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Feb 7, 2026 Scritto da 
Rivoluzione della Tenerezza

Felicità non scadente

(Mt 5,17-37)

 

Legge e Spirito

 

Abbattere o Compiere: Legge e Spirito

(Mt 5,17-19)

 

Di fronte ai precetti della Legge si manifestano atteggiamenti distanti. Da un lato c’è chi dimostra attaccamento al senso materiale di quanto stabilito, dall’altro omissione o disprezzo delle norme.

Gesù porgeva un insegnamento così nuovo e radicale da dare l’impressione di noncuranza e rifiuto della Legge. Ma in effetti, più che alle divergenze con la stessa, Egli era attento al senso profondo delle direttive biblico-giudaiche.

Non intendeva «demolire» (v.17) la Torah, ma certo evitava di lasciarsi minimizzare nelle casistiche della morale che parcellizzava le scelte di fondo - e le rendeva tutte esteriori, senza fulcro.

La sclerotizzazione legalista tendeva facilmente a equiparare i codici… con Dio. Ma per il credente, il suo “obbligo” è insieme vicenda, Parola e Persona: sequela globale.

 

Nelle prime comunità alcuni fedeli ritenevano che le norme del Primo Testamento non dovessero più essere considerate, in quanto siamo salvi per Fede e non per opere di Legge.

Altri accettavano Gesù come Messia, ma non sopportavano l’eccesso di libertà con la quale alcuni fratelli di chiesa vivevano la sua Presenza. 

Ancora legati a un’estrazione ideale etnica, ritenevano che l’osservanza antica fosse obbligante.

Non mancavano credenti rapiti da un eccesso di fantasie nello Spirito. Alcuni infatti rinnegavano le Scritture ebraiche e si ritenevano sciolti dalla storia: non guardavano più la vicenda di Gesù.

 

Mt cerca un equilibrio fra emancipazione e chiusura.

Egli scrive il suo Vangelo per sostenere i convertiti alla Fede in Cristo nelle comunità di Galilea e Siria, accusati dai fratelli giudaizzanti di essere infedeli alla Torah.

L’evangelista chiarisce che Gesù stesso era stato accusato di gravi trasgressioni alla Legge di Mosè.

La traiettoria delle Scritture giudaiche è quella giusta, ma non ha uno spunto concorde e totalmente chiaro, né forza in sé per giungere a Bersaglio.

La freccia della Torah è stata scoccata nella giusta direzione, ma solo nello Spirito delle Beatitudini un’assemblea viva può ottenere slancio per raggiungere la Comunione.

 

Il passo di Vangelo si preoccupa di sottolineare: le Scritture antiche, la vicenda storica di Gesù, e la vita nello Spirito, debbono essere valutati aspetti inseparabili di un unico disegno di salvezza.

Vissuti in sinergia, essi conducono alla convivialità delle differenze.

Il Dio dei patriarchi si rende presente nella relazione d’amore delle comunità, per la Fede in Cristo, che nei cuori dilata la sua stessa vita.

Il Vivente trasmette lo Spirito che sprona ogni creatività, supera le chiusure scostanti; apre, e invita.

[In noi Gesù di Nazaret diventa Corpo vivo - e il gusto di fare Lo manifesta (a partire dall’anima) in Persona e Fedeltà piena].

Il porgersi ai fratelli e l’andare a Dio diventa così per tutti agile, spontaneo, ricco e personalissimo: la Forza viene da dentro.

 

Parole nuove o Parole antiche, e Spirito che rinnova la faccia della terra, fanno parte di un unico Disegno.

Solo nel fascino totale del Risorto il nostro raccolto approda alla vita completa - obbiettivo pieno della Legge - diventando ‘per sempre’.

 

 

Per interiorizzare e vivere il messaggio:

La legge su pietra è rimasta in te cosa rigida, oppure senti un impulso di Alleanza nuova?

Intuisci dentro un desiderio attualizzato e irresistibile di bene, che delle Scritture riscopre tutto, e dinamizza la Parola nei vari gusti del fare?

 

 

 

Demolire o Compiere

 

Di fronte ai precetti della Legge si manifestano atteggiamenti distanti.

Da un lato c’è chi dimostra attaccamento al senso materiale di quanto stabilito; dall’altro, omissione o disprezzo delle norme.

