustizia.

c) “...come giustizia”: Abramo diventa “giusto”, cioè fedele all’impegno di alleanza che lo lega al suo Dio: fedele e giusto.

 

In che cosa credette Abramo? Non in una discendenza limitata e finita nel tempo, ma in una discendenza eterna. E con ciò la promessa di una discendenza diventa per se stessa promessa della salvezza. Col tempo si delineerà e si manifesterà sempre più chiaramente la figura di questa salvezza, che in realtà sarà un Salvatore.


L’atto in virtù del quale Abramo credette è l’emblema e il modello della fede gradita a Dio. D’ora in poi Abramo vivrà solo esclusivamente per questa promessa divina, al di là e al di sopra di ogni apparenza umana. Non basta uscire da un mondo di perdizione per ritrovarsi subito in un mondo di salvezza. C’è un tempo di paziente attesa, di obbedienza, di perseveranza, senza le quali il cammino si ferma a metà.


«E gli disse: Io sono il Signore che ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei per darti in possesso questo paese». Dio dice ad Abramo che lui è stato fatto uscire da Ur dei Caldei proprio per avere in possesso il paese di Canaan. Il primo passo della fede, che è quello dell’uscire, sembra imputabile esclusivamente all’opera di Dio. Abramo è stato fatto uscire fuori da Ur. Non gli è imputato a giustizia l’essere uscito dalla vita vecchia, ma l’essere entrato in quella nuova, che è fede nella promessa di Dio, fede nella futura venuta di un Salvatore.


Qualcuno potrebbe dire: io credo nell’esistenza di Dio, dunque ho fede in Dio. Credere che Dio esiste non comporta necessariamente una vita di fede. La semplice convinzione dell’esistenza di Dio non fa entrare nella vita di Dio. La fede vera è qualcosa di più di un semplice assenso mentale all’esistenza di Dio, porta con sé un cambiamento radicale del porsi davanti a Lui. Non al Dio frutto del mio pensiero, ma al Dio che storicamente si è manifestato. Non è sufficiente credere in un Dio Creatore, dobbiamo credere in un Dio che è anche Salvatore.


E qui il discorso della fede non ammette pluralità di fedi. La fede, se da un lato presuppone l’evento storico della morte e risurrezione di Cristo discendenza di Abramo, Salvatore del mondo, comporta di necessità l’annuncio di tale evento, quello che chiamiamo col nome di Vangelo. Non può esserci ecumenismo se non mettendo davanti a tutti la necessità della conoscenza del Vangelo. Si dialoga annunciando e si annuncia dialogando. Dialogo non è la ricerca di una soluzione e di un compromesso che accontenti tutti, ma far passare la Parola di Dio, la sola che salva, attraverso le forme in cui l’uomo può farla propria. L’ecumenismo deve avere a che fare soltanto con la forma dell’annuncio, non può e non deve alterarne la sostanza.


Vi è un’unica porta che conduce al Paradiso ed è quella aperta da Cristo e custodita da Pietro. Altro è riflettere come il Vangelo si possa annunciare a tutti, altro è discutere su di una salvezza al di fuori di Cristo. Si dialoga con chi non crede allo scopo di annunciare, non si discute per venir meno all’annuncio. Non esiste la buona fede di chi non crede; esiste, ed è un dato di fatto, la malafede di chi è ingannato dal satana. Troppe persone credono nella propria sincerità, bontà, per giustificare la non fede.


Perché in Abramo troviamo il modello della vera fede? Perché l’ascolto della Parola di Dio in lui supera e scavalca le vie della ragione e del cuore. Chi cerca Dio, deve girare alla larga e diffidare di una fede diversa da quella di Abramo. Premessa della fede è la volontà di uscire dalla vita vecchia (Ur dei Caldei) per entrare in quella nuova (la terra promessa). Non entra chi non è uscito, e non è uscito se non colui che ha consapevolezza di peccato. L’essere entrati nella fede di per sé non garantisce il rimanere nella fede. Si può anche venire meno e non essere perseveranti fino alla fine. 


Per molti cattolici basta la messa della domenica, confessarsi una volta all’anno, qualche buona opera, non uccidere, non rubare… e tutto è fatto. Manca l’idea che essere cristiani vuol dire vivere per Cristo e non per se stessi. Per quel che riguarda la chiesa Protestante, l’affermazione di una salvezza che è data unicamente e esclusivamente dalla fede in Cristo, si risolve nella facile fede di tipo psicologico, come convinzione che a noi è chiesto solo di accettare con il cuore e la mente la salvezza operata da Gesù. E se pecchiamo possiamo stare tranquilli, perché la vita eterna è già data dall’elezione divina. Se la salvezza è già data ed assicurata, si può anche mettere da parte gli strumenti e i doni di grazia donati da Cristo attraverso la sua Chiesa e la sua Tradizione, uniche garanzie di una corretta comprensione e di un vero rapporto con la Rivelazione.


Nel protestantesimo basta appellarsi alla propria coscienza, in un cammino di auto confermazione e di auto approvazione. Tutto da soli, in proprio, senza fatica, senza essere disturbati nelle proprie convinzioni, in una esaltazione massima di quell’individualismo che sempre più si va affermando nel mondo come segno del dominio del demonio, principe di questo mondo.

 

 

 

 Argentino Quintavalle, autore dei libri 

- Apocalisse commento esegetico 

- L'Apostolo Paolo e i giudaizzanti – Legge o Vangelo?

  • Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo nel mistero trinitario
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105 Ultima modifica il Domenica, 16 Marzo 2025 20:08
Argentino Quintavalle

Argentino Quintavalle è studioso biblico ed esperto in Protestantesimo e Giudaismo. Autore del libro “Apocalisse - commento esegetico” (disponibile su Amazon) e specializzato in catechesi per protestanti che desiderano tornare nella Chiesa Cattolica.

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