(Mt 5,17-19)
Di fronte ai precetti della Legge si manifestano atteggiamenti distanti. Da un lato c’è chi dimostra attaccamento al senso materiale di quanto stabilito, dall’altro omissione o disprezzo delle norme.
Gesù porgeva un insegnamento così nuovo e radicale da dare l’impressione di noncuranza e rifiuto della Legge. Ma in effetti, più che alle divergenze con la stessa, Egli era attento al senso profondo delle direttive biblico-giudaiche.
Non intendeva «demolire» (v.17) la Torah, ma certo evitava di lasciarsi minimizzare nelle casistiche della morale che parcellizzava le scelte di fondo - e le rendeva tutte esteriori, senza fulcro.
La sclerotizzazione legalista tendeva facilmente a equiparare i codici… con Dio. Ma per il credente, il suo “obbligo” è insieme vicenda, Parola e Persona: sequela globale.
Nelle prime comunità alcuni fedeli ritenevano che le norme del Primo Testamento non dovessero più essere considerate, in quanto siamo salvi per Fede e non per opere di Legge.
Altri accettavano Gesù come Messia, ma non sopportavano l’eccesso di libertà con la quale alcuni fratelli di chiesa vivevano la sua Presenza.
Ancora legati a un’estrazione ideale etnica, ritenevano che l’osservanza antica fosse obbligante.
Non mancavano credenti rapiti da un eccesso di fantasie nello Spirito. Alcuni infatti rinnegavano le Scritture ebraiche e si ritenevano sciolti dalla storia: non guardavano più la vicenda di Gesù.
Mt cerca un equilibrio fra emancipazione e chiusura.
Egli scrive il suo Vangelo per sostenere i convertiti alla Fede in Cristo nelle comunità di Galilea e Siria, accusati dai fratelli giudaizzanti di essere infedeli alla Torah.
L’evangelista chiarisce che Gesù stesso era stato accusato di gravi trasgressioni alla Legge di Mosè.
La traiettoria delle Scritture giudaiche è quella giusta, ma non ha uno spunto concorde e totalmente chiaro, né forza in sé per giungere a Bersaglio.
La freccia della Torah è stata scoccata nella giusta direzione, ma solo nello Spirito delle Beatitudini un’assemblea viva può ottenere slancio per raggiungere la Comunione.
Il passo di Vangelo si preoccupa di sottolineare: le Scritture antiche, la vicenda storica di Gesù, e la vita nello Spirito, debbono essere valutati aspetti inseparabili di un unico disegno di salvezza.
Vissuti in sinergia, essi conducono alla convivialità delle differenze.
Il Dio dei patriarchi si rende presente nella relazione d’amore delle comunità, per la Fede in Cristo, che nei cuori dilata la sua stessa vita.
Il Vivente trasmette lo Spirito che sprona ogni creatività, supera le chiusure scostanti; apre, e invita.
[In noi Gesù di Nazaret diventa Corpo vivo - e il gusto di fare Lo manifesta (a partire dall’anima) in Persona e Fedeltà piena].
Il porgersi ai fratelli e l’andare a Dio diventa così per tutti agile, spontaneo, ricco e personalissimo: la Forza viene da dentro.
Parole nuove o Parole antiche, e Spirito che rinnova la faccia della terra, fanno parte di un unico Disegno.
Solo nel fascino totale del Risorto il nostro raccolto approda alla vita completa - obbiettivo pieno della Legge - diventando ‘per sempre’.
[Mercoledì 3.a sett. Quaresima, 26 marzo 2025]