Gesù porgeva un insegnamento così nuovo e radicale da dare l’impressione di noncuranza e rifiuto della Legge. Ma in effetti, più che alle divergenze con la stessa, Egli era attento allo spirito e al senso profondo delle direttive biblico-giudaiche.

Non intendeva «demolire» (v.17) la Torah, ma certo evitava ancor più di lasciarsi minimizzare nelle casistiche della morale.

Tale ossessione eticista - ancora viva nelle fraternità primitive - parcellizzava e sgretolava il significato delle scelte di fondo, e le rendeva tutte esteriori, senza fulcro.

In tal guisa, si produceva di fatto una sclerotizzazione legalista, la quale tendeva facilmente a equiparare i codici… con Dio.

Ma per il credente, il suo “obbligo” è insieme vicenda, spirito della Parola, e Persona: sequela globale in quei medesimi incomparabili appuntamenti.

 

I fedeli delle comunità di Galilea e Siria subivano le critiche dei giudei all’antica.

Tali osservanti accusavano i correligionari convertiti alla nuova Fede personale, creativa, di essere trasgressori e contrari alla profondità della comune Tradizione.

Così alcuni sottolineavano la salvezza per sola fede nel Cristo e non per opere di legge. Altri non accettavano la Libertà che si manifestava crescente proprio in coloro che iniziavano a credere in Gesù Messia.

Nuove correnti più radicali desideravano già prescindere dalla sua storia e dalla sua Persona, per sbarazzarsene e rifugiarsi in una generica “avanguardia” o “libertà di spirito” - senza spina dorsale, né peripezie o congiunzioni.

 

Mt aiuta a capire il dissidio: la direzione della Freccia scoccata dalle Scritture giudaiche è quella giusta, ma non ha uno spunto concorde e totalmente chiaro, né la forza per giungere a Bersaglio.

L’evangelista armonizza le tensioni, sottolineando che l’osservanza autentica non è fedeltà formale [obbedienza della “lettera”].

Lo spirito di adempimento fondamentale non consente di mettere fra parentesi il Cristo totale e le sue traversie, magari restando poi neutrali o sognatori indifferenti.

Senza riduzioni in forza dell’elezione, né «abbattere» (v.17) i modi di essere, antichi e identificati o particolari - Egli è presente nelle sfaccettature delle più diverse correnti di pensiero.

Parole nuove, Parole antiche, e Spirito che rinnova la faccia della terra, fanno parte di un unico Disegno.

Solo nel fascino totale del Risorto il nostro raccolto approda alla vita completa - obbiettivo pieno della Legge - diventando per sempre.

 

 

Per interiorizzare e vivere il messaggio:

 

Come valuti Pentateuco, Salmi e Profeti?

Come affronti le situazioni in armonia con la Voce del Signore e nel suo Spirito?

 

 

 

Primo debito: una Giustizia maggiore

(Mt 5,20-26)

 

«Vi dico infatti che se la vostra giustizia non abbonderà di più [quella] degli scribi e farisei, non entrerete nel Regno dei cieli»

 

Nelle chiese di Galilea e Siria serpeggiavano opinioni differenti e conflittuali circa la Legge di Mosè: per alcuni un assoluto da adempiere persino nei dettagli, per altri ormai un orpello senza senso (v.22).

I contendenti giungevano all’insulto, per ridicolizzare la parte avversa.

 

Ma come dice il Tao Tê Ching (xxx): «Là dove stanziano le milizie nascono sterpi e rovi». Il maestro Wang Pi commenta: «Colui che si fa promotore suscita disordini, perché si sforza di affermare i suoi meriti».

 

Mt aiuta tutti i fratelli di comunità a comprendere il contenuto delle Scritture antiche e capire l’atteggiamento di ‘continuità e taglio’ dato ad esse dal Signore: «Avete udito che [...] Ora io vi dico» (vv.21-22).

La ‘freccia’ dei codici antichi è stata scoccata nella direzione giusta, ma solo capirne la portata nello spirito di concordia ne sostiene il tragitto sino a fornire l’energia necessaria per cogliere il “bersaglio”.

