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Ott 19, 2026 Scritto da 
Art'working

30a Domenica T.O.

30a Domenica T.O. (anno A)

 

(1 Ts 1,5c-10)

 

5ben sapete come ci siamo comportati in mezzo a voi per il vostro bene.

6E voi avete seguito il nostro esempio e quello del Signore, avendo accolto la Parola in mezzo a grandi prove, con la gioia dello Spirito Santo, 

7così da diventare modello per tutti i credenti della Macedonia e dell'Acaia. 

8Infatti per mezzo vostro la parola del Signore risuona non soltanto in Macedonia e in Acaia, ma la vostra fede in Dio si è diffusa dappertutto, tanto che non abbiamo bisogno di parlarne. 

9Sono essi infatti a raccontare come noi siamo venuti in mezzo a voi e come vi siete convertiti dagli idoli a Dio, per servire il Dio vivo e vero 

10e attendere dai cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, Gesù, il quale ci libera dall'ira che viene. 

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«Ben sapete come ci siamo comportati in mezzo a voi per il vostro bene». Il gruppo fondatore della Chiesa dei tessalonicesi non solo è stato in mezzo a loro, ma si è anche prodigato in loro favore. Un lavoro straordinario. Il predicatore del vangelo ha un solo scopo: il bene totale dell’altro. Il predicatore del vangelo si annulla nel vangelo, nel vangelo si perde, per il vangelo consuma la sua vita, al vangelo gliela consegna perché nella predicazione del vangelo quello che conta è la salvezza dell’altro, il bene soprannaturale dell’altro. Chi dovesse avere interessi per sé, anche minimi, corre il rischio di compromettere la sua missione evangelizzatrice. Occorre che non vi sia alcuna commistione tra gli interessi di Dio e gli interessi del predicatore del vangelo, tra il bene supremo della salvezza delle anime e i desideri di una qualche realizzazione della nostra vita.

«E voi avete seguito il nostro esempio e quello del Signore». Chi ha ricevuto il vangelo diventa a sua volta protagonista della sua diffusione, attraverso l’imitazione e l’esempio. Il primo frutto del vangelo predicato e accolto è l’imitazione di colui che porta il vangelo e del Signore. L’imitazione non è ripetizione di fatti e di parole. È vivere nello Spirito i fatti e le parole di santità che l’altro vive. Se manca l’imitazione, non c’è vera accoglienza del vangelo, della parola della predicazione. Se manca l’imitazione, vuol dire che la parola non è entrata secondo verità nel nostro cuore. Quando infatti la parola della predicazione penetra in un cuore, essa opera imitazione, crea santità, conduce all’obbedienza, produce frutti di verità nel cuore, genera opere di vero amore. L’imitazione è il segno che siamo stati conquistati dalla parola. È il segno che veramente la parola vive in noi.

Infatti, dei tessalonicesi si dice che essi hanno seguito l'esempio dei missionari e del Signore in quanto hanno «accolto la Parola in mezzo a grandi prove, con la gioia dello Spirito Santo». Nessuno può accogliere la parola con la gioia dello Spirito Santo se la parola non è ricolma di Spirito Santo. Questo obbliga il predicatore del vangelo a ricolmarsi lui sempre di più di Spirito Santo attraverso un cammino di obbedienza a Cristo e alla sua volontà. Man mano che lui cresce nell’obbedienza a Cristo, nel compimento della sua volontà, lo Spirito di Dio prende possesso del suo cuore e della sua mente e tutto ciò che fa e dice è ricolmo di Spirito Santo, perché il suo cuore è ricolmo di Spirito Santo.

Lo Spirito Santo fa sì che la parola rimanga sempre nel cuore. Quando c’è una prova - lo sappiamo dalla parabola del seminatore - la parola, se non è ben radicata e piantata saldamente in noi, esce da noi. Con lo Spirito Santo forte dentro di noi nulla può farci abbandonare la parola. Lo Spirito Santo ci radica nella parola e radica la parola in noi in modo che noi e la parola diveniamo un’unica realtà. 

Si diventa una cosa sola con la parola man mano che la trasformiamo in nostra vita, dando ad essa realizzazione e compimento. Più viviamo di parola, più diveniamo una cosa sola con la parola. Anche questa è grazia dello Spirito Santo.

