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Lug 8, 2026 Scritto da 
Aforisma

In mezzo a lupi, e difesi dallo Spirito

Gesù pone i suoi inviati in missione dinanzi alla cruda realtà:

«Ecco io vi mando come pecore in mezzo a lupi» (Mt 10,16).

Al tempo stesso, li invita a fidarsi dello Spirito che parlerà in loro, quando saranno accusati e perseguitati.

Francesco, che aveva buona memoria, portava con sé queste raccomandazioni fatte da Cristo ai suoi discepoli. 

In Assisi era stimato pazzo.

Conosciuto Cristo, il Poverello ben sapeva che seguirne le orme avrebbe provocato insulti e comportato persecuzioni, a partire dai suoi familiari.

Infatti gli assisani e suo padre astuto mercante, non sopportavano il suo radicale cambiamento, e lo stimavano un folle.

Ma Francesco, Araldo di Cristo, non si lasciava intimorire - guidato dalla Sapienza divina, che a quanti l’accolgono suggerisce ogni risposta adeguata al momento.

Le Fonti francescane, luogo di speciale impegno evangelico, narrano:

“Un giorno, infuocato di entusiasmo, il Santo lasciò la caverna e si mise in cammino verso Assisi, vivace, lesto e gaio.

Armato di fiducia in Cristo e acceso di amore celeste, rinfacciava a se stesso la codardia e la vana trepidazione, e con audacia decise di esporsi alle mani e ai colpi dei persecutori.

Al primo vederlo, quelli che lo conoscevano com’era prima, presero a insultarlo, gridando ch’era un pazzo e un insensato, gettandogli fango e sassi.

Vedendolo così mutato, sfinito dalle penitenze, attribuivano ad esaurimento e demenza il suo cambiamento.

Ma il cavaliere di Cristo passava in mezzo a quella tempesta senza farci caso, non lasciandosi colpire e agitare dalle ingiurie, rendendo invece grazie a Dio.

Si diffuse per le piazze e le vie della città la notizia di quanto succedeva, finché venne agli orecchi del padre.

Sentito come lo maltrattavano, egli uscì immediatamente a prenderlo, con l’intenzione non di liberarlo, ma di finirla.

Fuori di sé, gli si avventò contro come un lupo sulla pecora, e fissandolo con occhio torvo e con la faccia contratta dal furore, lo afferrò e trascinò fino a casa.

Qui lo rinchiuse in un bugigattolo oscuro per più giorni, facendo di tutto, a parole e a botte, per ricondurlo alla vanità mondana” (FF 1417).

Ma “Francesco non si lasciò smuovere né dalle parole, né dalle catene, né dalle percosse. Sopportava tutto con pazienza, diventando anzi più agile e forte nel seguire il suo ideale” (FF 1418).

Dice il Celano, nella Vita prima:

"Il cristiano, infatti, che ha ricevuto il comando di rallegrarsi nelle tribolazioni, neppure sotto i flagelli e le catene può abbandonare la sua linea di condotta e di spirito e lasciarsi sviare dal gregge di Cristo.

Non lo intimorisce il diluviare di molte acque, lui, che in ogni angustia ha per rifugio il Figlio di Dio, il quale, perché non riteniamo troppo pesante il giogo delle nostre sofferenze, ci mostra quanto sono assai più grandi quelle che egli ha sopportato per noi" (FF 340).

 

«Sarete odiati da tutti a causa del mio nome» (Mt 10,22).

 

 

Venerdì della 14.a sett. T.O.  (Mt 10,16-23)

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Teresa Girolami

Teresa Girolami è laureata in Materie letterarie e Teologia. Ha pubblicato vari testi, fra cui: "Pellegrinaggio del cuore" (Ed. Piemme); "I Fiammiferi di Maria - La Madre di Dio in prosa e poesia"; "Tenerezza Scalza - Natura di donna"; co-autrice di "Dialogo e Solstizio".

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