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Lug 27, 2026 Scritto da 
Croce e Vuoto

Puro e impuro: Legge di Dio oppure Tradizione

(Mt 15,1-2.10-14)

 

L’enciclica Fratelli Tutti invita a uno sguardo prospettico, che suscita la decisione e l’azione: un occhio nuovo, colmo di Speranza.

Essa «ci parla di una realtà che è radicata nel profondo dell’essere umano, indipendentemente dalle circostanze concrete e dai condizionamenti storici in cui vive. Ci parla di una sete, di un’aspirazione, di un anelito di pienezza, di vita realizzata, di un misurarsi con ciò che è grande, con ciò che riempie il cuore ed eleva lo spirito verso cose grandi, come la verità, la bontà e la bellezza, la giustizia e l’amore. [...] La speranza è audace, sa guardare oltre la comodità personale, le piccole sicurezze e compensazioni che restringono l’orizzonte, per aprirsi a grandi ideali che rendono la vita più bella e dignitosa» (n.55; da un Saluto ai giovani de L’Avana, settembre 2015).

 

L’Amico invisibile in noi è l’unica Guida che è opportuno seguire con accortezza e puntiglio.

Unico Maestro di Spirito che comprende il diverso e non lo molesta - perché non ci usa (per promuovere se stesso o la propria categoria).

Il paradosso Legge o Tradizione appartiene al v.3 - inizialmente compreso, poi escluso dalla Liturgia: “Perché anche voi trasgredite il Comandamento di Dio in nome della vostra Tradizione?”.

 

Le abitudini normalizzano le maniere.

Nel tempo, le usanze meccanicamente adempiute fanno perdere il senso dei Comandamenti da cui erano scaturite.

E i vacui costumi morali poi rovinano la vita (vv.4-9), indispettiscono, esacerbano gli animi.

Le leggi di purità discriminavano le persone e le colmavano di risentimento.

Invece, al Banchetto eucaristico non si devono introdurre esclusivismi. Né si fa parte della Comunità del Signore sulla base di selezioni ambigue.

 

L’abluzione delle mani fino ai gomiti era prassi consueta, che proclamava il distacco dei giudaizzanti dal mondo pagano: una sorta di rito che celebrava la separazione fra (supposti) puri e impuri.

All’Eucaristia invece si accede senza trafile o discipline dell’arcano, né radiografie preventive.

Tutti sono ben accolti, perché è l’Incontro con Dio che rende viva e sana l’umanità di qualsiasi estrazione culturale.

 

Per Gesù l’accesso al Padre non può essere normato: dipende dalla persona e le sue vicende.

Quindi la comunione con Dio è immediata e gratuita, del tutto priva di condizioni di perfezione a monte.

Secondo lui i figli possono comparire davanti al Padre in qualsiasi situazione, momento o maniera: in rapporto di immediatezza e libertà. 

Solo la scarsa qualità di relazione col prossimo può contaminare la donna e l’uomo, non altro.

Non ci sono altri obblighi o timori che possano ossessionarci d’imperfezione, inadeguatezza, indegnità.

Viceversa le persone vivevano in un clima di ossessione, stracolme di timori su dettagli che a Dio non interessavano.

E nell’effervescenza della cultura semitica non mancava una corrente più sensibile alle esigenze sociali e reali della vita [legata alla teologia dei profeti e dei salmi] che ha generato Gesù di Nazaret.

 

Un numero crescente di fedeli non concordavano più con l’insegnamento legalista delle guide ufficiali.

In aggiunta, l’attesa del Messia li aiutava a sperare in un cammino di “purezza” legato alla qualità di vita, e ai rapporti concreti.

Cristo apre una Via completamente nuova, per avvicinare la gente normale a un maggiore equilibrio; ad una intesa e Comunione col Padre, animate da fiducia sponsale, creativa.

 

Nell’ambito di Fede è la Vita che vince la morte.

Secondo la religiosità usuale, è viceversa il germe di morte che contamina la purità.

In questa prigione d’idee sballate, la gente viveva con il timore di peccato e delle trasgressioni (anche involontarie) sempre appiccicato addosso.

 

Per liberare le masse oppresse dall’ideologia moralista e devota che le sottoponeva a uno stillicidio quotidiano su tutti gli aspetti della vita, Gesù si vede costretto a rovesciare la gerarchia ‘dentro-fuori’ (v.11).

I leaders spirituali inculcavano l’idea che l'impurità provenisse dall’esterno, e fosse talmente incisiva da contaminare perfino le persone sante [anche per un semplice struscio - figuriamoci le masse destinate a un’esistenza ordinaria di privazioni].

