«Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Dio: perché non con misura egli dà lo Spirito» (Gv 3,34)
I versetti del brano odierno sottolineano l’identikit di chi viene dal Cielo e parla di ciò che ha visto e udito.
Il Figlio è amato dal Padre, che gli ha dato in mano ogni cosa e tutto sottopone a Lui.
L’infinito amore di Dio Padre per Gesù, suo Figlio, è evidenziato bene da questo brano del Vangelo stampato nel cuore dell’Araldo di Cristo.
Francesco celebrava mirabilmente tutto questo quando nella sua composizione "Il Cantico di frate sole" esordisce:
«Altissimu, onnipotente, bon Signore,
Tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione» (FF 263).
Inoltre, quale figlio prediletto del Padre, anche lui riceveva abbondanza di Spirito Santo, predisponendosi alla santa operazione nella preghiera.
Le Fonti fanno riflettere in merito.
"Nell’orazione aveva imparato che la bramata presenza dello Spirito Santo si offre a quanti lo invocano con tanta maggior familiarità quanto più lontani li trova dal frastuono dei mondani.
Per questo cercava luoghi solitari, si recava nella solitudine e nelle chiese abbandonate a pregare, di notte.
Là dovette subire, spesso, gli spaventosi assalti dei demoni che venivano fisicamente a conflitto con lui, nello sforzo di stornarlo dall’applicarsi in preghiera.
Ma egli, munito delle armi celesti, si faceva tanto più forte nella virtù e tanto più fervente nella preghiera, quanto più violento era l’assalto dei nemici.
Diceva confidenzialmente a Cristo:
«All’ombra delle tue ali proteggimi dai malvagi che tramano la mia rovina»" (FF 1179).
Ancora le Fonti documentano:
"L’uomo di Dio, restandosene tutto solo e in pace, riempiva i boschi di gemiti, cospargeva la terra di lacrime, si percuoteva il petto e, quasi avesse trovato un più intimo santuario, discorreva col suo Signore.
Là rispondeva al Giudice, là supplicava il Padre, là dialogava con l’Amico" (FF 1180).
Gli stessi suoi frati si resero conto che il Povero assisano riceveva lo Spirito senza misura. Infatti nella Leggenda maggiore:
"Quando il Santo ritornò dai frati, incominciò a scrutare e a svelare i segreti delle loro coscienze, a rassicurarli sul significato di quella visione mirabile, e fece molte predizioni sul futuro sviluppo dell’Ordine.
E siccome faceva moltissime rivelazioni, che trascendevano le capacità dell’intelletto umano, i frati dovettero riconoscere che lo Spirito del Signore si era posato in tutta la sua pienezza sopra il suo servo Francesco: perciò la cosa più sicura per loro era seguire la sua dottrina e la sua vita" (FF 1071).
Il Minimo divenne l’Araldo della Parola.
Egli pronunciava le parole di Dio, infiammando le coscienze a seguire Cristo Gesù. E sull’esempio trasparente di lui, basandosi non sulla sapienza umana ma su quella donata dall’alto.
Giovedì della 2.a sett. di Pasqua (Gv 3,31-36)