 

L’ideale della religiosità antica era presentarsi puri davanti a Dio, e in tal senso gli scribi teologi ufficiali del sinedrio sottolineavano il valore delle norme che ritenevano si annidassero nella ‘prigione della lettera’ del Primo Testamento.

I sadducei - classe sacerdotale - puntavano sulle osservanze sacrificali della sola Torah.

I farisei, leaders della religiosità popolare, accentuavano il rispetto di ogni consuetudine tradizionale.

 

L’insegnamento dei professionisti del sacro produceva nel popolo un senso di oppressione legalista che oscurava lo spirito della Parola di Dio e della stessa Tradizione.

Gesù ne fa emergere l’obbiettivo: la Giustizia maggiore dell’Amore.

Lo splendore, la bellezza e ricchezza della Gloria del Dio vivente non si produce nell’osservare, bensì nella capacità di manifestarlo Presente.

L’assetto giusto davanti al Padre diventa - nella proposta di Gesù - giusta posizione davanti alla propria storia e a quella del prossimo.

Il primo «debito» è dunque una ‘comprensione globale’: qui si svela l’Eterno.

Giustizia non è prodotto dell’accumulare azioni rette, in vista del merito: ciò manifesterebbe grettezza, distacco e supponenza (un tipo di uomo dal pensiero indiscutibile).

La nuova Giustizia insegue le complicità col male sino alle radici segrete del cuore e delle idee. Ma non per accentuare il senso di colpa, né per farci inseguire sogni esterni.

L’osservanza che non permanesse nell’amicizia, nella tolleranza anche di se stessi, in Cristo che orienta, sorgerebbe da un rapporto ambiguo con la norma e le dottrine.

 

Possiamo trascurare il bisogno infantile di approvazione.

La Vita di Dio trapela in un mondo non di puri e flemmatici sterilizzati o unilaterali, ma in una convivialità delle differenze che gli somiglia.

 

 

Per interiorizzare e vivere il messaggio:

 

Dove trovi il nutrimento emotivo che ti è necessario?

Cosa pensi delle comitive esclusive e della loro idea di tribunale risolutivo?

 

 

La Rivelazione della pari dignità

(Mt 5,27-32)

 

Nel diritto matrimoniale semitico la donna era valutata proprietà del marito: non veniva considerata persona giuridica, bensì un possesso dell’uomo, che poteva fare da padrone.

Anche nel Primo Testamento il peccato di adulterio era valutato come una sorta di grave violazione del diritto di proprietà del maschio, nonché eventuale impurità di sangue [il cui mescolamento era aborrito].

Sembrerà strano per la nostra mentalità, ma ciò aveva maggiore peso della stessa trasgressione morale.

Gesù rivela invece il valore della persona come tale.

Egli porta in primo piano il senso degli approcci e delle violazioni che ledono e offendono l’esistere dei deboli.

Addirittura introduce l’annuncio della pari dignità fra uomo e donna.

Il matrimonio è comunità d’amore, non unione dissolubile dal capriccio e dal calcolo materiale.

Situazione che finirà per censurare la persona indifesa - la quale poi [abbandonata] per vivere sarà condannata a subire altre violazioni di sé (v.32).

Con parole taglienti, il Signore richiama la necessità di una dura intransigenza verso ogni deviazione pedestre dell’egoismo, che umilia l’innocente privo di tutele.

Per salvare l’amore e dargli vigore, il Maestro prospetta anche amputazioni dolorose. Porre in atto i più gravi sacrifici può liberare il “forte” dal suo delirio.

Un’attrazione senza dono di sé non esprime la persona alla persona, è frutto acerbo d’immaturità vagabonda e conduce all’alienazione.

La donna - ossia il debole e innocente, che ama di più e sul serio - non è creatura passibile di beffe, né riducibile a possesso, cosa, bene di consumo, solo utile al padrone di casa.

Scrive in tal guisa Albertine Tshibilondi Ngoyi:

«La donna africana non è né un riflesso dell’uomo né una schiava. Non prova alcun bisogno di imitare l’uomo per esprimere la propria personalità. Secerne una civiltà originale con il suo lavoro, il suo genio personale, le sue preoccupazioni, il suo linguaggio e i suoi costumi. Non si è lasciata colonizzare dall’uomo e dal prestigio della civiltà maschile».

