Cristo è salito sulla croce come un Re singolare: come l’eterno testimone della verità. “Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità” (Gv 18,37). Questa testimonianza è la misura delle nostre opere. La misura della vita. La verità per la quale Cristo ha dato la vita – che ha confermato con la risurrezione – è la fondamentale sorgente della dignità dell’uomo. Il regno di Cristo si manifesta, come insegna il Concilio, nella “regalità” dell’uomo. Bisogna che noi sappiamo, in questa luce, partecipare a ogni sfera della vita contemporanea e formarla. Non mancano infatti, nei nostri tempi, le proposte indirizzate all’uomo, non mancano i programmi che si invocano per il suo bene. Sappiamo rileggerli nella dimensione della piena verità sull’uomo, della verità confermata con le parole e con la croce di Cristo!
Sappiamo discernerli bene! Quel che dichiarano si esprime con la misura della vera dignità dell’uomo? La libertà che proclamano serve la regalità dell’essere creato a immagine di Dio, oppure al contrario prepara la privazione o costrizione di essa? Per esempio: servono la vera libertà dell’uomo o esprimono la sua dignità l’infedeltà coniugale, anche se sanzionata dal divorzio, o la mancanza di responsabilità per la vita concepita, anche se la tecnica moderna insegna come sbarazzarsi di essa? Certamente tutto il permissivismo morale non si basa sulla dignità dell’uomo e non educa l’uomo ad essa.
[Papa Giovanni Paolo II, 25 novembre 1979]