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Set 9, 2026 Scritto da 
Preghiera critica

Donne: l’Azione del Risorto

(Lc 7,36-8,3)

 

L’Amore intruso, nella Casa perbene di Simone

 

E i Piedi di Gesù, baciati dall’ospite imprevista e censurata

(Lc 7,36-50)

 

 

«Simone, fariseo e ricco “notabile” della città, tiene in casa sua un banchetto in onore di Gesù. Inaspettatamente dal fondo della sala entra un’ospite non invitata né prevista: una nota prostituta. Comprensibile il disagio dei presenti, di cui tuttavia la donna non pare preoccuparsi. Essa avanza e, in modo piuttosto furtivo, si ferma ai piedi di Gesù. Le sono giunte all’orecchio le sue parole di perdono e di speranza per tutti, anche per le prostitute; è commossa e se ne sta lì silenziosa. Bagna con le lacrime i piedi di Gesù, li asciuga con i capelli, li bacia e li unge di un soave profumo. Così facendo la peccatrice vuole esprimere l’affetto e la riconoscenza che nutre verso il Signore con gesti a lei familiari, anche se socialmente censurati.

Di fronte all'imbarazzo generale, è proprio Gesù ad affrontare la situazione: “Simone, ho una cosa da dirti”. “Parla pure, Maestro”, gli risponde il padrone di casa. Conosciamo tutti la risposta di Gesù con una parabola che potremmo riassumere nelle seguenti parole che il Signore sostanzialmente dice a Simone: “Vedi? Questa donna sa di essere peccatrice e, mossa dall’amore, chiede comprensione e perdono. Tu, invece, presumi di essere giusto e sei forse convinto di non aver nulla di grave da farti perdonare”.

Eloquente il messaggio che traspare dal brano evangelico: a chi molto ama, Iddio tutto perdona. Chi confida in se stesso e nei propri meriti è come accecato dal suo io e il suo cuore si indurisce nel peccato. Chi invece si riconosce debole e peccatore si affida a Dio e da Lui ottiene grazia e perdono».

[Papa Benedetto, Udienza ai partecipanti al corso della Penitenzieria Apostolica, 7 marzo 2008]

 

 

 

È l’Amore quel cammino di perfezione desiderato da Dio per farci crescere, e a nostro favore - non il formalismo sterilizzato e la potenza coattiva allestiti a Casa di Simone (in Chiesa, da Pietro e altri severi censori).

Ciò che unisce sul serio nelle convinzioni viene da dentro, dal nostro Nucleo; non dipende dall’esterno.

L’Amore non si programma a tavolino o sulla base di modelli sacrali, né sopporta binari cerebrali e moralisti. Esprime il cuore con sincerità.

Non è una realtà che soggiace a distanze sociali, di ceto - o cerchia più o meno disciplinata dal mestiere (dipendente dal “dietro le quinte”) che resiste all’obbligo di unirsi ai diversi, ritenuti inadeguati impuri ficcanaso.

Quindi l’empatia e l’amorevolezza non appaiono o scompaiono a comando, a progetto e secondo codice, disciplina, stagione.

Appartengono al lato profondo dell’essere donne e uomini d’ogni tempo.

Non è un perbenismo di facciata, né il paesaggio rituale, che possono condurre l’esistenza nello Spirito in modo pregevole, ma la passione.

Ecco il legame lacrime-Perdono.

I formalismi eterodiretti - con le loro formule poco festose e che non ci appartengono - annientano la nostra essenza e le emozioni più potenti.

Il patto sociale preteso dalla gerontocrazia è un riferimento sempre fuori di noi: e sarà il solito bene della tradizione, dell’opinione, dell’ambiente circostante, del calcolo in situazione, delle maniere e del “giro”; in ogni caso, di altri.

Siamo davvero vuoti a perdere, o destinati solo a dover sostenere i veterani, senza spazi per la testimonianza critica e un linguaggio attivo? 

E sotto a imitare “padri”, modelli, codici già progettati (persino nei minimi dettagli) a uso dei sentimenti tradizionali di assemblee sempre più attempate?

L’Amore con tutto il cuore scatta quando abbiamo bisogno di fare l’Incontro decisivo: quell’occasione che sentiamo ci farà aprire le porte a risorse, capacità, talenti, energie, altrimenti inespresse o soffocate.

Sciogliendosi i capelli in pubblico, la “peccatrice” sembra quasi figura della “barchetta” minore, che si porge e non offre resistenza ma solo supporto a quella protagonista (Lc 5,2.7.11).