 

 

Per interiorizzare e vivere il messaggio:

 

Hai uno sguardo che apre il varco al tradimento? Non ritieni che esso manifesti in atto una leggerezza d’impostazione e una scelta di vita scadente?

Non credi che il cuore disintegrato sia segno d’una inquietudine e insoddisfazione più profonda, che va oltre l’infedeltà morale?

Rifletti sul modo d’investire le energie che percorrono la tua chiamata e missione?

 

 

Per interiorizzare e vivere il messaggio:

 

Hai uno sguardo che apre il varco al tradimento? Non ritieni che esso manifesti in atto una leggerezza d’impostazione e scelta di vita?

Non credi che il cuore disintegrato sia segno d’una inquietudine e insoddisfazione più profonda, che va oltre l’infedeltà morale? Rifletti sul modo d’investire le energie che percorrono la tua chiamata e missione?

 

 

 

La perfezione del Gratis, la deficienza degli sgabelli

 

Limpidi e netti

(Mt 5,33-37)

 

«Sì quando è sì, No quando è no». Non c’è bisogno di dare forza alla fiducia.

 

Ogni giuramento - anche sacrale - è una scappatoia che non guarisce una realtà già spenta.

Il teatrino delle formule roboanti ammette solo la convinzione che dell’Altro non ci si possa fidare appieno.

La trasparenza totale nei rapporti non ha bisogno di sgabelli a sostegno. 

È ridicolo tentare di favorire la reciprocità inventando l’aiutino del giuramento, che rafforzi la parola di una persona con qualcosa di più grande di lui [in grado di metterlo in castigo nel caso d’inadempienze; poi vada come vada].

Le buone relazioni, l’ideale di giustizia, il credito, e tutta la nostra vita, giungono a perfezione in modo limpido.

Non c’è bisogno di girare attorno, diventare artificiali, appoggiarsi su altre cautele che poi si rimangiano la parola, anche se ben allestite e perfettamente messe in scena.

 

Veniamo al punto teologico: ciò che conta per il Padre è la Persona, non le sue espressioni simboliche o i suoi ‘meriti’ - finti puntelli al tu-per-tu, da apparecchiare in vetrina per dirottarlo.

Il faccia a faccia vale tutta la partita: assai più di ciò che suona a orecchio, ben oltre la contabilità di quanto donna e uomo hanno adempiuto.

La nostra lealtà forte davanti a Dio non c’è; anzi, ne abbiamo bisogno. Inutile nascondere la polvere sotto un tappeto di motti e sproloqui altisonanti.

Anche il mucchio delle opere di legge “perfettamente” assolte non fornisce alcun supporto.

Infatti le impalcature possono sembrare eccelse e fenomenali, ma sono cosa epidermica (spesso purtroppo insincera: castelli di carta e cartapesta) e col doppio scopo.

 

Il Padre è impressionato dal suo capolavoro creaturale, dal cuore schietto della donna e dell’uomo; non dal fumo negli occhi di montature impersonali allestite all’uopo.

Neppure si lascia blandire da piazzate di espressioni rituali, sigle, frasi fatte; o persino adempimenti eroici che rischiano di ledere le linee portanti della personalità e della Chiamata per Nome.

 

Non c’è nulla di più alto del nostro ‘volto’; il resto è astuzia e menzogna.  Mezzucci pericolosissimi.

I laici puritani dicevano: «Maggiori sono le forme, minore è la verità». Non: dare a credere.

Azioni, comportamenti, parole nitide. Questo vale. 

Insomma non dobbiamo ‘migliorare’ a modello e facsimile esterni - né allestire maggiori eventi - se non col Suo Gratis, assai più affidabile, permanente, efficace, delle nostre osservanze [omologanti e talora vanitose].

Il potere che abbiamo in dote non può incidere neppure sul colore naturale di un capello; questa la realtà - dietro le grandi quinte che mettiamo a punto per non ammettere che… qualcosa non va.

L’integrità che conta è tranquilla, trasparente, spontanea, schietta: non può essere roba nostra. Inutile fare e rifare ‘giuramenti’ per ingannare persino Dio.

 

 

Per interiorizzare e vivere il messaggio:

 

Ti sei ritrovato mercante all’ultima fiera? Ti sei mai espresso come un falsario?

 

 

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".