Essendo imitatori dei missionari e del Signore, i cristiani di Tessalonica sono diventati un modello a tutti i credenti che sono nella Macedonia e nell'Acaia. La parola greca per «modello» è typos, che dà l’idea dello stampo per creare un prodotto o coniare monete. Non è solo un esempio, ma un modello per tutti i gruppi cristiani. Finché colui che ascolta non diventa modello per i credenti, è segno che la parola ancora non ha prodotto il suo frutto di vita nel cuore. L’esemplarità è il vero segno dell’attecchimento della parola in un cuore.

Addirittura abbiamo l’immagine di un suono che «risuona» (v. 8) e che si «diffonde dappertutto». Quello che risuona attraverso i credenti è la parola del Signore (ho logos tou Kyriou), espressione che veniva usata quando il Signore parlava a Israele per mezzo dei profeti. Dalla parola greca per «risuona» - exēchētai - ha origine la nostra parola italiana «catechesi». La catechesi altro non è che far risuonare la parola del Signore, in modo che essa si diffondi nel mondo. Perché vi sia catechesi una cosa è essenziale: che risuoni solo la parola del Signore. Se alla parola del Signore si aggiungono altre parole, altri pensieri, altri concetti, non è più catechesi, è solo un insieme, un misto di suoni che volano per l’aria. Questa molteplicità di suoni rende impura la catechesi e ogni catechesi impura è anche vana.

«Siamo venuti in mezzo a voi». Qui viene usata una parola molto significativa per la venuta dei predicatori, la parola éisodos (esodo). Come l’esodo ha dato origine a Israele come nazione, qui la proclamazione del vangelo di Dio, ha dato origine alla comunità cristiana. La parola non cammina da sé, la parola è portata, è predicata, è annunciata, è data. Non esiste la parola in sé. Esiste la parola di Cristo. Esiste la parola degli Apostoli. Esiste la parola del singolo predicatore. Ogni parola predicata, detta, annunciata, riceve la forza di verità e di conversione dallo Spirito Santo che è nel predicatore e quindi la parola non è uguale, perché non è uguale la potenza di Spirito Santo che c’è nel cuore di chi porta la parola. Lo stesso vangelo non è vangelo e basta. È vangelo secondo Matteo, secondo Marco, secondo Luca, secondo Giovanni. È cioè il vangelo ricolmo dello Spirito di Matteo, dello Spirito di Marco, dello Spirito di Luca, dello Spirito di Giovanni.

La conversione dei Tessalonicesi è presentata sotto due aspetti (v. 9): 1) abbandono degli idoli, 2) accettazione di Dio, che si concretizza nell’impegno al suo servizio. Come meditazione generale diciamo che la risposta cristiana all'iniziativa di Dio si chiama 'conversione', intesa come quell’atteggiamento costante per allontanarsi dagli idoli e aderire al vero Dio. In questo lavoro l'uomo è sorretto dall'azione dello Spirito Santo (cfr. v. 6). Va subito aggiunto che la conversione include però ancora dell'altro. È l'inizio di una vita d'attesa. La vita cristiana diventa una liturgia nell'attesa ultima di Cristo «il quale ci libera dall'ira che viene».

Su queste verità bisogna oggi fare molta attenzione. Ridurre il cristianesimo ad un umanesimo, a uno stare bene su questa terra, è tradimento della verità della salvezza. Su questo occorre molta vigilanza. I cristiani sono i portatori di una speranza nuova nel mondo e questa speranza è il regno eterno che si compirà per quanti hanno creduto e fatto della parola di Gesù l’unica norma e regola della loro esistenza su questa terra.

 

 

 Argentino Quintavalle, autore dei libri 

- Apocalisse – commento esegetico 

- L'Apostolo Paolo e i giudaizzanti – Legge o Vangelo?

  • Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo nel mistero trinitario
  • Il discorso profetico di Gesù (Matteo 24-25)
  • Tutte le generazioni mi chiameranno beata
  •  Cattolici e Protestanti a confronto – In difesa della fede
  •  La Chiesa e Israele secondo San Paolo – Romani 9-11

 

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Argentino Quintavalle

Argentino Quintavalle è studioso biblico ed esperto in Protestantesimo e Giudaismo. Autore del libro “Apocalisse - commento esegetico” (disponibile su Amazon) e specializzato in catechesi per protestanti che desiderano tornare nella Chiesa Cattolica.

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