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Feb 18, 2025 Scritto da 
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La concezione di chiusura e inquisizione

Ecclesiologia assente

(Mc 9,38-40)

 

Non è strano che la santa Inquisizione sia nata nel tempo di una ecclesiologia assente.

Il ‘lievito’ dei farisei e di Erode (Mc 8,14) porta anche i discepoli diretti di Cristo a una mentalità sigillata - secondo la quale se qualcuno “non è dei nostri” [«non ‘ci’ seguiva» v.38] dev’essere emarginato.

Non c’è nessun criterio banale che porga l’imprimatur di poter discriminare “fedeli” e “non”.

Vale: quanto conta la Persona del Figlio dell’uomo, per la nostra vita e nelle scelte quotidiane?

Per il Signore ciò che conta non è l’appartenenza formale - che tende a omologare.

Vediamo infatti che proprio le situazioni fuori le righe diventano pungolo: sollecitano i ‘cristiani’ scialbi e opachi a farsi Seme.

Così, anche la “comunità” non è importante perché si ritiene tale.

 

La chiamata universale alla promozione dell’umanità è divina: ricchezza che sorvola gli ostacoli, patrimonio di gioia da qualsiasi parte provenga.

Se relegata e stretta negli schedari, la storia della Salvezza non si fa vita da salvati.

«Ma Gesù disse: Non glielo impedite. Infatti non c’è nessuno che faccia una meraviglia potente nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me» (v.39).

Con i suoi intimi, il Maestro non usa un linguaggio diplomatico [espressioni attente a non offendere la loro suscettibilità di esperti].

 

La formazione dei discepoli è essenziale alla costruzione del Regno dai larghi confini, anzitutto mentali.

Nelle religioni esoteriche esistono modelli. Qui no, solo carismi, anche personalissimi - condizione dell’amore vero.

Siamo governati da Dio solo - unico a sapere quel che suscita in ciascuno, e ‘dove andare’.

 

Gesù è rivelatore e cardine di questa Notizia lieta, impensabile: ma nel senso di Motivo e Motore intimo, del tutto non esteriore - che chiama la persona nel modo che agli altri pare incomprensibile.

Cristo marca la sua Amicizia nella vita dei credenti, quale centro e asse. Eppure sono moltissimi i gesti e le sensibilità che il mondo nuovo suscita, e parimenti segnano la sua Presenza.

Né si stanca di ripetere ciò che non desideriamo capire.

Ordina solo di ‘percepire’ bene la realtà (Mc 8,27-29) dove si annida il segreto di Dio - che il pensiero conformista non riesce neanche lontanamente a immaginare (Mc 8,30-35).

 

Lo standard non ha peso specifico per l’eccedenza dell'avventura di Fede.

Lo squilibrio dell’amore è personale: serenamente ammette la diversità e l’incremento eccentrico di vita che ne sussegue.

È tale la nuova coscienza della Missione fatta nell’Ascolto, e nel rispetto non solo nei confronti dell’intelligenza e cultura altrui, ma anche di se stessi.

Nessuno ha il monopolio della Grazia: motivo per non rattrappire il cuore sui canoni o sulle mode.

 

Nella verità del Bene, il senso di proprietà è fuori luogo. 

 

 

Per interiorizzare e vivere il messaggio:

 

Che peso hanno su di te gli interessi materiali, le vuote rigidezze, o le fantasie senza nerbo, di chi (senza neppure aver titolo) scimmiotta piccole gerarchie e fulmina i diversi con mediocri sentenze impersonali?

Come vivi la Parola: «Chi non è contro, è per»?

 

 

[Mercoledì 7.a sett. T.O.  26 febbraio 2025]

428 Ultima modifica il Mercoledì, 26 Febbraio 2025 12:00
don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".