Si tratta d’una comunità spuria e seconda, rispetto alla chiesa ufficiale degli apostoli sempre “vicini” - e di estrazione culturale frammista, a differenza della prima comunità ancora giudaizzante.

Essa si propone al Tu-per-tu con un gesto d’indipendenza: ha bisogno d’un rapporto più spontaneo e personale col Signore, unico che la guarda in modo non superficiale.

Relazione impedita proprio da coloro che si assiepano attorno a Lui, ma per mettergli il bavaglio, e a cuccia.

Gli habitué - tutti prevedibili - non apprezzano il favore ricevuto, sebbene da molto tempo partecipino del banchetto (eucaristico), ma ormai solo da praticanti delle più ribadite litanie.

La “sicurezza” dei meccanismi e delle idee condite di pregiudizio impedisce di sperimentare il Gratis.

 

Invece di accogliere, le vecchie guide allontanavano; convivevano solo coi loro seguaci - servili e cortigiani - nel mondo degli incantesimi arcaici.

Non facevano scaturire nessuna forza interiore nuova. Temevano qualsiasi sobbalzo che potesse incrinare il loro piedistallo.

Bloccavano qualsivoglia emancipazione o scoperta. Non amavano le persone che avevano bisogno di liberarsi dalle strettoie della vita.

Non erano adoratori del grande Cammino del Maestro (cf. il continuo riferimento ai suoi «piedi») ma pedissequi mercanti di segni astratti - già consolidati o di contrabbando - e d’un Gesù ridotto a immobile sfinge (o icona devota, rituale e “culturale”).

 

L’adesione intima totale viene prima di ogni cosa che possiamo adempiere o pensare. Non si combina con l’opportunismo di posizione per Cristo.

Il trasporto tutto umano privo di cortine è quel che non ci renderebbe stracolmi di supponenza e incapaci di riconoscere i suoi Doni.

Chi è convinto di dare lui qualcosa a Dio, certo non lo ama. Tiene solo a se stesso: l’apparenza predatrice, ingannevole.

Ancora oggi la scelta che ci riguarda è fra particolari trascurabili o entrare nel cuore dell’autentica Relazione.

Su questo piano, il padrone di Casa soffriva vertigini subito, fin d’allora.

Simone è impaurito dalla sola idea che il Maestro tenti di farlo entrare in una nuova logica: «Suppongo...» (v.43).

Teme l’incombere di qualsiasi scossone alternativo, che possa incrinare il suo mondo abitudinario e ingessato.

 

Mentre il mondo reale segue i suoi cicli, gli arroccati pretendono stabilità - ma così bloccano la crescita.

Accettando invece gli imprevisti, scopriamo versanti inesplorati, che accostano potenzialità insite cui non avevamo concesso spazio.

I mutamenti continui sono semplicemente il sale della vita. E la stessa fine di un paradigma religioso-culturale è inevitabile.

Diventa fondamentale perciò assumere un atteggiamento genuino, e mettersi in gioco.

 

La Salvezza è frutto d’immediatezza personale commossa, e persino già ottenuta senza opere di legge: non rapporto di lavoro e ipocrisia [straordinari contro compenso] in ambienti asettici, con cuori invecchiati, assuefatti e pieni di muffa.

Insomma, il brano di Vangelo vuol farci riflettere su chi è più disposto ad amare: coloro che possono allestire paraventi dietro i quali consentirsi anche ciò che rinnegano in modo plateale… oppure le piccole anime che spontaneamente si accostano alla propria ‘sorgente’ - prive di maschera sociale?

 

 

Per interiorizzare e vivere il messaggio:

 

Guardando il nostro comportamento, gli emarginati dal giro perbenista avrebbero certezza di essere accolti spontaneamente e gratuitamente da noi oggi?

 

 

Donne

(Lc 8,1-3)

 

I rabbini non accettavano donne nelle loro scuole, perché ritenute non all’altezza del compito.

Ma Gesù non viene a insegnare leggi o filosofie, bensì a radunare attorno a sé i disprezzati e le non-persone di ogni tempo.

In Cristo ciascuno si apre alla speranza. Chi è considerato senza valore annuncia e testimonia l’amore di Dio per i piccoli e gli ultimi.

Tutto con delicatezza, ed ecco le figure femminili: al narcisismo della messinscena subentra la fedeltà.

Nelle donne la pietà sorge spontanea (non è ideata come per noi maschi: immediatamente all’obiettivo e fonte di guadagno).

Con esse svanisce anche l’ansia di prestazione che accompagna gli uomini, i quali anche sul bene devono subito apparire allestendo pedane e défilé; essere notati, coltivare pubbliche e private relazioni che contano, e farci carriera sopra. Una sindrome ancora ben radicata.

