Nel passo di Lc affiora l’incredulità e la diffidenza della gente di Nazareth nei confronti di Gesù, le provocazioni addotte e le risposte del Signore che sottolineano l’inaccoglienza sorda al suo Messaggio.
Francesco d’Assisi era ammirato della santità ordinaria di chiunque, ma in modo speciale dei suoi frati.
Spesso ripeteva che è da compiangere il predicatore che nella predicazione cerca la propria gloria anziché la salvezza delle anime.
A costoro sarebbe preferibile uno semplice e privo di “lingua”, ma capace di spingere gli altri al bene.
Si rallegrava molto quando sapeva che i suoi frati sparsi per il mondo, con la santità quotidiana della vita, inducevano molti a tornare sulla retta via.
Un giorno, recatosi in una chiesa della borgata di Assisi, si mise a fare le pulizie.
Lì venne a sapere che un certo Giovanni, uomo semplice, stava arando un suo campo vicino alla chiesa.
"E subito andò da lui e lo trovò intento a pulire. Gli disse: «Fratello, dà la scopa a me, voglio aiutarti».
Prese lui la scopa e finì di fare pulizia.
Poi si misero a sedere, e Giovanni prese a dire: «Da molto tempo ho intenzione di servire a Dio, soprattutto da quando ho inteso parlare di te e dei tuoi fratelli. Ma non sapevo come unirmi a te. Ma dal momento che è piaciuto al Signore ch’io ti vedessi, sono disposto a fare tutto quello che ti piace».
Osservando il fervore di lui, Francesco esultò nel Signore, anche perché allora aveva pochi fratelli e perché quell’uomo con la sua semplicità gli dava affidamento che sarebbe stato un buon religioso".
Francesco lo invitò a donare ai poveri i beni posseduti, come dice il Vangelo.
Giovanni, il semplice, non se lo fece ripetere due volte e obbedì al Poverello in tutto, vendendo un bue per darlo ai poveri.
Continuano le Fonti:
"Francesco, cui piacque sempre la pura e santa semplicità in se stesso e negli altri, ebbe grande affetto per Giovanni.
E appena lo ebbe vestito del saio, prese lui come suo compagno.
Era questi talmente semplice, che si riteneva obbligato a fare qualunque cosa facesse Francesco.
Quando il Santo stava a pregare in una chiesa o in un luogo appartato, Giovanni voleva vederlo e fissarlo, per ripetere tutti i gesti di lui: se Francesco piegava le ginocchia, se alzava al cielo le mani giunte, se sputava o tossiva, anche lui faceva altrettanto.
Pur essendo incantato da tale semplicità di cuore, Francesco cominciò a rimproverarlo. Ma Giovanni rispose: «Fratello ho promesso di fare tutto quello che fai tu; e perciò intendo fare tutto quello che tu fai».
Il Santo era meravigliato e felice davanti a tanta purità e semplicità. Giovanni fece tali progressi in tutte le virtù, che Francesco e gli altri restavano stupefatti della sua santità.
E dopo non molto tempo egli morì in questa santa perfezione. Francesco, colmo di letizia nell’intimo ed esteriormente, raccontava ai frati la vita di lui, e lo chiamava «san Giovanni» in luogo di «frate Giovanni» (FF 1566).
Gli astanti si meravigliano della santità manifesta nell’ordinario di chi vive la Parola concretamente e si chiedevano: «Non é costui il Figlio di Giuseppe?» (Lc 4,22).
La vita semplice e trasparente spiazza quanti hanno della santità idee astruse; la credono legata a sontuose discendenze, dimenticando che Dio ama e annuncia nell’ordinario.
«Nessun profeta è accetto nella sua patria» (Lc 4,24)
Lunedì 3.a sett. Quaresima (Lc 4,24-30)