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Giu 24, 2026 Scritto da 
Commento breve

Paralisi e castigo: diversa Tenerezza

(Mt 9,1-8)

 

L’episodio testimonia del duro scontro fra sinagoga e prime fraternità di Fede, dove senza previe condizioni di purità rituale o legale tutti erano invitati a condividere la mensa e lo spezzare del Pane.

Su delega ideale del Signore, nelle chiese di Galilea e Siria vigeva già una prassi fraterna [sconosciuta ad altri] di perdono reciproco e persino cancellazione di debiti contratti, sino alla comunione dei beni.

Realtà in grado di rimettere in piedi e far procedere qualsiasi persona, anche i miserabili - a partire dalla loro coscienza (v.2), soffocata da una religione che accentuava il senso d’indegnità.

Secondo credenza popolare, le condizioni di penuria o disgrazia erano un castigo.

Gesù è viceversa Colui che restituisce un orizzonte di autenticità al credere, nuova consapevolezza e speranza alla persona affetta da paralisi - ossia incapace di andare verso Dio e verso gli uomini.

«Essendoti alzato, prendi il tuo letto e va’ nella tua casa» (v.6; cf. Mc 2,11; Lc 5,24).

A partire da ciò che siamo - già colmi di risorse, oltre ogni apparenza - viviamo per Fede lo stato del «Figlio dell’uomo»: quello dei figli ‘risorti’, coloro che manifestano l’uomo in pienezza [nella condizione divina].

In Cristo possiamo liberarci dalle costrizioni che facevano vivere orizzontali e anchilosati.

Recuperando dignità, ora possiamo stare ritti e promuovere la vita; quindi fare ritorno alla Casa ch’è davvero nostra (vv.6-7; cf. Mc 2,10-12; Lc 9,24-25).

 

Tutta la vita del popolo era condizionata da ossessioni d’impurità e peccato.

Invece, il Maestro rivela che la propensione divina è solo perdonare per valorizzare - e l’attitudine dell’uomo di Fede, rinascere e aiutare a farlo.

Infatti la gratuità del Padre si vede dall’azione di attesa e comprensione esercitata dagli uomini di Dio: coloro in grado di cesellare ambienti sani.

Non solo per virtù propria, ma perché la tolleranza introduce nuove forze, sconosciute; differenti potenze, che rovesciano le situazioni.

Esse lasciano trascorrere altre energie creative e rigeneranti i malfermi - viceversa mortifere, purtroppo, dove non ci si promuove.

Solo Gesù è Colui che rende visibile e palese la guarigione che sembrava missione impossibile. E prima che fisica, facendoci rifiorire dalle paure della falsa devozione, che impone argini assurdi all’autonomia.

La sua proposta non ci affossa sotto un cumulo di arroganze impersonali. Sana i bloccati, li rimette in gara.

L’imperfezione infatti non è espressione di colpa, ma una condizione - e in ogni caso il peccato non è una forza assoluta (v.3).

Anzi, l’impedimento diventa paradossale motivo di ricerca della “terapia”, e del vis-à-vis. Impensabile, forse offensivo, per il contorno.

Le configurazioni eccentriche - ritenute miserabili - contengono infatti porte segrete, virtù immense, e la cura stessa.

Addirittura, guidano verso una esistenza nuova. Sollecitano, e ci “obbligano” al rapporto immediato con nostro Signore. Quasi a cercarne la ‘somiglianza’.

 

Bivio insolito della Tenerezza e della Fede.

 

 

[Giovedì 13.a sett. T.O.  2 luglio 2026]

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".