Gesù invece ci fa sentire bene.

Egli inverte le virtù in campo, ben consapevole della potenza della Vita - e colloca il dibattito sul puro o impuro ad altro livello: di profondità, comportamento e relazione.

 

Ancora oggi la Fede ci trasmette equilibrio e fiducia piena nella marea provvidente della Grazia reale, la quale anche nel tempo della rinascita dalla crisi viene per riattivarci coi suoi inattesi impulsi - tutt’altro che approssimativamente religiosi o asettici.

Senza posa apre nuovi cammini, per farci realizzare e giungere a Dio. 

Padre Figlio Spirito ci emancipano da atteggiamenti corporativi e dallo stare sempre sulla difensiva; per restituirci autostima, gioia di vivere, e farci sentire come in un Focolare.

Insomma, l’insegnamento di Cristo è Buona Notizia proprio perché è l’esatto contrario di quello delle convenzioni installate.

Il suo obbiettivo è lasciarci vivere intensamente, con la percezione di essere Lui in noi stessi a guidare il timone. E farlo più sapientemente, invece che farci finire male - come in una medesima, solita fossa comune [v.14; dove sono fatte salve solo alcune posizioni artefatte di leadership e plagio - senza senso per noi].

 

 

Per una convivenza trasparente

 

Gesù e la mania di governare: il cieco e i resi ciechi

[rif. Lc 6,39-45)]

 

«Lasciateli! Sono ciechi guide. Ma se un cieco guida un cieco, entrambi cadranno in una fossa» (Mt 15,14).

 

«Quanto ha bisogno la nostra famiglia umana di imparare a vivere insieme in armonia e pace senza che dobbiamo essere tutti uguali!» (Papa Francesco FT n.100).

Per vivere in modo fraterno e sapiente non basta stare insieme in due, tre, dieci o più: potremmo essere come tanti ciechi che non sanno dimorare con se stessi.

In tal caso, la vita di relazione si fa esteriore e può diventare vuota - solo colma di giudizi: fiscale, ostinata e pedestre.

Allora sorge dentro il risentimento, per essere costretti in uno spazio maniacale che non ci corrisponde.

L’inevitabile malessere inizia a declinare se e quando proprio chi coordina la comitiva o la compagnia vive il suo esser vicino con estrema modestia, con senso dei suoi stessi confini.

La Via dello Spirito è infatti iniziativa-risposta vocazionale al bisogno di una Guida autentica.

I pastori autentici aiutano solo quando si mettono in discussione prima degli altri, quando non restano impigliati in un esercizio di vacuo indottrinamento e moralismo che esacerba gli animi, indispettisce.

Così l’Amico interiore che conduce infallibilmente le anime vuole sì riflettersi nei “maestri” - ma nella misura in cui essi c’introducono a incontrare noi stessi e la saggezza della Scrittura (più volentieri che a trastullarsi in propri ambiti megalomani).

Commentando il Tao xxix, il maestro Ho-shang Kung puntualizza (di chi vuol essere signore del mondo):

«Vuole governare le creature con l’azione. A mio parere non vi riuscirà, poiché la Via del Cielo e il cuore degli uomini sono chiari.

La Via del Cielo [Perfezione dell’armonia] detesta la confusione [riguardo la propria natura, spontaneamente espressa] e l’impurità [artifizio], il cuore umano detesta le troppe brame».

 

L’antico popolo eletto s’è ritrovato duro di cuore, smarrito e privo di orizzonte, perché malguidato da capi religiosi fiscali e terra terra.

La loro cecità ottenebrante e artificiosa è stata la rovina concreta del destino e della qualità di vita di tutta la nazione.

Gesù si rivolge agli apostoli affinché le sue assemblee d’ingenui, umili e disorientati non facciano la medesima fine - a motivo d’una mancanza di rettitudine proprio dei responsabili di comunità.

Questi ultimi - se inebriati da autocompiacimento - talora invece di umanizzare, promuovere e rallegrare l’esistenza della gente comune, volentieri la soffocano di minuzie e deviano verso nullaggini.

Il Signore non vuole assolutamente che gli animatori delle sue fraternità si permettano il lusso di farsi superiori agli altri e padroni della verità. La Verità evangelica non è qualcosa che si ha, ma che si fa.

 

Il Maestro non è colui che impartisce lezioni: accompagna gli allievi e vive con loro; non si limita alle maniere.

Non insegna materie varie, etichetta, manierismi, buona creanza: trasmette piuttosto la Persona viva e globale del Cristo - anche quella senza galateo - non spersonalizzando il discepolo.

