Concezione legalista e durezza di cuore
(Mc 10,1-12)
La polemica coi fanatici del diritto mette in rilievo la necessità di una nuova comunità messianica, che superi la concezione morale esclusivamente legalista.
Il tema scelto dai farisei si prestava a mettere Gesù in difficoltà sull’ideale dell’amore.
Il diritto matrimoniale imponeva alla moglie di farsi proprietà del marito.
Quindi in ogni caso il divorzio ridondava a sfavore della donna, sempre vista come essere inferiore.
Nella società del tempo, dominio maschilista ed emarginazione dei deboli erano situazioni assodate.
A tutela della libertà proprio della donna (Dt 24,1-4) la legge imponeva che il marito stufo [anche per una sciocchezza o capriccio] scrivesse comunque una “lettera” di divorzio che la sancisse libera.
A differenza della società romana, la moglie non aveva il medesimo diritto: una piaga sociale, che ne oscurava la dignità.
In pratica era come un oggetto, e schiava anche in casa propria.
Ma nel creare l’essere umano, non era questo l’intento del Creatore. Così Gesù toglie i privilegi - anche domestici - chiedendo massima uguaglianza di diritti e doveri.
Sapeva che gli stessi apostoli preferivano non sposarsi che rinunciare all’esclusiva del comando (Mt 19,10: «Se la situazione dell’uomo con la donna è così, non conviene sposarsi»).
Il Maestro non consente il dominio del forte sul debole, pertanto l’uomo deve perdere l’egemonia sulla donna.
La legge nuova è l'amore, e l'amore non consente possessi, sfruttamenti affettivi, catene fisse di comando.
Sia matrimonio che celibato sono scelte che riconoscono il valore della Persona.
Opzioni da stupore a motivo del Regno di Dio - non a servizio di alcun compromesso, supremazie, o altri interessi che accampino pretese.
Il progetto divino sull'umanità è trasparente, ampio e generoso. La stessa unione matrimoniale è chiamata a esprimere la mèta di una Pienezza.
Il più forte non acquista il più debole in proprietà, ma entrambi si arricchiscono a vicenda - con lealtà e anche nelle divergenze, colte come punte avanzate di una proposta di crescita e dilatazione.
Cristo pretende una nuova impostazione dell’etica. Ciò al di là delle regolamentazioni, che cercano di adattare all’ordine.
Quindi l’insegnamento del Signore fa qui appello all’Atto creativo divino che nella natura di persona ha inciso una capacità di dono e crescita - e non può essere regolato da clausole di contratto, né sottomesso a condizionamenti e soggezioni.
Il passo della Fede costruisce persone e comunità, completandole senza troppe accelerazioni, o restrizioni d’imperio. Per un Amore che senza posa ci origina.
La Famiglia diventa così una ‘piccola Chiesa domestica’ perché insieme autonoma e comprensiva; senza più nomenclature, compromessi, maschere, bavagli o camicie di forza.
Allora la complementarietà vissuta in modo autentico - senza esteriorità - può andare oltre le casistiche degli ordinamenti.
In tal guisa essa ha buoni esiti personali e sociali, evocando la stessa Presenza di Dio nel mondo.
[Venerdì 7.a sett. T.O. 28 febbraio 2025]