(Mc 5,1-20)
In tutte le religioni l’uomo è invitato a legarsi al beneplacito divino per ricevere luce e forza, sottomettendosi alla sua autorità.
Il dilemma delle assemblee romane di Mc - qui riflesso - è se chiudersi o viceversa aprire il circuito del sacro.
E se personalizzare, o indietreggiare e ripetere.
Il brano associa le icone del mare, del cimitero, dell’indemoniato che vaga, e delle soldatesche imperiali.
L’ottica è quella della nostra purificazione battesimale in Cristo, la quale affoga impurità e germi di morte.
Nella letteratura semitica l’immagine del «mare» allude alle forze disordinate, senza meta e non conformi al progetto di Dio sull’uomo.
Potenze che generano caos nella nostra esistenza.
«Cimitero» è l’amaro panorama di un mondo che smarrisce il fondamento del suo essere e divenire.
Circolo assiduamente costretto a tentoni… per risolvere problemi e non perdere definitivamente l’onda vitale.
Il «porco» è figura di quel genere d’irrimediabile contaminazione [simbolo del paganesimo] che impediva all’essere umano il rapporto con Dio - e sentirne l’accoglienza.
«Legione» è nome d’ogni potere (qui religioso, politico e militare) che soffocava gli aneliti alla felicità, producendo smarrimento, emarginazione, divisione interiore.
Milieu e fattore determinante di processi che peggioravano le stesse indigenze congenite.
L’ideologia imperiale era minacciosa e distruttrice. Faceva leva sulle paure della gente, al fine di sottomettere le coscienze.
Questa la situazione delle persone - sgretolate dentro - prima dell’arrivo di Gesù.
Le legioni poi manipolavano in modo ideologico le credenze popolari relative ai demoni - per frantumare le personalità singolari, e accentuare l’arrendevolezza delle masse già oppresse.
Viceversa, nell’esperienza della vittoria della vita sulla morte, le prime comunità cristiane sperimentavano respiro di Fede e il tornare in sé - come una terapia dell’anima.
Vivevano una sorta di sproporzione e autocontrollo, malgrado le sconfitte nella predicazione.
L’antica assemblea che un tempo aveva orrore delle contaminazioni iniziava ad aprire le porte del ghetto purista, rendendo tutti partecipi.
La chiesa si distaccava dalle credenze comuni nella capitale dell’impero, le quali trasmettevano competizioni perverse, e ai deboli un senso di mortificante soggezione - mancanza di autonomia e coscienza.
Certo, i primi annunciatori si rendevano subito conto che il nuovo senso di libertà produceva un duplice sentimento: non sempre l’uomo oppresso vuol essere liberato dalle sue alienazioni e tormenti.
Gesù affascina e costerna. Fa precipitare i legami inconsistenti, e gli idoli comuni.
Il suo Messaggio è decisivo e benefico. Ma obbliga a sconvolgere abitudini, finalità, e ogni chiusura.
Per interiorizzare e vivere il messaggio:
Da quale potere alienante ti ha salvato la Fede in Cristo?
Quale esemplarità stupefacente ti appartiene?
[Lunedì 4.a sett. T.O. 3 febbraio 2025]