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Mag 22, 2026 Scritto da 
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Traduzione della potenza in Silenzio

L’autorevolezza di Gesù e nostra

(Mc 11,27-33)

 

«Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato questa autorità per fare queste cose?» (Mc 11,28).

Nell’ambiente tradizionale giudaizzante delle prime comunità rimbalzavano domande circa l’autorevolezza di Cristo nel porre sotto assedio il sistema religioso ordinario, e il suo distinguersi perfino da profeti riconosciuti come il Battista.

Unica risposta: la ‘potenza’ di Dio che si esprimeva nel segno dei tempi - fermentando le coscienze.

Ciò a Roma, per la grave crisi della guerra civile di fine anni 60. In Palestina, a motivo della rivolta giudaica e la distruzione della città santa.

La missione di Gesù non è stata regolare: sconcertava l’atmosfera, quindi la sua Parola viva e tagliente andava circoscritta a ogni costo.

Un comportamento così audace sarebbe sembrato irriverente nei confronti delle guide politiche e spirituali, perfino se adottato dal Messia atteso in persona.

E un senza-terra non poteva che essere un suo falso pretendente...

 

I leaders religiosi che il Signore fronteggiava - radicati in schemi di pensiero e strategie consolidate - si accontentavano sempre di adattare il Cielo entro canovacci chiusi.

Anche i fedeli delle comunità romane sembravano sotto la tutela d’interessi, strade, parole e gesti imposti dal clima imperiale.

Mc tenta di aiutare le sue piccole chiese: dovevano continuare impavide, e non lasciarsi sedurre da pratiche religiose ufficiali, né inquinare dall’ideologia imperiale, corriva.

L’evangelista sembra anche suggerire ai fedeli in Cristo di evitare diatribe puntigliose, con i rappresentanti di un mondo solo in apparenza stabile - viceversa destinato a implodere sulle proprie contraddizioni.

 

Dopo la cacciata dal Tempio dei venditori e usurai profanatori (Mc 11,15-17), la sorte di Gesù è segnata (v.18).

Ma attraverso i suoi intimi, il nuovo Regno - ormai slegato da pastoie - si deve proporre nello spirito di disinteresse, e come Sorpresa.

Solo il Padre può aver gestione di seme, radici e sviluppo.

Nessun uomo può dare “autorizzazione” a una qualsiasi persona di poter essere riflessiva e disciolta.

C’è un percorso imprevedibile anche per chi è abituato a sentirsi dirigere in ogni vicenda. Mentre le garanzie ingombrano le menti e intasano le vie che poi sfociano in esperienze di frontiera.

Il seme portato dal vento dello Spirito fa la sua pianta, che non necessariamente somiglia a quelle circostanti: non si vincola nella sua espressività particolare, e vola anche ‘fuori confine’.

In tal guisa, palesiamo indipendenza e libertà, perché Gesù stesso l’ha dimostrate - sorvolando qualsiasi aspettativa e proposito.

 

Prima o poi i capi sarebbero rimasti costernati da chi non sopporta le ratifiche, riconoscendo infine la loro ignoranza.

Si sarebbero incagliati definitivamente, da soli - persino a motivo della volontà di non esporsi (vv.31-33a). Perplessità tattica, che rivela incredulità - tiepidezza - mancanza totale di Fede.

Insomma, il Silenzio di quanti sono in Cristo, e gradiscono una Chiesa più attenta e meno esteriore, è spesso l’eco giusto di Dio, più eloquente di tante brillanti disquisizioni (v.33b).

Così Gesù evita l’ambiguità della restrizione mentale o della semantica evasiva: in Lui la non-risposta ai dirigenti si trasforma in domanda.

 

Il Signore resta appunto silente, ma senza sviare il quesito.

 

 

[Sabato 8.a sett. T.O.  30 maggio 2026]

164 Ultima modifica il Sabato, 30 Maggio 2026 12:00
don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".