Insomma, il Risorto non è solo un esempio da imitare, un modello che fa assumere impegni e minuzie, un fondatore d’istituto, d’ideologia mirata, o di religione (grammatica, dottrina, stile e disciplina).

In Gesù siamo chiamati a identificarci - non “a orecchio”, né copiando. La Fede stessa è relazione poliedrica.

Essa ci spinge a reinterpretare Cristo in modo inedito; ciascuno di noi in correlazione alla storia di vita, alle nuove situazioni, accadimenti, emergenze culturali, sensibilità, genio del tempo.

È l’esperienza diretta e personale del Padre come propugnata dal Figlio. Conquista che sconvolge le misure puerili, mondane o consuetudinarie.

Scaturigine e appropriazione che consente di coglierci temerariamente già redenti, per passare dalle tenebre alla luce senza condizioni né trafile martellanti.

 

Quella del Signore è Luce frutto d’Azione inedita e forte dello Spirito.

Intuizione dei segni e Virtù che vince il disorientamento d’ogni sviato, se prigioniero di opinioni, piccinerie, egoismo solitario e non.

Energia inattesa che tuttavia scende in campo anche grazie alle situazioni paludose cui sente di reagire; e si fa potenza rigenerante, vita inaspettata (dei salvati già qui e ora).

Cristo chiede un atteggiamento inventivo anche nel porgersi al fratello - senza schemi e codicilli preconcetti, asfissianti, morbosi o cerebrali; senza forse, solo per accogliere. 

Apertura quasi impossibile, se i ministri di comunità restano distratti o sono già tarati - quindi verso gli altri inutilmente rigidi.

In tal guisa essi resterebbero puntigliosi, più impazienti del Dio pagano che hanno ancora in corpo e in testa.

 

Tutti noi, gratuitamente risanati, siamo appunto stati chiamati per Nome: in modo speciale - e ad orientare i fratelli su opzioni fondamentali. Quali guide esperte dell’anima e della intensità di relazione.

Non comandanti e reggitori senza possibilità di ricambio: bensì pane, sostegno, alimento, segno luminoso del Signore, pungolo in favore della vita altrui.

I responsabili di chiesa devono essere particolarissimi punti di riferimento e cardini di comunione estrosa, rigenerante - dai quali traspare la persistenza e tolleranza d’una superiore forza di reciprocità.

L’occhio del fedele in Cristo rimane limpido e luminoso perché trova Amici geniali che lo introducono a confrontarsi e rispecchiarsi non con modelli esterni e indotti (da opinioni o propositi), ma con la Parola.

 

Condizionati dal bombardamento della “società dell’esterno” o da banali interessi di parte, la stessa guida spirituale può viceversa smarrire il discernimento creativo.

Così si riattacca all’uomo vecchio, legato a corte speranze; tanti piccini e trascurabili nonnulla - infine ridiventa «cieco».

Nel regno delle tenebre s’annoverano purtroppo non solo miopi, ipermetropi o astigmatici, ma soprattutto coloro che vedono “lontano” (come si dice) ma non le persone sotto gli occhi.

Più svelti e organizzati di altri, prendono in pugno la situazione.

A lungo le cose in loro compagnia sembrano piacevoli, ma non avendo radice profonda, infine proprio costoro rovinano il destino dei malfermi.

Allestiscono eventi o festival, invece di riqualificare da dentro, e intonare il canto autentico della vita completa, lieta per tutti.

 

Oltre i difetti di vista, attenzione anche alla «misura»: non siamo chiamati a diventare gentiluomini buonisti e impeccabili, né rinunciatari un pochino più avveduti e “concreti”.

Tutti questi sono già vecchi fallimenti, che non guardano in faccia il presente e non aprono futuro.

Abbiamo ricevuto in Dono la Missione di edificare il mondo nel Risorto, che sprigiona forza e scintilla divina: cieli e terra radicalmente nuovi, anche nelle nostre ricerche.

Figuriamoci soffermarsi sulle «pagliuzze».

Insomma, per grazia, guida, orientamento propulsivo e azione, l’Azione genuina della Provvidenza vitale ci allontana dal signoreggiare di antiche sovrastrutture [«travi» nell’occhio].

Con tale bagaglio personale ci si può anche fare accompagnatori di un’umanità non più alienata, bensì messa in grado di respirare oltre i soliti fervorini… che incitano bazzecole.

Malgrado i difetti, guidati e benedetti dal Maestro grande e dalla sua Parola nello Spirito, sarà il nostro desiderio di pienezza di vita ampia e completa, a non farci perdere di vista la nostra sacra Unicità nel mondo.

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".