Gesù mette in guardia dagli scribi cultori dell’esteriorità.
Egli guarda alla piccola offerta della vedova gettata nel tesoro comune, inducendo un’acuta riflessione.
Nelle Fonti francescane troviamo vari episodi del Poverello che illustrano la linfa vitale del suo cammino.
Francesco collaborava all’opera creatrice di Dio facendosi alimento vitale per i poveri e malfermi e così incitava a fare ai suoi frati.
Raccontano le Fonti:
“Un giorno venne un mendicante alla chiesa di Santa Maria della Porziuncola, presso la quale i frati dimoravano, e chiedeva l’elemosina.
Vi era conservato un mantello, appartenuto ad uno di loro quando stava ancora nel mondo.
Francesco disse a questi di consegnarlo al poverello, ed egli immediatamente e con gioia lo diede.
E subito, in premio della fede e bontà dimostrate con quel gesto, a quel fratello parve che l’elemosina fosse salita in cielo: e si sentì pervaso d’indicibile gaudio.
[…] Erano felici nel Signore, sempre, non avendo dentro di sé o tra di loro nulla che potesse in qualche modo contristarli” (FF 1451; 1454).
La stessa Chiara d’Assisi, in una stupenda lettera ad una sua figlia spirituale (Agnese di Boemia) scriveva:
«O Povertà beata! A chi t’ama e t’abbraccia procuri ricchezze eterne.
O Povertà Santa! A quanti ti possiedono e desiderano, Dio promette il Regno dei cieli, ed offre in modo infallibile eterna Gloria e vita beata.
O Povertà pia! Te il Signore Gesù Cristo si degnò abbracciare a preferenza di ogni altra cosa»
(FF 2864).
«In verità io vi dico che questa vedova povera ha gettato più di tutti quelli che hanno gettato nel tesoro» (Mc 12,43)
Sabato 9.a sett. T.O. (Mc 12,38-44)