Gesù conquista il cuore delle donne perché ne comprende la generosità, la profondità di sentimenti, la capacità di dedizione e di rapporto personale, di dono di sé estremo; sensibilità, Fede-amore, pazienza, mitezza, generosità, capacità di fatica e sofferenza.

Ciascuno di noi può testimoniare l’importanza di queste note spesso sconosciute al mondo scroccone dei titolati, che vanno diritti a tagliare e separare, organizzare invece che accogliere, sentenziare invece di dialogare, ritenersi a tutti i costi qualcuno - spesso allestendo infantili menzogne.

O per chi preferisce sbivaccare la vita in osteria, sprecare il tempo a sfarfallare o solo per se stessi, piuttosto che usarlo bene e farne tesoro: invece di “ammazzarlo”, le donne lo riempiono a fondo.

Gesù non vuole un’umanità tesa a farsi apprezzare più che al nascondimento, incline al parlare più che al percepire; volentieri propensa all’organizzare-progettare più che al meditare - e intuire la profondità delle nostre Radici.

La prevalenza o l’equilibrio dell’aspetto femminile è un opportuno contrappeso a un mondo targato cristiano… in occidente sbilanciato sul maschile: prono al dirigismo e all’esercizio della volontà, più che alla coltivazione del sentimento figliale.

Felice quella vocazione che viene accompagnata dall’intensità, dalla profondità, delicatezza, capacità di attendere e insieme coerenza ai princìpi (mai svenduti al miglior offerente) e partecipazione al destino - aspetti tipici della sensibilità femminile e del mondo delle consacrate.

Avendone ricevuto grazia personale da una zia e cugine monache (oltre il dono di spettacolari memorie femminili simili a Maria di Nazaret in famiglia), sospetto che la pennellata di Lc sia testimonianza del peso fondamentale delle donne addirittura quali responsabili, coordinatrici, sostenitrici e animatrici sensibili delle prime realtà fraterne e assemblee di seguaci.

Forse quello di Maria, Giovanna, Susanna, la suocera di Pietro e molte altre dei primi tempi era un ruolo paragonabile a quello di Marta nella famiglia di Betania.

Purtroppo, la convenzione ecclesiastica posteriore non ha dato peso al dato indiscutibile e al discepolato delle donne, appiattendosi sulla sequela al maschile - disvalore che iniziamo a pagare in modo evidente (ma è una grazia: non si smuoverebbe nulla, altrimenti).

In Lc la vicenda delle donne esprime l’azione del Risorto. Egli le accetta come seguaci e discepole. Nelle figure femminili si legge in filigrana la vicenda dell’umanità che in Cristo si rialza e assume dignità - invece di essere ulteriormente vessata.

Essa si rende fraterna nel dolore (invece che solo nella vittoria), prepara il nutrimento (invece di toglierlo), persiste senza forme di maniera.

Chiesa di lotta autentica, dall’interno, e in tale agire con franchezza diventa addirittura icona di preghiera (invece di attenersi al minimo e fare tanta diplomazia, poi manipolare gli ingenui, e mostrarsi solo in passerella).

È modello di dedizione e dono di sé, invece di calcolo e astuzia (modi del sotterfugio; artificiosi, intenzionali).

Donne pronte alla vita - tipo dell’Annuncio: Tesoro scatenante lo Spirito che viceversa i maschi vogliono astutamente trattenere per sé (per padroneggiarlo, rendendolo unilaterale).

Il Gesù in cammino coi Dodici (v.1) ha ancora oggi tanta tanta strada da percorrere, proprio nelle nostre realtà consolidate da tradizioni ritenute indiscutibili, ma strette, cocciute, soffocanti, puerili e sorde.

Esse restano in superficie, così bloccano le espressioni della vita. La magia del femminile sa invece accogliere la persona e ascoltare gli eventi, stando sempre in campo per realizzare ciò che ci caratterizza.

Le donne imparano dalla loro essenza, quindi sanno attrarre, conoscono le cose che servono, comprendono dove e come procedere, sono presenti nel presente - e senza sovrintendere risolvono i problemi.

 

 

Per interiorizzare e vivere il messaggio:

 

Preferiresti essere accompagnato spiritualmente da una donna o da un uomo? Perché?

La pastorale che langue, secondo te non ha a che fare con le catene di comando unilaterali, in cui si teme di perdere “posizione”?

Ti senti anche chiamato a una sintesi spirituale delle personalità, con tutta la virtù e completezza che scaturisce da un’indole variegata?

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".