Nel brano evangelico di oggi Gesù afferma la sua intima relazione col Padre, evidenziando il dono di tale grandezza trasmessa.
Francesco aveva con il Signore un rapporto di speciale intimità.
La Vita ricevuta nella contemplazione, nell’Unione con Dio diveniva forza riversata sul prossimo in varie forme.
L’energia umilmente accolta nella preghiera era sinonimo di vita unitiva, che redime e trasforma.
Le Fonti ci offrono la possibilità di entrare nei sentieri di questa relazione speciale, propria di Cristo e trasmessa, per Grazia, ai suoi fratelli.
Scorrendo i documenti francescani leggiamo:
"E l’uomo di Dio, restandosene tutto solo e in pace, riempiva i boschi di gemiti, cospargeva la terra di lacrime, si percuoteva il petto e, quasi avesse trovato un più intimo santuario, discorreva col suo Signore.
Là rispondeva al Giudice, là supplicava il Padre, là dialogava con l’Amico.
Là pure, dai frati che piamente lo osservavano, fu udito interpellare con grida e gemiti la Bontà divina a favore dei peccatori: piangere, anche ad alta voce la passione del Signore, come se l’avesse davanti agli occhi.
Là, mentre pregava di notte, fu visto con le mani stese in forma di croce, sollevato da terra con tutto il corpo e circondato da una nuvoletta luminosa: luce meravigliosa diffusa intorno al suo corpo, che meravigliosamente testimoniava la luce risplendente nel suo spirito.
Là, inoltre, come testimoniano prove sicure, gli venivano svelati i misteri nascosti della sapienza divina, che egli, però, non divulgava all’esterno, se non nella misura in cui ve lo forzava la carità di Cristo e lo esigeva l’utilità del prossimo […]
Quando tornava dalle sue preghiere, che lo trasformavano quasi in un altro uomo, metteva la più grande attenzione per comportarsi in uniformità con gli altri, perché non avvenisse che il vento dell’applauso, a causa di quanto lui lasciava trapelare di fuori, lo privasse della ricompensa interiore" (FF 1180 - Leggenda maggiore).
Ai suoi frati raccomandò sopra ogni cosa l’intima relazione col Padre, come figli che ricevono ogni dono di vita da Lui e con cui operare in sintonia.
Infatti le Fonti illustrano:
"In quel tempo i frati gli chiesero con insistenza che insegnasse loro a pregare […] Ed egli rispose:
«Quando pregate, dite: Padre nostro!» e: «Ti adoriamo, o Cristo, in tutte le tue chiese che sono nel mondo e ti benediciamo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo»" (FF 399).
L’intima Unione col Padre li rendeva figli nel Figlio e, come Gesù operava ciò che vedeva fare dal Padre, così i frati alla scuola del Figlio operavano, sull’esempio di Francesco.
Ascoltando la Parola e credendo in Gesù divenivano latori di vita, animati dal Poverello.
«Il Figlio non può fare nulla da se stesso, se non ciò che vede fare il Padre; quelle cose infatti che fa, queste anche il Figlio fa ugualmente» (Gv 5,19)
Mercoledì 4a sett. Quaresima (Gv 5,17-30)