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Ott 10, 2026 Scritto da 
Commento breve

Restituire a Dio l’immagine dell’umanità vera

Quale Sigla?

(Mt 22,15-21)

 

Dopo la cacciata dei venditori dal Tempio, l’obiezione sull’autorità  e le parabole dei due figli, dei vignaioli omicidi, del banchetto rifiutato [riferite tutte all’élite], ecco un altro scontro fra Gesù e i leaders politici e religiosi - questi ultimi piazzati dietro le quinte.

 

Gesù [presente nei suoi intimi] smantella sistematicamente le trappole allestite dalle autorità e dai soliti esperti.

Con sperimentata doppiezza, essi si accostano a Lui cercando di accarezzarne l’amor proprio [v.16: situazioni che capitano spesso anche ai testimoni critici].

L’interesse dei furbi si scontra però con l'attenzione del Cristo, tutto proteso al bene reale delle persone e al rispetto dell’intelligenza delle cose - non alla smania di approvazioni o all’opportunismo.

Proprio nel Tempio (Mt 21,23) - l’eminente Dimora del Dio unico Signore - questi gendarmi provocano il nuovo Rabbi sul pagamento delle tasse ai romani (22,17).

Sappiamo cosa c’era in ballo: l’accusa di non essere un profeta secondo il Diritto divino, o [viceversa] quella di collaborazionismo con gli occupanti.

Il Maestro non si lascia ingannare dall’ostentazione di vicinanza al Dio d’Israele - falsa perché cercata all’esterno - e li gioca facilmente.

Nel Tempio di Gerusalemme era vietato portare monete romane, che raffiguravano profili e insegne imperiali, contrarie al Comandamento ‘Non ti farai immagine alcuna’.

Egli però le chiede, perché effettivamente non ne aveva.

Ma proprio i santi paludati gliene porgono una... La scena rasenta il ridicolo.

Traendo la moneta vietata dal sacchetto celato sotto il mantello, proprio i dirigenti palesano il loro vero Dio: l’interesse [ben nascosto sotto maniere devotissime e ostentate, che fanno solo da paravento].

Cristo invita a non lasciarci lusingare dalla doppiezza esibizionista delle “insegne”: quel che conta è non ingannare la gente usando forme pie come maschera da teatranti [v.18 testo greco].

I fanatici à la page o della purezza vivono solo l’angolo epidermico; e ad esso si affidano: non di rado nascondono bene le medesime passioni materiali che disdegnano.

Con Cristo non funziona.

È un elemento primario della testimonianza di Fede reale - non quella sbandierata.

Non sciorinare dissimulazioni e intrighi materiali è cruciale. Lo è anche nelle situazioni difficili, instabili, o seducenti.

Ciascuno è chiamato a «restituire» al suo vero Signore l’«immagine e somiglianza» indelebile che vi è stata incisa.

Dunque la moneta venga «data indietro» al suo ‘padrone’. Ciò resta essenziale per realizzarsi completamente, e fiorire.

La donna e l’uomo - creature in cui è impressa l’«immagine e somiglianza» di Dio - «rendano» se stessi in autenticità, al Creatore (v.21) che dimora nella loro essenza di persone.

 

Dov’è insomma che l’uomo dominante ha posto la propria sigla? Sul denaro.

Quest’ultimo ne rispecchia perfettamente l’icona.

Pertanto, se vuoi sapere chi è l’imperatore e cosa è l’esercizio del potere, guarda la moneta.

Se invece vuoi conoscere Dio, la sua gloria, il suo umanizzante e schietto prestigio, guarda la donna e l’uomo autentici.

L'umanità è siglata da ben altra appartenenza intima e naturale, che quelle di comodo.

 

 

[29.a Domenica T.O. (anno A), 18 ottobre 2026]

129 Ultima modifica il Sabato, 17 Ottobre 2026 14:49
don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".