Stampa questa pagina
Gen 4, 2026 Scritto da 
Commento breve

L’orientamento di Conversione in avanti

Pescatori: non all’indietro, e neppure alla moda

(Mc 1,14-20)

 

Il Regno è vicino se grazie al nostro coinvolgimento Dio viene sulla terra e la Felicità bussa alla porta, indirizzandoci a qualcosa di profondamente nuovo.

Non è la chiamata del capo, ma l’invito dell’Amico, che vive in prima persona ciò che annuncia, esponendosi.

La sua «Lieta Notizia» (v.15) rivela un volto divino opposto a quello predicato dalle guide ufficiali: il Padre non assorbe le nostre energie, ma le dona in pienezza e gratis.

«Convertitevi e credete nel Vangelo» è infatti una endiadi: i due termini coordinati «convertitevi e credete» esprimono un medesimo significato. Ma non in senso separatista o dottrinale.

Il Battista pretendeva ‘preparare’ la Venuta del Messia; Gesù proclama il Regno già presente, quindi semplicemente da ‘accogliere’, per vivere appieno.

L’invito alla Conversione significa appunto: «Girate la scala di valori!».

C’è una libertà da riconquistare, ma la scena è rapida, perché il giovane Maestro insegna con la vita.

Ad Abramo Dio dice «Va’ nella terra che ti indicherò». Gesù non dice «Andate», bensì «Venite».

Abramo è solo un inviato; il discepolo di Cristo in cammino ripropone una Persona, tutta la sua vicenda.

Si interessa alla vita reale: non propugna il ritorno al culto che avrebbe dovuto rabberciare la pratica antica.

 

«Pescatori di uomini»: il senso dell’espressione è più chiaro in Lc 5,10 [testo greco].

La nostra missione è ‘sollevare alla vita’ coloro che non respirano più, soffocano, avvolti da onde impetuose [forze della negatività].

Vero compito è tirarli fuori dall’ambito inquinato dove si vive in modo disumanizzante. Collocare in un’acqua trasparente, con valori che non sono più quelli della società ripiegata e corrotta - habitat di blocchi ossessivi, utile solo a forti e astuti.

Fondamentale è abbandonare le «reti» (v.18): ciò che avviluppa, impedisce, arresta. Anche la «barca» (v.20), ossia il modo di gestire il lavoro.

Persino il «padre» (v.20): la tradizione imposta che offusca la Luce nuova.

Tutte “maglie da spezzare. Infatti deve iniziare lontano dalla regione osservante e dalla città santa [Giudea, Gerusalemme].

Significa un nuovo approccio.

Per dare questi inauditi impulsi Gesù non sceglie ambienti sacrali, né designa qualcuno col titolo che spetta a Lui solo: «Pastore».

Sa bene che abbiamo bisogno di attenzione, non di capi, insegnanti, direttori del “gregge”.

La tematica è appunto in chiave di Esodo: chiara l’allusione al «mare» [in realtà un lago].

 

La «Conversione» ‘in avanti’ che propone non riguarda il ritorno devoto al Tempio, ma un cambio di mentalità e orientamento.

E «Regno di Dio» non allude a un mondo “nei” Cieli: non si parla di aldilà, ma di ambiti in cui si vivono le Beatitudini.

Nessuna sottomissione delle coscienze: Orientamento senza i castighi della religione che mortifica.

Rotta in avanti’ senza più i retroscena: ogni traiettoria è personale. E la moda non c’entra.

Itinerario che trascina ogni anima in esplorazione e azione uniche, verso un ideale totale.

 

 

[Lunedì 1.a sett. T.O.  12 gennaio 2026]

86
don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".