Nel tempo quaresimale la liturgia sottolinea l’importanza del cambiare vita, senza andare a caccia di segni.
Uno il ‘segno’: quello del Crocifisso, di Gesù morto e risorto per tutti.
Per derivazione, un segno eloquente diventa un’esistenza convertita a lode di Dio.
Secondo San Bonaventura, Francesco è simboleggiato nella figura del secondo angelo [il primo è Cristo] che sale dall’oriente (cfr. Ap. 7,2) e porta in sé il sigillo del Dio vivente.
Ne è conferma la sua missione di chiamare gli uomini a penitenza e segnare col segno del Tau* gli eletti, e soprattutto dall’essere lui stesso trasformato, anche nel corpo, nel Cristo Crocifisso.
«Questa generazione […] cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona» (Lc 11,29).
Le Fonti attestano:
"Questo araldo di Dio, degno di essere amato da Cristo […] è il servo di Dio Francesco […] esempio di perfezione per i seguaci di Cristo.
Ci spinse ad abbracciare, con fede e pietà, questa convinzione il fatto che egli ebbe dal cielo la missione di chiamare gli uomini a piangere, a lamentarsi, a radersi la testa e a cingere il sacco, e di imprimere, col segno della croce penitenziale e con un abito fatto in forma di croce, il Tau sulla fronte di coloro che gemono e piangono.
Ma ci conferma, poi, in essa, con la sua verità incontestabile, la testimonianza di quel sigillo che lo rese simile al Dio vivente, cioè a Cristo Crocifisso. Sigillo che fu impresso nel suo corpo non dall’opera della natura o dall’abilità di un artefice, ma piuttosto dalla potenza meravigliosa dello Spirito del Dio vivo" (FF 1022).
Il Crocifisso in Francesco: icona di rinascita attraverso un esodo esistenziale continuo. Una vita segnata dall’amore di Dio.
* Lettera dell’alfabeto ebraico e greco, che nella forma richiama la figura della croce.
* Francesco lo scelse come suo sigillo e firma. Frate Pacifico lo contemplò luminoso sulla fronte di lui.
Mercoledì 1a sett. Quaresima (Lc 11,29-32)