«Si mise a lodare Dio e parlava del Bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme» (Lc 2,38).
Francesco d’Assisi considerava il s. Natale la festa delle feste. Da lì, infatti, era partita la parabola salvifica di un Padre misericordioso che volle “srotolare come un sacco” la sua divinità e umanità attraverso il Dono del Figlio.
Per questo lodava infinitamente Dio e parlava del Bambino e della salvezza da Lui portata a tutti gli uomini in ogni occasione, opportuna e non opportuna.
La profondità del suo spirito profetico, ricevuto per Grazia, lo rendeva capace di andare oltre l’immediato con raffinato fiuto interiore.
Nel tesoro delle Fonti troviamo passaggi particolarmente significativi:
“L’uomo di Dio stava davanti alla mangiatoia, ricolmo di pietà, cosparso di lacrime, traboccante di gioia.
Il santo sacrificio viene celebrato sopra la mangiatoia e Francesco, levìta di Cristo, canta il santo Vangelo.
Predica al popolo e parla della nascita del re povero e, nel nominarlo, lo chiama, per tenerezza d’amore, il «Bimbo di Bethlehem».
Un cavaliere virtuoso e sincero che aveva lasciato la milizia scolaresca e si era legato di grande familiarità all’uomo di Dio, il signor Giovanni di Greccio, affermò di aver veduto, dentro la mangiatoia, un bellissimo fanciullino addormentato, che il beato Francesco, stringendolo con ambedue le braccia, sembrava destare dal sonno.
Questa visione del devoto cavaliere è resa credibile dalla santità del testimone, ma viene comprovata anche dalla verità che essa indica e confermata dai miracoli da cui fu accompagnata.
Infatti l’esempio di Francesco, riproposto al mondo, ha ottenuto l’effetto di ridestare la fede di Cristo nei cuori intorpiditi; e il fieno della mangiatoia, conservato dalla gente, aveva il potere di risanare le bestie ammalate e di scacciare varie altre malattie.
Così Dio glorifica in tutto il suo servo e mostra l’efficacia della santa orazione con l’eloquenza probante dei miracoli” (FF 1186).
E la stessa Chiara, prima pianta del Serafico padre, nel suo stupendo Testamento, mentre affida tutte le sue figlie presenti e future alla custodia del signor Cardinale, così si esprime:
«Per amore di quel Signore, che povero alla sua nascita fu posto in una greppia, povero visse sulla terra e nudo rimase sulla croce, abbia cura di fare osservare a questo suo piccolo gregge - questo che L’Altissimo Padre, per mezzo della parola e dell’esempio del beato padre nostro Francesco, generò nella sua santa Chiesa proprio per imitare la povertà e l’umiltà del suo diletto Figlio e della sua gloriosa Madre Vergine […]» (FF 2841).
Francesco e Chiara d’Assisi: due stelle del firmamento che illuminano il Mistero salvifico di un Dio fatto carne, venuto a donarsi ad ogni persona e realtà che reclama salvezza.
30 dicembre - sesto giorno fra l’Ottava di Natale (Lc 2,36-40)