Puro e impuro: Legge di Dio oppure cecità formale
(Mt 15,1-2.10-14)
L’Amico invisibile in noi è l’unica Guida che è opportuno seguire con accortezza e puntiglio.
Unico Maestro di Spirito che comprende il diverso e non lo molesta - perché non ci usa.
Ecco affacciarsi il paradosso ‘legge o costumi’: «Perché anche voi trasgredite il Comandamento di Dio in nome della vostra Tradizione?» (v.3).
Certo, le abitudini normalizzano le maniere.
Nel tempo, le usanze meccanicamente adempiute fanno perdere il senso dei Comandamenti da cui erano scaturite.
E i vacui standard poi rovinano la vita (vv.4-9), indispettiscono, esacerbano gli animi.
Le leggi di purità discriminavano le persone e le colmavano di risentimento.
Invece, al Banchetto eucaristico non si devono introdurre esclusivismi. Né si fa parte della Comunità del Signore sulla base di selezioni artificiose.
L’abluzione delle mani fino ai gomiti era prassi consueta, che proclamava il distacco dei giudaizzanti dal mondo pagano: una sorta di rito che celebrava la separazione fra (supposti) puri e impuri.
Allo ‘spezzare il pane’ invece si accede senza trafile o discipline dell’arcano, né radiografie preventive.
Tutti sono ben accolti, perché è l’Incontro con Dio che rende viva e sana l’umanità di qualsiasi estrazione culturale.
Cristo apre una Via completamente nuova, per avvicinare la gente normale a un maggiore equilibrio, animato da fiducia sponsale, creativa.
Per Gesù l’accesso al Padre è immediato e gratuito.
Nell’ambito di Fede è la Vita che vince la morte.
Secondo la religiosità usuale, è viceversa il germe di morte che contamina la purità.
In questa prigione d’idee sballate, la gente viveva con il timore di peccato e delle trasgressioni (anche involontarie) sempre appiccicato addosso.
Per liberare le masse oppresse dall’ideologia arcaica che le sottoponeva a uno stillicidio quotidiano su tutti gli aspetti della vita, Gesù si vede costretto a rovesciare la gerarchia ‘dentro-fuori’ (v.11).
I leaders spirituali inculcavano l’idea che l'impurità provenisse dall’esterno, e fosse talmente incisiva da contaminare perfino le persone sante [anche per un semplice struscio - figuriamoci le masse destinate a un’esistenza ordinaria di privazioni].
Gesù invece ci fa sentire bene: inverte le virtù in campo. Lo fa, ben consapevole della potenza della Vita.
In tal guisa, Egli colloca il dibattito sul “puro o impuro” ad altro livello: di profondità, comportamento, e relazione.
Padre Figlio Spirito ci emancipano da atteggiamenti corporativi e dallo stare sempre sulla difensiva; per restituirci autostima, gioia di vivere, e farci sentire adeguati, come in un Focolare.
Il suo obbiettivo è lasciarci vivere intensamente, con la percezione di essere Lui in noi stessi a guidare il timone; sapientemente, invece che farci finire male - come in una medesima, solita fossa comune (v.14).
[Martedì 18.a sett. T.O. (anno A), 4 agosto 2026]