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Apr 17, 2026 Scritto da 
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Andate in tutto il mondo e proclamate, insieme con Lui

(Mc 16,15-20)

 

Le premesse al brano odierno non sono totalmente edificanti: Gesù rimprovera gli Undici per non aver creduto.

Essi hanno storicamente opposto una pervicace resistenza, perché coltivavano attese contrarie.

L’adesione al Risorto è stata incerta perfino da parte di coloro che lo hanno conosciuto personalmente e vissuto con lui.

Malgrado ciò, Dio considera colpevole solo l’ostinazione.

Il Messaggio da annunciare e cui aderire in prima persona è talmente inusuale che in un primo tempo può creare ritrosie e scetticismo - come è stato addirittura fra gli apostoli, leaders della Chiesa nascente.

Anche loro erano dei deboli e incerti che sono stati resi convinti, più forti e decisi, nell’esperienza di comunione interpersonale [descritta in filigrana nello stesso mandato (vv.17-18)].

 

La condivisione all’interno di una fraternità vitale ha prodotto un afflato crescente.

Sull’onda di tale catena energetica, ogni Seme è divenuto consapevolezza che via via ha imparato a corrispondere alla sua chiamata e non lasciarsi disturbare da veleni.

Tale riconoscimento della Presenza divina nel suo nuovo Volto si è rivelata e riversata su emarginati e malati - i minimi e imperfetti prima considerati nelle religioni puniti dalla sorte o addirittura maledetti da Dio.

L’atmosfera di amicizia e comprensione che aveva soppiantato l’antagonismo sociale e spirituale, e il sentirsi accolti anche in condizioni precarie, ha favorito ogni cura, qualsiasi espressione di gratuità.

Cristo ha così continuato a dispiegare la sua opera nella storia, rendendosi vivo nel popolo umano e divino che lo attesta. Suo influsso e trionfo - che ovunque si fa vittorioso sui germi di morte.

Suo unico “potere”.

 

In ogni persona o gruppo vi sono accadimenti decisivi, tappe di rigenerazione e nuova nascita.

Mc tenta di descrivere il cambiamento di Presenza di Gesù, che continua a guidare i discepoli passo dopo passo anche nelle prime titubanze successive alla sua morte ingloriosa.

La missione sembrava non precisamente definita [come viceversa nelle ideologie religiose antiche] e superiore alle forze in campo.

Con la sua ispirazione e forza, Cristo ha voluto rimanere per sempre presente nei suoi discepoli, manifestandosi vivo nei segni citati dal testo.

Non sono prodigi dimostrativi - sebbene dalla fine del II sec. la smania apologetica ha voluto imporsi nella narrazione di fede, e anche noi l’abbiamo purtroppo ereditata.

L’Annuncio è accompagnato dal linguaggio nuovo dell’amore e dalle sue meraviglie, che però non sono prove, bensì un ‘lieto messaggio’:

Lo Spirito del Cristo vivente nella Chiesa va realizzando un altro regno.

 

Anche l’affermazione del v.19 è teologica: l’immagine richiama gli usi delle corti orientali.

Qui è utile per esprimere il giudizio inverso di Dio sulla sconfitta terrena del Figlio - e dei suoi.

Il versetto conclusivo testimonia finalmente la convinzione dei discepoli di avere accanto il Signore, di non essere soli e orfani.

In tal guisa e nello Spirito di disinteresse autentico, la Risurrezione è diventata un fatto che attraversa il tempo, fino a oggi.

Mistero intimo e Meraviglia, nostro ‘respiro’ e slancio - affinché il mondo sia un luogo favorevole alla vita piena di tutti.

 

 

[S. Marco Evangelista, 25 aprile]

136 Ultima modifica il Sabato, 25 Aprile 2026 11:59
don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".