6a Domenica T.O. (anno A)
(Mt 5,17-37)
Matteo 5:19 Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
Questo verso presenta un parallelismo caratteristico del modo di procedere della retorica ebraica, che qui pone a confronto il trasgredire con l'osservare, il minimo con il grande, o se vogliamo il relativo con il tutto, evidenziando come il più piccolo dei comandamenti riesca a rendere piccolo chi non lo osserva, dimostrando in tal modo la grande forza spirituale che riveste un comandamento stimato piccolo dai sofismi umani, ma comunque grande perché in esso si rispecchia e si esprime la volontà di Dio, che va sempre eseguita.
Si noti come questa sentenza di Gesù si dispieghi in due momenti i quali, benché tra loro radicalmente contrapposti, trovano tuttavia il loro comune punto di ricongiunzione nel verbo "insegnare". Per essere minimi o grandi non è sufficiente “trasgredire” o “osservare”, ma ci deve essere anche l'insegnare. È, quindi, il modo di porsi e di relazionarsi all'interno della comunità, còlta qui come luogo del regno dei cieli, che rende minimo o grande in essa.
Non è sufficiente una semplice violazione personale del comandamento per essere degradato, ma questa deve essere accompagnata anche da un insegnamento speso in tal senso. La violazione personale di per sé non sembra assumere un livello di gravità tale da condannare la persona, ipso facto, forse perché tale violazione è considerata frutto della stessa debolezza umana; ma quando l'errore viene trasmesso attraverso uno specifico insegnamento, allora vi è un radicamento in esso e una volontà precisa di espanderlo, che diventa pertanto motivo d'inciampo per il prossimo. Parimenti, l'osservare scrupolosamente i comandamenti nella propria vita privata non giova se non è accompagnato da una pubblica testimonianza, poiché la lampada va sempre posta sul candeliere affinché faccia luce a tutti coloro che sono in casa.
In Israele, infatti, l'osservanza o la violazione della Legge non era mai considerata un fatto privato, benché impegnasse personalmente ogni singolo israelita nella sua pratica. Il patto sinaitico era un patto sancito con il popolo e la sua violazione è sempre stata intesa prevalentemente come una colpa collettiva a cui seguiva sempre un castigo collettivo, e ce ne dà testimonianza lo stesso esilio babilonese e, ancor prima, la distruzione del regno del nord d'Israele ad opera degli Assiri. In tutta la storia d’Israele, poi, Dio non parla mai alla singola persona, ma soltanto al popolo o ai suoi legittimi rappresentanti. Per questo, l'insegnare è ciò che qualifica la violazione o l'osservanza, stabilendo la rispettiva posizione di ogni membro all'interno del regno dei cieli, di cui la nuova comunità è sacramento.
Che cosa sono i comandamenti minimi? Su questo c’è della confusione. Sono tutti i precetti della Legge? Ma se noi stiamo a vedere quello che gli evangelisti ci hanno tramandato di Gesù, vediamo per esempio che Gesù non ha osservato le leggi della purità riguardante i lebbrosi (li ha toccati). Gesù quando parla del ripudio, parla in maniera diversa da Mosè; salva un’adultera dalla lapidazione. In alcune occasioni non ha osservato la legge più importante, quella del sabato, almeno secondo l’interpretazione farisaica, e così via.
Dobbiamo allora intendere le parole di Gesù tenendo conto che questi comandamenti minimi, non sono altro che quelli che ha appena proclamato dal Monte attraverso l’immagine delle Beatitudini. Perché sono considerati minimi? Perché questa espressione? È quello che Gesù dichiarerà a quelli che lo vogliono seguire: “il mio giogo è leggero e il mio carico non è un carico pesante”. In questo senso noi possiamo interpretare i comandamenti minimi. È vero che mettere in pratica il messaggio comporta degli impegni e che tante volte sono impegni forti, ma non sono mai impegni che schiacciano come faceva la Legge con tutti quelli che tentavano di metterla in pratica.
Gesù, parlando delle beatitudini come dei comandamenti minimi, ci sta dicendo che sebbene l'osservanza comporti un impegno, non è un impegno che non si riesce a portare avanti, come una specie di giogo messo sul collo che non permette di camminare. Chi nella comunità tradisce il messaggio - i comandamenti delle Beatitudini - e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli; ma sarà considerato grande chi li metterà in pratica e li insegnerà.
Le due categorie, la contrapposizione tra minimo e grande, non riguarda una gerarchia, come se nel regno o nella comunità ci fossero cristiani di serie A o B, è piuttosto il modo di parlare secondo il linguaggio semitico: essere minimo significa escluso da una realtà; essere grande vuol dire essere partecipe di quella realtà. Gesù dice che chi tradisce lo spirito delle Beatitudini, chi non vive secondo questo insegnamento è meglio che lasci perdere; non può sentirsi parte integrante della comunità del regno, si esclude da solo. Al contrario, la piena partecipazione al regno è di coloro che metteranno in pratica e insegneranno a fare così.
Argentino Quintavalle, autore dei libri
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